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“Volevo diventare un riferimento, me lo hanno impedito”. Candreva via dalla Lazio per la fascia data a Biglia, il capitano irriconoscente

jacoposimonelli@yahoo.it'

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Lucas Biglia al Milan. I tifosi della Lazio sono ormai rassegnati, l’ex capitano giocherà per Montella. Un addio clamoroso, se si pensano alle parole dell’argentino dette solo il 31 gennaio scorso: “Dobbiamo ancora incontrarci con la società ma io resto qui”. Tutti esultarono, Biglia era pronto a prolungare il contratto in scadenza nel 2018. Un rinnovo invocato due anni, con Lotito pronto ad accontentare tutte le richieste del centrocampista, nonostante quest’ultimo rimandasse ogni volta la fumata bianca e fosse spesso soggetto di molti problemi fisici. Non solo soldi, anche gloria. Nel 2015, dopo il primo addio di Mauri, la società gli ha affidato la fascia di capitano, lasciandogliela anche dopo il ritorno del brianzolo. Un ennesimo segno di stima, come se ce ne fosse bisogno. Biglia ringrazia? Macché: “Futuro? Non so se resto”, il suo messaggio di ringraziamento alla vigilia della Supercoppa contro la Juventus, la prima da capitano per l’ex Anderlecht.

DOPPIA BEFFA – Un addio che costa…due giocatori alla Lazio. Sì, perché conosciamo tutti il motivo dell’addio di Candreva ai biancocelesti. Quella maledetta fascia ha allontanato Antonio da Roma, mettendolo sulla via di Milano. “La Lazio mi impedì di essere un riferimento – ammise successivamente il classe ’87 – alla fascia da capitano ci tenevo, pensavo di meritarla, ma prima di me c’erano altre persone più meritevoli come Radu, Marchetti e Klose”. Così quando la fascia è stata data a Biglia, lo ha visto come un tradimento. “Pioli pensò di aver fatto la scelta giusta, il gruppo la prese bene. Io dissi al mister che non avrei fatto il vice-capitano. Non c’è stata polemica. Pioli non mi ha dato spiegazioni sulla fascia data a Biglia”. False promesse? Non proprio, Candreva le sapeva mantenere: “Trasformerò i fischi in applausi”, disse al momento del suo arrivo dal Cesena (complice una presunta fede romanista, ndr). E così fu.

ROTTURA – Scelta, quella della fascia, che portò inevitabilmente all’addio, l’anno successivo: “Dopo quell’episodio, un po’ di cose sono cambiate. Ero po’ spento, avevo perso la magia. Avvertivo che era finito qualcosa”. L’ex idolo se ne andò all’Inter, tra la quasi indifferenza dei tifosi laziali e qualche frase poco gradita (“Sono qui per vincere”) che gli si sarebbe rivoltata contro qualche mese dopo. Dopo 4 anni e mezzo cambiò squadra, lasciando in ricordo gol, assist, una continuità che gli regalò un posto fisso in Nazionale e tante discese sulla fascia destra. Compresa quella che portò al gol di Lulic nel derby dei derby. Che piaccia o no, a distanza di un anno ogni tifoso della Lazio dovrebbe dire solo una cosa all’esterno romano: “Scusa, Antonio”. Sognava di restare e diventare un simbolo, solo un argentino allergico a riconoscenza e chiarezza lo fermò. Sarebbe bello se, durante il prossimo Lazio-Inter, tutto l’Olimpico applaudisse quello che sarebbe voluto diventare la loro bandiera, il loro riferimento.

  


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Lazio, il calendario dell’avvento: l’omaggio ai numeri 8 biancocelesti | VIDEO

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Nuovo giorno, nuova casella del calendario dell’avvento biancoceleste. Quest’oggi la Lazio, sui propri profili ufficiali social, ha aperto la casella dedicata all’8 dicembre. L’omaggio è stato per i calciatori che hanno indossato proprio la maglia biancoceleste numero 8: da Luciano Re Cecconi ad Alen Bokšić, passando per Hernanes e Dusan Basta.

Il video pubblicato su Instagram dalla Lazio, è accompagnato dalla didascalia: “Advent Calendar: Day 8! L’Angelo Biondo, l’Alieno, il Profeta… e Basta!”.

 

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