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La Repubblica – Gli orizzonti di Inzaghi: Il mio calcio senza bugie

enrico.delellis@libero.it'

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Dopo il debutto in serie A il 14 settembre del 1998 di lui Gianni Mura scrive: “credo che non sarà una meteora”. Non lo è stato. Quasi vent’anni dopo, Simone Inzaghi è dentro una stanza di Formello a preparare la supercoppa di domenica, una lavagna alle spalle, i magneti blu che marcano i rossi, la caccia il primo titolo da allenatore dopo i sette da calciatore, tutti con la stessa maglia della Lazio dove è arrivato 18 anni fa senza andarsene. “Aperte e pure non saprei spiegare cos’è la Lazialità a chi viene da fuori e non conosce Roma. Io vivo ai Parioli, che è come dire nel cuore di questo sentimento. Forse ho capito fin infondo la malattia del tifo quest’anno, dopo tre derby vinti, una felicità che mi è parsa più grande di quella per scudetti e coppe”.

Questa dissipazione di energia per il derby non le pare un limite?

“Un po’ così. Ma Roma è questa. È sempre stata così e non cambierà. Andavamo in casa del Sassuolo i tifosi in strada mi chiedevano di far giocare la primavera, per risparmiare i titolari per il derby. Lo so, non si può capire. Dopo vent’anni ci riesco”.

Chi le ha messo il calcio in testa?

“Papà portava Pippo e me allo stadio, il Piacenza in C1, 5 km in macchina da casa, e a noi pareva di andare a vedere il Real Madrid. Quando potemmo fare una foto con Mulinacci, il numero nove, ci parve di abbracciare Di Stefano. Con Pippo poi c’erano queste lunghe sfida nel cortile di mio nonno Gino, o in mansarda, scalzi, con una palla fatta di calze arrotolate. Un giorno entrai duro e gli ruppi un dito del piede, lui era nelle giovanili del Piacenza: raccontammo che era caduto dalle scale”.

Ha in cornice il diploma da ragioniere o quello di Coverciano?

“In cornice ho solo la maglia con cui feci 4 gol al Marsiglia, nel 2000. È quella la mia laurea. Il primo a esserci riuscito in Champions. La sera, in cui ne vidi fare 4 a Messi in un’ora contro il Leverkusen, iniziai a pregare Guardiola davanti alla tv: toglilo, toglilo, fallo riposare. Segnó il quinto a tre minuti dalla fine. Pippo a La Coruna ne aveva fatto tre, più una traversa all’85’. Così sono almeno rimasto l’unico italiano”.

Cosa le ha insegnato il calcio più della scuola?

“L’autonomia. A cavarmela da solo. A 17 anni sono andato via di casa, prima Carpi, poi Novara, Lumezzane, e tutto ha smesso di essere facile. Non giocavo nemmeno tanto, e se giocavo prendevo botte. Avevo offerte da Atalanta, Inter, Milan. Mia madre invece era convinta che mi facesse bene, meglio cominciare così, tanto se devi arrivare, disse, arrivi lo stesso. Una profezia”.

È più pesante la maglia di Chinaglia o la maglia di Maestrelli?

“Il peso di una maglia lo dividi con altri 20 compagni. Un allenatore è sempre un uomo solo, ed è pure responsabile dello staff, della squadra, delle aspettative della folla. Io credo che tutti abbiamo un destino. Nel mio c’era la Lazio, forse fin da quando le ho segnato da avversario il mio primo gol in serie A. Non conosco Bielsa, non l’ho mai visto né sentito, ma dopo le sette partite finali del 2016, sapevo che la panchina era mia. Aspettavo solo la chiamata di Lotito, sentivo che sarebbe arrivata anche quando nel frattempo si parlava di Bielsa”.

I calciatori sono molto cambiati in 20 anni. A cosa le serve la sua esperienza?

“A Coverciano insegnano che non si devono spiegare ai giocatori le scelte fino in fondo. Io faccio il contrario. Ne ho avuti di allenatori che mi raccontavano frottole per lasciarmi fuori. Non lo sopportavo e non lo faccio. Le bugie non portano lontano. In questo almeno il calcio non cambia mai”.

Come si parla un calciatore che vuole andare via?

“Se vogliono andar via è sempre più difficile convincerli arrestare. Con Biglia ho parlato, e pure tanto. Mi è dispiaciuto vederlo partire, ma alla fine se in un posto non rimani volentieri è meglio salutarsi, più giusto per tutti, anche se fa male. Con Keita non so come andrà finire, ma fino a quando sarà della Lazio giocherà per la Lazio”.

Anche domenica contro la sua prossima squadra?

“Io non ho imbarazzi nel metterlo in campo contro la Juventus. L’imbarazzo dovrebbe provarlo che consenta un calciatore di giocare due partite in un posto, salutare andare via. È diventata quasi un’abitudine, ci siamo rassegnando. L’errore non è avere Keita sul mercato il 10 agosto, l’errore è che il 10 agosto il mercato è ancora aperto. Alle partite ufficiali bisognerebbe arrivare con le squadre definire con le trattative chiuse. Se non è possibile chiudere il 31 luglio, almeno il 10 agosto. L’ho già detto, e non sono il solo a pensarlo”.

Sì è più credibile con i calciatori dopo una carriera rigorosa base di bresaola o se hai commesso qualche sbaglio?

“Io sono stato un professionista serio ma ho fatto pure qualche stupidaggine, tipo un rigore tirato con uno scalino sul tre a zero al 90º”.

 


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MONDIALI 2022 | Germania eliminata e Giappone primo nel girone: Spagna seconda

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Succede di tutto nel Gruppo E, che ha visto continui ribaltamenti di fronte decisivi ai fini della classifica finale del girone. Partendo dal match tra Costa Rica e Germania, la vittoria tedesca per 2-4 non basta comunque per la nazionale guidata da Flick: i tedeschi vengono dunque eliminati nella fase a gironi per il secondo Mondiale consecutivo. La Germania era passata in vantaggio grazie al gol di Gnabry, al quale nel secondo tempo la Costa Rica aveva risposto con Teiera e Vargas, che avevano fatto sognare la qualificazione per alcuni minuti con il momentaneo 1-2. Da qui la rimonta tedesca, arrivata con la doppietta di Havertz e dal gol di Fullkrug.

Nel match tra Giappone e Spagna le furie rosse erano passate in vantaggio grazie alla rete di Morata, con il Giappone che però in avvio di secondo tempo ha ribaltato il match con i gol di Doan e Tanaka, arrivati al 48′ e al 51′, decisivi si fini della vittoria giapponese, arrivata per 2-1. Da quel momento la Spagna ha anche rischiato l’eliminazione, complice l’estemporaneo vantaggio del Costa Rica. La classifica finale fa registrare dunque il primo posto del Giappon, che affronterà agli ottavi la Croazia, e il secondo della Spagna, che affronterà invece il Marocco.

 


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