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Personalità, gol e…Inzaghi. La Lazio ha un 12° titolare e l’oro in casa: Alessandro Murgia

jacoposimonelli@yahoo.it'

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Fisico da ragazzo, testa da adulto. Se l’unica novità dello strano pomeriggio del Franchi si chiama Luis Alberto, vuol dire che l’altro protagonista passa in secondo piano perché ormai è diventato una certezza. Lui si chiama Alessandro Murgia e da oggi può dire con sicurezza e orgoglio di essere finalmente il vice Biglia che si cercava da anni. Sì, perché questo classe ’96 si è preso le chiavi della Lazio in poco tempo. Per noi comuni mortali è una sorpresa, per Inzaghi no. Simone conosce infatti Alessandro da anni, lo ha cresciuto come un secondo padre nella Primavera biancoceleste. Non ha quindi avuto dubbi a portarlo con sé in prima squadra quest’estate. Ah, Murgia aveva anche convinto il filosofo Bielsa. Giusto per dire…

INTUIZIONE – Lo si è capito fin da Auronzo di Cadore, quando veniva già provato nelle vesti di Biglia. Una cosa strana, per i più esperti: perché Murgia nasce trequartista, in Primavera giocava lì. Inzaghi senza paura ha deciso di arretrarlo, con successo. Da settembre a maggio è stata una scalata continua. Prima il debutto in A contro il Pescara, poi la prima rete nella massima serie a Torino. Ma il vero banco di prova superato risale a gennaio, quando Murgia gioca per la prima volta da titolare. In una partita inutile? In uno stadio con pochi spettatori? Riprovare, prego. Lo fa in un quarto di finale di Coppa Italia contro l’Inter a San Siro, gara secca. Una prova di personalità, senza nessun tipo di paura, nonostante l’età. Se la Lazio mercoledì affronterà la Juventus nell’ultimo atto del torneo, un po’di merito lo ha anche questo ragazzo.

FUTURO – La sua gestione è stata perfetta: Inzaghi lo ha inserito con prudenza, per evitare di bruciarlo. Ed è stato ripagato. Il suo pupillo ha sempre risposto presente, non lo ha mai tradito, neanche quando ha dovuto sostituire l’acciaccato Biglia nel derby di ritorno di Coppa Italia. Murgia inoltre sta anche dimostrando di avere una certa confidenza con il gol: finora sono 2, entrambi di testa. Il sopracitato a Torino arrivò con uno stacco imperioso, quello di Firenze con una meraviglioso e beffardo pallonetto. Il futuro è suo, poco da dire. La certezza è piacevolmente netta, in vista della prossima stagione – che si preannuncia ricca di impegni – la Lazio ha un 12° titolare in rosa. E se Parolo per mercoledì non dovesse recuperare, chissà che Inzaghi non decida di premiare la scalata del suo pupillo. Stay tuned…

 


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Il Messaggero | Com’è cambiata la Lazio di Sarri

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Ricordate il primo Maurizio Sarri show? Tornate indietro di 13 mesi, proprio a Lazio-Spezia, prima panchina del nuovo tecnico biancoceleste all’Olimpico. Fiera del gol, il 28 agosto 2021, finì con un rocambolesco 6-1. Spregiudicata, la creatura originaria di Maurizio sembrava talmente sicura di sé da concedere all’avversario persino il lusso di una rete di vantaggio. Come la settimana prima a Empoli, all’esordio. L’approccio era quasi Zemaniano, la fase difensiva ancorata al vecchio 3-5-2 di Simone Inzaghi, l’equilibrio fra i reparti un miraggio. I tifosi però non chiedevano altro che gioco, erano abbagliati dalla bellezza di quella Lazio. Pagata però troppe volte (vedi Bologna, Verona e non solo) a caro prezzo, nel girone d’andata del campionato passato. Il baricentro così alto e gli attacchi con la difesa oltre il centrocampo non reggevano. Sarri pian piano è tornato indietro, così è ricominciata la scalata sino al quinto posto. Dalla fine del girone di Europa League, in 21 giornate, la Lazio è riuscita a tenere un ritmo da Champions, con una media punti di 1,86, 2,05 gol fatti e 1,24 subiti a incontro.

Fraioli

LA METAMORFOSI – Nel mezzo del cammino, è iniziato un nuovo percorso. Un giocattolo perfezionato poi con il mercato estivo. Adesso Sarri considera molto di più il turnover, ha utilizzato 20 giocatori in questo primo scorcio. Così in sette giornate di Serie A, la media punti (2 esatti) e quella dei gol subiti (0,71) fanno capire davvero il cambiamento e il salto. Sarri in un anno ha trasformato la Lazio, ha plasmato il materiale in suo possesso: «Non posso ricreare il Napoli con una squadra che ha altre caratteristiche e non ha quel palleggio». Allora si riparte da dietro: l’attuale seconda miglior difesa della serie A ha subito sette gol in meno (5) con un baricentro nettamente più basso e guardingo; nei primi 30’ la porta di Provedel è rimasta inviolata perché c’è solidità in mezzo e maggiore concentrazione dal fischio d’inizio. Il possesso palla ha una media di 27’14’’ a incontro: in quel Lazio-Spezia del 28 agosto era schizzato addirittura al 55’8’’, il doppio. Se il tiki-taka diventa sterile però non ha alcun senso. Ecco altre vie per arrivare al risultato, senza cadere negli sbagli del passato: il 4-0 dello Zini è un esempio, nonostante i 18 tiri subiti, 10 nello specchio. I biancocelesti ora sanno soffrire e versare lo champagne a piccole dosi, al momento giusto: hanno realizzato sì due gol in meno (13 a 15) e, più in generale, vantanouna media di 1,86 reti, più bassa rispetto all’anno scorso. Ma la potenza dell’attacco è nulla senza il controllo. Felipe Anderson e Zaccagni segnano meno (3 reti in due), ma si sacrificano molto di più, fanno avanti e indietro.

LE ARMI – E pensare che, dopo la batosta di Herning, in tanti avevano già rinviato Sarri a processo. C’è ancora chi lo accusa di non aver mai più rivisto il suo calcio. Forse c’è un errore di fondo, forse Maurizio non è poi così integralista come le leggende tramandano. Al Chelsea e alla Juve ha vinto con un calcio più concreto. Alla Lazio sta facendo lo stesso, esaltando anche la sua coppia d’oro: il lancio di Provedel (40 passaggi a partita) è quasi dovuto, quando hai Milinkovic padrone in terra e in cielo e, in profondità, il cecchino Ciro. I numeri del tandem dallo sbarco di Sarri fanno spavento: 50 gol e 25 assist insieme (13 e 17 il serbo, 37 e 8 il bomberazzurro) in poco più di un anno. Solo il 28 agosto una tripletta contro lo Spezia per Immobile, stavolta in dubbio. Sergej – insieme a Marusic squalificato col Montenegro – è invece tornato in anticipo ieri a Formello. Meno male perché il serbo è sì l’assistman indiscusso del campionato, ma anche quello che ha già percorso 11,691 chilometri, più di chiunque altro alla Lazio. La scorsa settimana, Sarri ha rimesso a lucido Pedro, che ha giocato una sola gara ancora dal 1’, ma ha trovato 4 gol da subentrato. Anche Luis Alberto dalla panchina (3 degli ultimi 5 timbri) sta diventando un valore aggiunto. In realtà, quando i ritmi siabbassano e c’è spazio, il Mago è sempre un autentico fenomeno. La novità di Sarri in quest’avvio è aver fatto digerire allo spagnolo questo ruolo precario, al momento senza nuovi litigi nello spogliatoio. Luis Alberto parte titolare solo se l’avversario lo consente, altrimenti tocca a Vecino. L’uruguagio stavolta potrebbe patire le fatiche nazionali e il lungo viaggio. Il Mago è rientrato, fiuta una maglia con lo Spezia contro cui realizzò tre assist (angolo compreso) e un centro in versione grande Torero. Domenica la corrida si sposta da Siviglia all’Olimpico a pranzo. Erano in 20mila alla prima di Sarri il 28 agosto 2021, stavolta – complici i 26193 abbonati più 5600 biglietti già venduti – saranno quasi il doppio. Ironia del destino, il tecnico è squalificato, ci sarà il vice Martuscello in panchina al suo posto. Anche questo è cambiato: Maurizio farà parte del pubblico nello show. Il Messaggero\Albero Abbate

 


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