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Il Tempo | Papà Inzaghi: “Simone un predestinato, ma non immaginavo una Lazio così in alto”. Poi su Filippo…

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Per Papà Giancarlo non è una novità, ma in realtà certi risultati non se li aspettava nemmeno lui. Vola la banda di mister Inzaghi, trascinata da un entusiasmo ritrovato e da una rosa all’altezza della situazione. La famiglia del tecnico biancoceleste lo segue in tutto e per tutto, è sempre stata una presenza costante nella vita di Simone e Filippo, grandi giocatori del passato e adesso ottimi allenatori nel panorama calcistico italiano. Il futuro è da scoprire, ma le aspettative sono da incorniciare, la Lazio è diventata una certezza, nel giro di due anni ha iniziato a lottare con decisione per la Champions League e il percorso è soltanto a metà dell’opera. Merito anche del suo allenatore, valorizzato è protetto dal presidente Lotito attraverso il settore giovanile e poi lanciato definitivamente nell’aprile del 2016 dopo l’esonero di Stefano Pioli. Tutto però parte da San Nicolò, un piccolo paesino di seimila anime vicino Piacenza. Simone e Filippo crescono a pane e pallone, il papà Giancarlo è il dirigente della squadra del Paese, per loro innamorarsi di questo sport diventa un gioco da ragazzi. Poi il Milan e la Lazio, due grandi carriere a confronto. Il debutto in panchina arriva con il passare degli anni. Adesso Giancarlo ha soltanto un altro sogno nel cassetto: vedere Simone e Filippo sfidarsi di nuovo in serie A. Un desiderio assolutamente realizzabile.

In questa lunga intervista rilasciata attraverso le pagine de Il Tempo il padre del tecnico della Lazio ha raccontato la loro storia, tra curiosità, aneddoti e traguardi ancora da conquistare.

Giancarlo, è stato lei a trasmettere la passione per il caldo ai suoi figli?
«Io sono stato un grandissimo calciatore, talmente grande che a 14 anni il mio allenatore mi consigliò di cambiare sport (ride, ndr). Ma in compenso sono stato per tanto tempo il dirigente della formazione del nostro paesino. E ovviamente Simone e Filippo erano sempre con me. Uno aveva 6 anni e l’altro 9».

Quanto è stata importante la famiglia per la loro crescita?
«Non vorrei peccare di presunzione, però siamo stati sempre presenti. Ancora oggi ci sentiamo almeno due volte al giorno, spesso andiamo a Venezia a trovare Filippo. Cerchiamo di venire anche a Roma, è un po’ più scomodo come viaggio, ma lì ho due nipoti meravigliosi che mi regalano tante soddisfazioni».

Il vostro segreto per raggiungere determinati traguardi?
«La tranquillità, siamo delle persone molto semplici, amiamo la normalità in tutte le cose».

Se lo aspettava così bravo Simone in panchina?
«Che avesse delle doti lo immaginavamo un po’ tutti. E’ sempre stato un vera enciclopedia vivente sul calcio. Conosce a memoria tutti i calciatori della serie C e della serie B. Però devo ammettere che per i risultati che ha ottenuto con la Lazio mi ha stupito molto. Non mi aspettavo una partenza del genere».

Adesso la Lazio secondo lei può arrivare in Champions League?
«E’ complicato se consideriamo che tutte le squadre che in questo momento sono avanti alla Lazio hanno speso tantissimi milioni per fare mercato. Però la formazione di Simone dà fastidio a molti, la Roma lo scorso anno lo ha pagato sulla propria pelle. Anche l’ultimo derby è stato perso comunque lottando. Della Lazio oggi hanno tutti un po’ più paura».

Suo figlio ormai è un laziale vero
«E’ stato molto bravo a ricompattare l’ambiente, adesso tutti remano dalla stessa parte, non ci sono più contestazioni e l’entusiasmo romano è incredibile. Lui vorrebbe sempre lo stadio pieno, quando lo vede vuoto si arrabbia molto perché ci tiene tantissimo al calore della gente».

Filippo invece non è stato fortunato con il Milan
«Ha allenato il Milan più scassato degli ultimi anni, ma lui non lo dirà mai perché non ama parlare, è molto riservato. Anche Filippo però come allenatore ha una preparazione incredibile, a Venezia sta facendo dei miracoli. Speriamo possa salire presto in serie A».

Papà Giancarlo ha altri sogni da esaudire?
«Li ho visti giocare a grandi livelli, mi sono divertito tantissimo. Adesso sono due ottimi allenatori, presto mi piacerebbe vederli contro in una partita importante».

Il Tempo – Gianluca Cherubini 


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Il Tempo | Processo Lazio

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Intervallo, più che una pausa, è quasi la fine della partita. La Lazio crolla nel secondo tempo: fosse solo per i primi 45′ avrebbe già mezza Champions in tasca. Con quelli contro il Verona sono diventati 17 i punti persi da posizione di vantaggio. E ancora una volta contro una ‘piccola’ della Seria A. Con le squadre che occupano attualmente tra l’undicesima e la ventesima posizione, i biancocelesti hanno ottenuto appena 21 punti, solo tre in più rispetto a quelli messi in cassaforte con le prime dieci della classe. Sarebbero bastate un pizzico di attenzione in più e maggiore cattiveria agonistica per portare in porto determinate sfide (vedi i quattro punti gettati alle ortiche contro le ultime tre).

Il problema principale continua a essere l’abisso nel rendimento tra primo tempo e ripresa. Dei 17 gol subiti, addirittura 14 sono stati incassati nella seconda parte di gara (solo Bologna, Napoli e Juve hanno bucato la Lazio nei primi 45′). Una situazione che si è accentuata nel 2023 visto che contro Lecce, Empoli, Fiorentina e Verona sono stati buttati via 9 punti. Un tesoretto enorme visto che la lotta Champions sempre più serrata e qualsiasi passo falso può avvantaggiare una rivale. Non è finita qui perché dalla gara con l’Inter in poi la squadra di Sarri non ha più vinto quando ha subito gol. In un momento così delicato del campionato non si può parlare di dettagli. Ecco perché, al netto di qualche decisione discutibile da parte di Sarri (vedi i soli due cambi contro l’Hellas), la società ha dimostrato di stare apertamente dalla parte dell’allenatore. Adesso sono i giocatori a salire sul banco degli imputati per le prestazioni troppo altalenanti. Il presidente Claudio Lotito e il diesse Tare si aspettano una reazione immediata già dalla sfida di sabato contro l’Atalanta. Dal punto di vista del tecnico, il problema è principalmente mentale. «Lavorare su queste cose non è semplice, parliamo di risvolti mentali che non coinvolgono un giocatore ma venticinque teste. Sarebbe un’impresa ardua anche per lo psicologo più affermato d’Europa, stiamo cercando di prenderne atto che sarebbe già qualcosa di importante», un concetto che Sarri ha ribadito più di una volta. È altrettanto evidente che ci sia qualcosa anche sotto l’aspetto della preparazione atletica e della condizione fisica. In tanti sono stati spremuti per mancanza di alternative, impensabile continuare così per i prossimi mesi. In vista del match contro i bergamaschi, in programma sabato 11 febbraio allo Stadio Olimpico di Roma, si aggiunge il pericolo cartellini. I diffidati in casa Lazio infatti sono tre: Casale, Cataldi e Marusic. In caso di ammonizione non sarebbero a disposizione per la gara contro la Salernitana, valida per la 23esima giornata. Il Tempo/Daniele Rocca

 


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