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Lazio straripante all’Olimpico! Ancora una volta vince il diktat di Inzaghi: testa, gambe e tanto cuore

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Sono ben dieci i gol messi a segno all’Olimpico. Termina, infatti, 7-3 il match tra Lazio e Sampdoria valido per la trentacinquesima giornata di campionato.

Gli uomini di Inzaghi scendono in campo con l’atteggiamento giusto e dopo soli tre minuti di gioco trovano il gol del vantaggio con il gioiellino di Keita che a tu per tu con Puggioni non sbagllia. La Lazio impone il proprio gioco aggressivo e offensivo creando non pochi problemi alla retroguardia  blucerchiata. La Samp trova coraggio e al 17′ tenta la via del gol prima con Schick poi con Torreira ma Strakosha per l’ennesima volta dà prova delle sue capacità e respinge perfettamente entrambe le conclusioni. Trascorre solo un minuto e Keita subisce un fallo evidente in area ad opera di Skriniar, che viene poi espulso da Mazzoleni dopo aver assegnato il penalty ai padroni di casa. Non ci sono regole rigide in casa Lazio in merito ai rigoristi, sul dischetto va Immobile ed è 2-0. La Samp, nonostante la netta supremazia in campo dei biancocelesti, accorcia le distanze al 32′ con Linetty che viene lasciato tutto solo in area e centra lo specchio della porta. Non c’è pace, tuttavia, all’Olimpico e al 36′ Hoedt si improvvisa attaccante e con il petto sigla il 3-1, fondamentale ai fini del risultato. Gara a senso unico e dopo un minuto Lulic viene travolto in area Regini e il giudice di gara assegna il secondo calcio di rigore alla banda di Inzaghi. E’ il turno di Anderson che non sbaglia dagli undici metri: sul tabellone è 4-1.  Lazio straripante all’Olimpico: sul finire del primo tempo va a segno anche Stefan De Vrij che con un bel piattone firma il 5-1. 

Nella ripresa Inzaghi cambia le carte in tavola e inserisce Patric e Murgia rispettivamente al posto di De Vrij e Milinkovic-Savic. Siamo al 63′.  Lulic corona la sua ottima prestazione con il colpo di testa vincente che va a firmare il 6-1. Entra un altro baby laziale: Lombardi al posto di Lucas Biglia che lascia la fascia da capitano al numero 19 biancoceleste. Non ci si può distrarre un attimo all’Olimpico: al 71′ Immobile sigla la doppietta personale dopo un bello scambio in area con il compagno di reparto Keita. Nonostante tutto i blucerchiati non perdono la tenacia e continuano a crederci con Quagliarella che al 72′ va a segno dopo una bella dormita di Wallace. Sul finire della gara il centrale brasiliano atterra in area Torreira e il giudice di gara assegna il penalty che va poi a trasformare Quagliarella. Sul triplice fischio la gara termina sul risultato di 7-3.

 


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Il Messaggero | Com’è cambiata la Lazio di Sarri

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Ricordate il primo Maurizio Sarri show? Tornate indietro di 13 mesi, proprio a Lazio-Spezia, prima panchina del nuovo tecnico biancoceleste all’Olimpico. Fiera del gol, il 28 agosto 2021, finì con un rocambolesco 6-1. Spregiudicata, la creatura originaria di Maurizio sembrava talmente sicura di sé da concedere all’avversario persino il lusso di una rete di vantaggio. Come la settimana prima a Empoli, all’esordio. L’approccio era quasi Zemaniano, la fase difensiva ancorata al vecchio 3-5-2 di Simone Inzaghi, l’equilibrio fra i reparti un miraggio. I tifosi però non chiedevano altro che gioco, erano abbagliati dalla bellezza di quella Lazio. Pagata però troppe volte (vedi Bologna, Verona e non solo) a caro prezzo, nel girone d’andata del campionato passato. Il baricentro così alto e gli attacchi con la difesa oltre il centrocampo non reggevano. Sarri pian piano è tornato indietro, così è ricominciata la scalata sino al quinto posto. Dalla fine del girone di Europa League, in 21 giornate, la Lazio è riuscita a tenere un ritmo da Champions, con una media punti di 1,86, 2,05 gol fatti e 1,24 subiti a incontro.

Fraioli

LA METAMORFOSI – Nel mezzo del cammino, è iniziato un nuovo percorso. Un giocattolo perfezionato poi con il mercato estivo. Adesso Sarri considera molto di più il turnover, ha utilizzato 20 giocatori in questo primo scorcio. Così in sette giornate di Serie A, la media punti (2 esatti) e quella dei gol subiti (0,71) fanno capire davvero il cambiamento e il salto. Sarri in un anno ha trasformato la Lazio, ha plasmato il materiale in suo possesso: «Non posso ricreare il Napoli con una squadra che ha altre caratteristiche e non ha quel palleggio». Allora si riparte da dietro: l’attuale seconda miglior difesa della serie A ha subito sette gol in meno (5) con un baricentro nettamente più basso e guardingo; nei primi 30’ la porta di Provedel è rimasta inviolata perché c’è solidità in mezzo e maggiore concentrazione dal fischio d’inizio. Il possesso palla ha una media di 27’14’’ a incontro: in quel Lazio-Spezia del 28 agosto era schizzato addirittura al 55’8’’, il doppio. Se il tiki-taka diventa sterile però non ha alcun senso. Ecco altre vie per arrivare al risultato, senza cadere negli sbagli del passato: il 4-0 dello Zini è un esempio, nonostante i 18 tiri subiti, 10 nello specchio. I biancocelesti ora sanno soffrire e versare lo champagne a piccole dosi, al momento giusto: hanno realizzato sì due gol in meno (13 a 15) e, più in generale, vantanouna media di 1,86 reti, più bassa rispetto all’anno scorso. Ma la potenza dell’attacco è nulla senza il controllo. Felipe Anderson e Zaccagni segnano meno (3 reti in due), ma si sacrificano molto di più, fanno avanti e indietro.

LE ARMI – E pensare che, dopo la batosta di Herning, in tanti avevano già rinviato Sarri a processo. C’è ancora chi lo accusa di non aver mai più rivisto il suo calcio. Forse c’è un errore di fondo, forse Maurizio non è poi così integralista come le leggende tramandano. Al Chelsea e alla Juve ha vinto con un calcio più concreto. Alla Lazio sta facendo lo stesso, esaltando anche la sua coppia d’oro: il lancio di Provedel (40 passaggi a partita) è quasi dovuto, quando hai Milinkovic padrone in terra e in cielo e, in profondità, il cecchino Ciro. I numeri del tandem dallo sbarco di Sarri fanno spavento: 50 gol e 25 assist insieme (13 e 17 il serbo, 37 e 8 il bomberazzurro) in poco più di un anno. Solo il 28 agosto una tripletta contro lo Spezia per Immobile, stavolta in dubbio. Sergej – insieme a Marusic squalificato col Montenegro – è invece tornato in anticipo ieri a Formello. Meno male perché il serbo è sì l’assistman indiscusso del campionato, ma anche quello che ha già percorso 11,691 chilometri, più di chiunque altro alla Lazio. La scorsa settimana, Sarri ha rimesso a lucido Pedro, che ha giocato una sola gara ancora dal 1’, ma ha trovato 4 gol da subentrato. Anche Luis Alberto dalla panchina (3 degli ultimi 5 timbri) sta diventando un valore aggiunto. In realtà, quando i ritmi siabbassano e c’è spazio, il Mago è sempre un autentico fenomeno. La novità di Sarri in quest’avvio è aver fatto digerire allo spagnolo questo ruolo precario, al momento senza nuovi litigi nello spogliatoio. Luis Alberto parte titolare solo se l’avversario lo consente, altrimenti tocca a Vecino. L’uruguagio stavolta potrebbe patire le fatiche nazionali e il lungo viaggio. Il Mago è rientrato, fiuta una maglia con lo Spezia contro cui realizzò tre assist (angolo compreso) e un centro in versione grande Torero. Domenica la corrida si sposta da Siviglia all’Olimpico a pranzo. Erano in 20mila alla prima di Sarri il 28 agosto 2021, stavolta – complici i 26193 abbonati più 5600 biglietti già venduti – saranno quasi il doppio. Ironia del destino, il tecnico è squalificato, ci sarà il vice Martuscello in panchina al suo posto. Anche questo è cambiato: Maurizio farà parte del pubblico nello show. Il Messaggero\Albero Abbate

 


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