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L’angolo del tifoso – Matteo, il sosia di Milinkovic: “Le persone mi fermano allo stadio, è un piacere. Sergej ora mi riconosce “

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Torna l’appuntamento con la rubrica ‘L’angolo del tifoso’ in cui i veri protagonisti siete voi. Oggi è il turno di Matteo, noto oramai a tutti come il sosia di Sergej Milinkovic-Savic. La somiglianza con il centrocampista serbo è davvero straordinaria e ogni domenica allo stadio Matteo viene fermato continuamente dai tifosi biancocelesti desiderosi di scattare una foto con lui.

Come, e grazie a chi, è nata la tua passione per la Lazio?

“La mia passione per la Lazio, come si suol dire ‘di padre in figlio,’ me l’ha tramandata mio padre laziale sfegatato. Mi ha portato allo stadio per la prima volta per un Lazio-Bari. Lo ricordo come fosse ora, purtroppo perdemmo 0-2 con una Lazio un po’ in crisi. Ho ancora in mente quella gara perché era la partita in cui Zarate era in curva Nord. Al di là della sconfitta la prima volta allo stadio non si scorda mai”.

Sei un animale! Bello mio <3

Un post condiviso da Matteo Mantini (@matteo_sergej_mantini) in data:


Come stai vivendo la sorprendente somiglianza con Milinkovic? Ti ha detto qualcosa in merito?

La sto vivendo molto bene, ho conosciuto moltissima gente che ormai, diciamo, mi vuole bene. Quando vado allo stadio sono corteggiato da gente che vuole farsi le foto e questa cosa può farmi solo che piacere. La seconda volta in cui mi ha visto si è ricordato perfettamente di me ed anche i suoi amici, che in quel momento erano con lui, hanno detto ‘Tu sei il famoso sosia!’,  poi sono scoppiati a ridere anche loro”.

Qual è stato il tuo primo giocatore preferito? Quello attuale invece?

“Il mio primo giocatore preferito è stato Jaap Stam, per la cattiverai, la grinta e la determinazione che metteva in campo: un vero leader in tutto e per tutto. Per quanto riguarda quello attuale, invece, vorrei dire Milinkovic ma in realtà è Ciro immobile. Finalmente la Lazio ha ritrovato il suo bomber che mancava ormai da qualche anno, è un vero goleador che può farti vincere le partite da solo”.

Da quando segui la Lazio, qual è stato il momento più bello? E quello più brutto?

“Il più bello finora è stata sicuramente la finale di Supercoppa vinta con la Juventus. Essendo allo stadio me la sono goduta tutta fino alla fine. Il momento più brutto? Quando Tommaso Rocchi ha lasciato la Lazio. E’ stata una delle bandiere vere di questa società”.

Cosa significa per te essere della Lazio?

“Essere Laziali è una cosa di cui pochi sanno il vero significato. Secondo me, è amare una sola maglia per sempre, seguirla ad ogni costo anche se si è pieni di impegni. Vuol dire amare la Lazio e la sua gloriosa storia”.

Un commento sulla partenza positiva dei biancocelesti in campionato.

Mi ha molto sorpreso la partenza della Lazio quest’anno perché Simone Inzaghi è riuscito a creare un vero gruppo. Se non ci montiamo la testa e continuiamo a giocare così possiamo raggiungere grandi traguardi”.

 


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ANGOLO DEL TIFOSO | Scattarreggia, autore del libro dedicato a Chinaglia: “Ci ha regalato l’orgoglio di essere laziali. Se fossi riuscito a parlarci gli avrei voluto dire che..”

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Paolo Scattarreggia, autore del libro “Il grido di battaglia. Come Giorgio Chinaglia ha cambiato la storia per i tifosi della Lazio” è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Laziopress. Lo scrittore ha parlato della sua esperienza da supporter biancoceleste, di quanto Chinaglia fosse importante per il popolo biancoceleste e di cosa avrebbe detto a Giorgio, se non fosse venuto a mancare prima di una cena a tre organizzata da un suo amico americano, che era solito frequentare lo stesso ristorante della bandiera biancoceleste degli anni ’70.

Come nasce l’idea di pubblicare il libro?
Sono cresciuto seguendo la Lazio di Chinaglia quando avevo solamente 11 anni. Tra l’altro io vivevo nella zona costruita dal presidente Lenzini e avevo modo di incontrare diversi giocatori che abitavano in quel quartiere: giocavo con loro e c’era la possibilità di incrociarli. Poi la vita mi ha portato in giro e, da circa vent’anni, vivo in America. Dieci anni fa ho scoperto per caso che Chinaglia viveva in Florida e un mio amico mi propose di andare a pranzo in un ristorante, che Giorgio era solito frequentare. Purtroppo, Chinaglia morì poco prima del nostro incontro; quindi, io decisi di andare al funerale a Naples. La famiglia fu molto disponibile e mi permise di depositare la bandiera biancoceleste vicino al feretro e, parlando con i presenti, mi resi conto che non avevano alcuna idea di quanto Chinaglia fosse stato importante per noi tifosi. Durante il funerale parlai in onore di Giorgio e sua moglie mi disse che le mie parole l’avevano commossa a tal punto di chiedermi di mettere la bandiera della Lazio nel feretro del marito. Adesso la bandiera è con lui. Quindi al decennale della sua morte decisi di far uscire un libro in suo ricordo, dove ho ripercorso le vicende giudiziarie da lui vissute e raccontato i passati 40 anni vissuti da tifoso, fino ad arrivare al momento del funerale”.

Se fossi riuscito ad andare a quella cena, che cosa avresti voluto dire a Chinaglia?
(ride, ndr) Gli avrei voluto chiedere tanti aneddoti di quegli anni: da quando è andato via, fino al momento in cui è tornato. Avrei voluto sapere come fossero andare le cose, perché da presidente lui ci ha messo i soldi, ma anche il cuore. Quando ho presentato il libro ho avuto la fortuna di passare un’ora con Giancarlo Oddi che mi ha raccontato molte vicende e chissà Giorgio quanto avrebbe potuto dirmi. Mi è dispiaciuto molto non averci potuto parlare a cena, ma ho pensato che scrivere un libro in suo onore fosse il modo migliore per rendergli omaggio”.

 Cosa ha rappresentato per te Giorgio Chinaglia?
“La particolarità di Chinaglia è stata quella di averci regalato per la prima volta il diritto di riscatto e l’orgoglio di essere laziali. Giorgio ha sfidato tutti e i tifosi hanno capito di poter alzare la testa di fronte a tutti. La vittoria dello scudetto nel ’74 ha rappresentato il simbolo di questa rinascita”.

Che discorso hai fatto al funerale?
“Ho raccontato le emozioni che provavamo noi tifosi vedendo giocare la Lazio di quegli anni. Le squadre venivano a Roma e perdevano tutte, un’esperienza che non avevamo mai vissuto; per cui ho raccontato questo periodo di entusiasmo”.

Attualmente pensi ci sia un giocatore biancoceleste che faccia sentire i tifosi orgogliosi di essere laziali?
“I tempi sono diversi, ma ritengo che Immobile stia cominciando a diventare un leader e un punto di riferimento. Come ho scritto nel libro, il calciatore ideale è quello che in campo prova le stesse emozioni del tifoso. Anche l’arrivo di Romagnoli è stato fondamentale, perché la gente ha ripreso ad andare allo stadio; il fatto che sia laziale ha dato un forte impulso alla tifoseria”.

Lei ha una targa con la scritta Lazio. Ha avuto difficoltà nell’ottenerla o ha riscontrato dei problemi nel corso del tempo?
Negli Usa è possibile personalizzare la targa ed è quindi legale scegliere un nome, a patto che nessuno già lo abbia già utilizzato. Molti anni fa ho scelto questa, e ad oggi pago di più il prezzo del bollo. In Florida,  la targa normale è bianca con le scritte verdi e, avendola personalizzata a seconda degli sfondi, ho potuto scegliere di quale colore farla. Ho optato per questa perchè è la più azzurra di tutte e riporta la scritta “salvate le balene della Florida”. Il fatto è che non è solo azzurra ma ha la coda della balena, che nella mia immaginazione rispecchia le ali dell’aquila. La ho da almeno 10 anni e, a meno che io non ci rinunci, nessuno può averla”. 


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