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STORIE – L’Europa ai piedi di Felipe Anderson: “Tutti pazzi per il ‘socio’ di Neymar” | FOTO

jacoposimonelli@yahoo.it'

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C’è stato un momento in cui a Roma c’era un giocatore che sembrava Cristiano Ronaldo. Era incredibile, per lunghi tratti della partita si spegneva, era assente, quasi ci si chiedeva se fosse veramente in campo. Poi però, all’improvviso, si accendeva e con un clic spaccava partite e difese avversarie. Aveva la numero 7, si chiamava Felipe Anderson. Stagione 2014/2015, la prima di Pioli e l’ultima che ha visto la Lazio centrare i preliminari di Champions League. E pensare che fino a dicembre era stata una stagione altalenante, poi non più. Il brasiliano si mutò, da brutto anatroccolo divenne un meraviglioso cigno. Il primo anno in Italia era stato negativo: infortuni, ambientamento, squadra in difficoltà, tutte cose che lo avevano eclissato. Eppure qualcosa si vedeva, quando questo ragazzo venuto dal Santos aveva la palla tra i piedi qualcuno restava sempre a bocca aperta. Così nel campionato successivo raccolse tutti i frutti del suo lavoro e soprattutto talento, trascinando a suon di gol e assist i biancocelesti.

Marca Felipe

MERCATO – Da dicembre ad aprile stupì tutti, perfino uno solitamente severo come Mihajlovic: “Sembrava Cristiano Ronaldo”, disse dopo essere stato annientato con la sua Sampdoria. Un exploit che non passò di certo inosservato all’estero. United e Psg si misero subito alla porta per il classe ’93 che nel frattempo rinnovò fino al 2020. I suoi risultati arrivarono anche in Spagna, patria dell’idolo CR7. Il marchio FA7 in fondo era simile, l’amicizia con il giocatore del Barcellona Neymar, nata ai tempi del Santos, dava ancora più fascino alla cosa. “Il socio di Neymar”, lo ribattezzò presto Marca, giornale sportivo da sempre vicino al Real Madrid. Non scherzava però neanche El Mundo Deportivo, da sempre catalano:“Braida vuole per il Barcellona la rivelazione della Serie A, Felipe Anderson“. Voci che fecero tremare il popolo biancoceleste, spaventati di perdere il loro gioiello.

Mundo Felipe

FUTURO – Dopo due anni e mezzo, la musica è però cambiata. Felipe dà sempre spettacolo (soprattutto con gli assist) ma in modo meno evidente. La sua duttilità tattica è sì un vantaggio ma anche uno svantaggio: ce li vedreste Neymar e Dybala a giocare esterni a tutta fascia in un 3-5-2? Sia chiaro, Felipe, diventato ora FA10, ha pagato anche sue colpe, come quella della cronica discontinuità. Ora non è più in cima alle preferenze dei tifosi della Lazio, deve rimontare. Forse anche per questo negli ultimi mesi ha mostrato qualche mugugno e dubbio sul suo futuro nella Capitale. Niente di peggio. Felipe è un patrimonio da valorizzare e proteggere: a 24 anni è arrivato il momento del salto di qualità, lo sa anche lui. Ce ne sono pochi in giro di esterni simili, con velocità, tecnica e duttilità tattica. Se lo volesse, potrebbe giocare titolare quasi ovunque. Ecco perché Inzaghi deve fare di tutto per tenerselo stretto, la sua Lazio non può permettersi di perderlo. Sostituirlo alle cifre dell’attuale mercato sarebbe impossibile. A oggi, resta ancora l’unico di trasformare una giocata bianca e nera in HD.

 


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La Repubblica | Lazio, Maxi e Marcos acquisti flop via al rilancio

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Maximiano per la rivincita, Marcos Antonio per il rilancio. Il mese di gennaio dovrà rivelarsi un punto di svolta per l’avventura alla Lazio del portiere portoghese e del centrocampista brasiliano. A prescindere dal mercato, infatti, i biancocelesti punteranno molto sull’ottimizzazione delle risorse interne. La questione delle tasse da pagare entro il 22 dicembre – che sia concessa o meno la rateizzazione, come chiedono i club al Governo – impone a tutte le squadre una stretta sui piani per la sessione invernale. Se poi, nel caso della Lazio, si aggiunge la questione dell’indice di liquidità, ancora negativo, diventa inevitabile a Formello puntare sulla valorizzazione, nella seconda parte di stagione, degli elementi che fin qui hanno brillato meno. Per Maximiano l’occasione arriverà in Coppa Italia, di nuovo contro il Bologna. Un segno del destino per l’ex Granada, pagato 10,7 milioni in estate e rimasto a guardare gli exploit di Provedel dopo l’ingenuità al quarto minuto della prima giornata – proprio contro il Bologna di Arnautovic – che gli costò l’espulsione. Ha lavorato sodo in questi mesi, il portiere portoghese, anche se non è mai stato preso in considerazione nemmeno per l’Europa League: a sorpresa, zero presenze nelle Coppe. Ora la data del 19 gennaio sul suo calendario è cerchiata di rosso. Da febbraio poi ci sarà anche la Conference League per ritagliarsi minuti in campo e provare a rilanciarsi e riscattarsi. Discorso simile anche per il regista ex Shakhtar Donetsk. «Marcos Antonio ha bisogno di tempo per capire bene i concetti di gioco di Sarri», ha detto giorni fa Roberto De Zerbi, il tecnico che proprio in Ucraina lo aveva allenato con successo. Già in estate ne aveva parlato molto bene allo stesso Sarri, consigliandogli di puntare su di lui. «È un brasiliano con la testa da tedesco per la professionalità che dimostra tutti i giorni. Credo che si prenderà il suo spazio», ha assicurato. Per il classe 2000 il “duello” con Cataldi fin qui non è stato semplice. Ma gli attestati di stima dall’allenatore e dai compagni non sono mai mancati. Si è applicato molto, Marcos Antonio, per imparare i movimenti e i dettami tattici del 4-3-3 e le volte in cui è stato chiamato in causa ha già dimostrato, accanto ai difetti da limare, di saper dare del tu al pallone. Era stato il primo nuovo acquisto, cinque mesi fa: costato 7,3 milioni più bonus e accolto con entusiasmo, arriva ora il momento per Marcos di far vedere che la fiducia di tutti nel suo potenziale è stata ben riposta. La Repubblica

 


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