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La coerenza di Keita

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A cura di Riccardo Caponetti e Andrea Iustulin

Eppure un lieto fine ce lo saremmo aspettato. Magari non perfetto, magari con quel senso di agrodolce che alla fine soddisfa pensando che sarebbe potuto comunque andare male. Non giriamoci intorno, avremmo voluto che Keita aiutasse la Lazio a vincere la Supercoppa contro la Juventus prima di svuotare l’armadietto di Formello. Ci sperava in primis Simone Inzaghi, probabilmente il suo più grande e dichiarato estimatore. Ma anche il tecnico deve badare agli equilibri di spogliatoio senza farsi prendere dal sentimentalismo. E invece no. I più romantici saranno sicuramente delusi dall’epilogo della vicenda: dovranno rifarsi leggendo un libro o vedendo un film per trovare quello che stavano cercavano. La storia tra la Lazio e il senegalese si è chiusa in maniera definitiva, brusca, dopo la mancata convocazione per la Supercoppa di domani. Una decisione che sorprende chi ci sperava ancora ma non i più maliziosi. Che la cessione era prossima era cosa nota ma questo epilogo arrivato a poche ore della gara non era prevedibile. Visto l’infortunio di Felipe Anderson, Keita era pronto per partire titolare magari per l’ultima volta. Inzaghi però l’avvertimento lo aveva lanciato. “Osservo tutto, conosco i volti dei miei ragazzi e so cosa vogliono”. C’era un qualcosa che non lo convinceva. Un primo campanello d’allarme. Poi la rifinitura e la seguente indiscrezione di un presunto problema fisico. Secondo indizio. Infine la conferma con l’elenco dei convocati: Keita è escluso.

FUORI LA VOCE –  Sempre fuori dagli schemi. Irrequieto ma dannatamente talentuoso. Senza freni, in campo e fuori. Imprevedibile con le sue finte e accelerazioni, imprevedibile con i suoi tweet. Al veleno. Spesso criptici, a volte decisi. Come quello di questa sera: “La mancata convocazione mi ha profondamente amareggiato – spiega il classe ’95 – La decisione della società, estranea a criteri sportivi, mi crea un disagio psicologico dal quale non so valutare adesso le conseguenze“. Prende la mira, lancia la scoccata alla Lazio. Bersaglio colpito. Scossi dall’accaduto, i tifosi laziali hanno riversato sui social i propri pensieri. “Ora si mette a fare la vittima, il massimo della scorrettezza”. “Non fare l’attore, sapevi di non essere convocato“. O ancora: “Zero rispetto per la Lazio, vergognati”. La situazione è degenerata. Chi dice la verità? Il calciatore o la società? Da che parte bisogna schierarsi? Difficile avere una risposta, la verità la conoscono in pochi, quei pochi che dovrebbero fornire a tutti delle spiegazioni. Chiare, trasparenti e precise. Con coraggio, mettendo la propria faccia davanti le telecamere. E qui entra in gioco un personaggio mai citato fin ora. Roberto Calenda. L’agente di Keita è rimasto nel silenzio in tutti questi mesi in cui si rincorrevano notizie o presunte tali, tranne che in una breve intervista rilasciata a Sky. Però presentissimo su Twitter per replicare a qualunque indiscrezione venisse lanciata da una testata giornalistica smentendo tutto e tutti. Certo, sarebbe divertente conoscere la sua versione se Keita andasse alla Juventus dopo mesi di smentite.

LA COERENZA – Keita è stato coerente. Non ha mai nascosto la sua voglia di fare il salto di qualità lontano da Roma. E questa di certo non può essere una colpa. E’ più che legittimo che un giocatore ambisca ad affermarsi e crescere il più possibile durante la sua carriera. E se ritiene che la Lazio non possa soddisfare questi requisiti, è giusto che prenda una strada diversa. Keita è stato coerente. Si è reso più volte protagonista di colpi di scena, di atteggiamenti poco consoni all’ambiente del calcio professionistico. Pensiamo a quello che è successo a Shanghai due anni fa, in occasione della Supercoppa contro la Juventus. Keita non gioca, rimane in panchina tutti i 90′ e dopo il triplice fischio alimenta con Lotito un dialogo molto acceso. Chiede la cessione, ma non l’ha otterrà. Un anno dopo cambiano gli scenari. Keita non è più solo un giovane dalle belle speranze, ma un giovane calciatore che nella stagione scorsa ha dimostrato il suo valore mettendo in mostra un potenziale che può ancora crescere. Senza ipocrisia, uno dei migliori talenti su piazza in questo momento. Keita è stato coerente. Si, perché dopo due anni la sua intenzione di cambiare aria è rimasta inalterata.

LA LAZIO – Perché in tutto ciò ci sta la Lazio. Per Lazio però non si intende solo la società ma tutto il mondo Lazio. Un mondo che esula dai Keita e da qualunque altro nome. In primis i tifosi. Coloro che stasera vogliono sfatare il tabù Juventus e alzare al cielo la Supercoppa Italiana. Perché nonostante la questione Keita, qualunque possa essere l’esito finale, questa sera ci sta una partita da giocare. Anzi da vincere. Chiunque scenderà in campo dovrà lottare per una maglia che per la gente non ha nome se non Lazio. Un nome che va oltre i calciatori che la indossano.

 


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MONDIALI 2022 | Argentina-Messico, le formazioni ufficiali

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Alle 20.00 inizierà il match tra Argentina e Messico, una gara di importanza capitale per la permanenza di Leo Messi e compagni nella competizione. Dopo la sconfitta con l’Arabia Saudita la nazionale dell’ex biancoceleste Scaloni è infatti obbligata a trovare i tre punti. Queste le scelte ufficiali dei due allenatori:

ARGENTINA (4-3-3): E. Martinez; Montiel, L. Martinez, Otamendi, Acuna; De Paul, Rodriguez, Mac Allister; Messi, Lautaro Martinez, Di Maria.

CT: Scaloni.

MESSICO (5-3-2): Ochoa; Araujo, Montes, Moreno, Gallardo, Alvarez; Herrera, Chavez, Guardado; Vega, Lozano

CT: Martino.

A dirigere il match sarà Daniele Orsato.

 


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