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Rete d’autore: quando il gol nel derby si trasforma in un’opera d’arte

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Il derby di Roma si sà non è mai una partita come le altre. Una sorta di campionato nel campionato dove l’obiettivo è sempre stato quella di gioire davanti allo sguardo del rivale. La stracittadina inizia ad animarsi già da qualche settimana prima dell’evento. Quando la città inizia a fermarsi e nei bar, nelle scuole e uffici non si parla di altro. L’ansia per le formazioni per i recuperi dei giocatori accompagna la routine di milioni di romani, perchè alla fine quel che conta di più porta un nome: vittoria. I protagonisti dell’incontro sono i gol, molti ancora indelebili nelle menti delle persone. Da Zarate a Ledesma, passando per il magnifica punizione scudetto di Veron. Parabole disegnate come schizzi su una tela, capolavori paragonabili alle Ninfee di Monet o alla Notte Stellata di van Gogh. LazioPress.it nella settimana più importante per tutti i laziali farà rivivere alcune reti mettendole a confronto con quadri che hanno segnato la storia dell’arte.

IL FIGLIO DELL’UOMO (MAGRITTE)

Il dipinto del belga René Magritte è all’apparenza una quadro della semplice interpretazione, forse uno dei più “concreti” del pittore surrealista. È infatti il significato del quadro in sé a racchiudere la complessità dell’opera. Esso raffigura, in primo piano, un uomo il cui volto è nascosto quasi completamente da una mela verde sospesa in aria. Sullo sfondo è visibile un oceano sovrastato da un cielo nuvoloso. “Ebbene, qui abbiamo qualcosa di apparentemente visibile poiché la mela nasconde ciò che è nascosto e visibile allo stesso tempo, ovvero il volto della persona. Questo processo avviene infinitamente. Ogni cosa che noi vediamo ne nasconde un’altra; noi vogliamo sempre vedere quello che è nascosto da ciò che vediamo. Proviamo interesse in quello che è nascosto e in ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere la forma di un sentimento letteralmente intenso, un tipo di disputa, potrei dire, fra ciò che è nascosto e visibile e l’apparentemente visibile” – spiegava Magritte. Curiosità, semplicità, mistero. Elementi che caratterizzano il nostro essere, che, se volgiamo, possono essere accostate allo stile di gioco dell’ex biancoceleste Hernanes.

HERNANES (ROMA 1-1 LAZIO)

Il gol in quel derby è senza dubbio uno dei più belli messi a segno dal brasiliano con la maglia della Lazio. In quel movimento, in quel sinistro c’è tutto il talento del trequartista. Il gioco del “profeta” è, come il quadro di Magritte, semplice ma dal significato profondo. Hernanes sapeva nascondere la giocata fino all’ultimo secondo (il volto dell’uomo dietro la mela). Incantava e stupiva allo stesso tempo. Il pallone calciato dai 30 metri sembra quasi sparire per poi riapparire in rete. Stekelenburg non può nulla. La partita si concluderà poi con il pareggio di Totti, ma sarà per sempre ricordato come l’antipasto del derby di coppa che la Lazio vincerà un mese dopo.

 


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Europa League

PAGELLE – Gila e Romagnoli funzionano, il resto della squadra no. Zaccagni unico lampo dalla panchina

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Provedel 7 – Approccio di strakoshiana memoria con una uscita da brividi e un regalo coi piedi agli austriaci, due errori che non macchiano una prestazione ancora una volta di alto livello.

Hysaj 6 – Concentrato fin dalle battute iniziali quando salva di testa a pochi metri dalla porta sguarnita. Si disimpegna con ordine sia a destra che a sinistra, qualche paura la fa vivere ma nel complesso gara sufficiente.

Gila 7 – Si fa perdonare dopo l’ultima apparizione europea con una prestazione convincente, attento in marcatura e reattivo quando deve scappare. Un segnale di crescita per il giovane spagnolo.

Romagnoli 7 – Tiene dritta una baracca che soffre l’agonismo dello Sturm Graz, l’ex Milan non va mai in sofferenza chiudendo ogni varco guidando il compagno di reparto.

Marusic 6 – Gli austriaci corrono tanto e cercano fortune specialmente sul versante opposto, il montenegrino è attento nelle diagonali difensivi non lasciandosi mai sorprendere dai cross che arrivano. Rimane negli spogliatoi per tirare un pò il fiato.

Dal 46′ Lazzari 5,5 – Tante belle iniziative palla al piede vanificate da scelte fortemente discutibili con passaggi calibrati male o palloni regalati agli avversari. Doveva spaccare la partita, invece si infrange tutte le volte.

Milinkovic 5 – Col tacco e la punta non si vince mica diceva un tecnico toscano qualche tempo fa, il serbo oggi è nella modalità “specchio” che il più delle volte produce poco o niente e difatti in un’ora combina davvero poco.

Dal 61′ Vecino 5,5 – Poteva fare comodo la sua capacità di inserirsi in area avversaria ma arrivano pochi cross e lui arrivava in ritardo.

Cataldi 6 – Partita in costante altalena tra tentativi di verticalizzazione e nervosismo. Soffre i ritmi avversari specialmente in fase di impostazione.

Luis Alberto 6 – Per un’ora la Lazio gioca a fare l’elastico con lo Sturm Graz e lo spagnolo fatica ad entrare in partita, nella parte finale tutti i palloni passano per i suoi piedi ma non arriva mai il guizzo vincente.

Felipe Anderson 5 – La squadra fatica a prendere il comando della partita e il brasiliano partecipa al caos  generale. Ha tante occasioni per creare la superiorità ma si infrange sistematicamente su Dante che lo rende totalmente innocuo.

Dal 46′ Zaccagni 6,5 – L’unico pensiero alla porta dello Sturm Graz arriva dopo il suo ingresso con una azione personale che trova però la respinta del portiere. Ci mette impegno ma trova poca partecipazione dei compagni.

Immobile 5,5 – Tanta buona volontà, un gol annullato e un eccesso di generosità nel primo tempo quando preferisce l’assist da posizione molto favorevole.

Pedro 5 – Parte a sinistra e conclude a destra con risultati modesti, peccato perchè era partito molto bene con un paio di accelerazioni che avevano messo in crisi la retroguardia avversaria.

Dal 72′ Cancellieri 5,5 – Un colpo di testa troppo debole da buona posizione e troppa attesa nello scarico del pallone che rallentava ogni volta l’azione.

All. Sarri 5,5 – Un punto che serve a poco, la Lazio non impone mai il suo gioco accettando i ritmi che voleva lo Sturm Graz. Le scelte iniziali erano volte a chiudere in fretta la pratica che invece dura novanta minuti senza nemmeno aver guadagnato il massimo.

 


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