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Come nascono i successi biancocelesti: tutti gli uomini di Simone Inzaghi

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Il sogno di Inzaghi? Vincere da allenatore della Lazio ciò che gli altri non hanno ancora vinto. E lavora perché vuole che la Lazio resti in alto con continuità e per molto tempo. Non gli interessa ragionare alla giornata, ma vuole dar vita ad un ciclo, e sembra riuscirci. Contro tutto e tutti.

E c’è un’altra squadra dentro la squadra, che lavora con lui e per lui. E’ un mix di schemi, idee e metodologie di lavoro: uno staff curato e potenziato nei minimi dettagli, da chi sa motivare per Dna. Conosciamo tutti gli uomini di Simone Inzaghi.

 

LA BANDA INZAGHI

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Massimiliano Farris: 46 anni, milanese. Ex difensore, militante in serie C, è il vice di Simone Inzaghi. Conosce bene il gioco del calcio, è un fidato consigliere nelle partite di estrema intensità emotiva, che lavora sempre con estrema discrezione: si alza dalla panchina, gli sussurra qualcosa per poi far ritorno al suo posto. I due si conoscono dai tempi delle Final Eight Primavera del 2014, in Romagna; passa qualche mese e Farris raggiunge Inzaghi a Formello, per poi seguirlo in prima squadra una volta esonerato Stefano Pioli, peraltro suo ex compagno di squadra al Fiorenzuola.

Mario Cecchi: 48 anni, toscano. Ultimo acquisto della squadra di tecnici, arriva nel luglio 2016 dopo dieci anni trascorsi nelle fila dell’Empoli giovane. Scuola Sarri, è un mago della tattica. Ex allenatore come Inzaghi e sua bestia nera ai tempi della Primavera: con un 2-2 in Toscana ha impedito alla Lazio di accedere direttamente alle Final Eight, costringendola ai play off (poi vinti dai biancocelesti contro il Palermo ai rigori). Simone gli disse: “Appena possibile, verrai a lavorare con me”. Promessa mantenuta. Oggi è l’assistente tecnico di Farris, con cui divide il campo e cura i movimenti della squadra, sia nella fase offensiva che in quella difensiva.

Nella settimana di lavoro dell’allenatore biancoceleste, il martedì è dedicato all’analisi tattica dell’ultima partita, mentre il venerdì e il sabato sono mirati allo studio degli avversari dell’impegno successivo; ad affiancare Simone Inzaghi, due match analyst: Enrico Allavena e Ferruccio Cerasaro.

Enrico Allavena: arrivato dalla scuderia del Napoli di Mazzarri e Benitez, sostituisce dall’estate del 2015 Jesse Fioranelli. Affianca prima Pioli, poi Inzaghi. Predilige concentrarsi sullo sviluppo di una fase offensiva e offre spunti per l’analisi di una partita da affrontare.

Ferruccio Cerasaro: nasce prima amico che collaboratore di Simone Inzaghi, che segue dai tempi degli Allievi. Frequentato il corso per match analyst, entra da subito nel vivai biancoceleste dove passa tutte le tappe professionali. Ora si dedica alle azioni da palla inattiva degli avversari, che siano calci d’angolo o punizioni laterali.

Altra grande personalità dello staff biancoceleste è Fabio Ripert: capo dei preparatori atletici con Inzaghi ai tempi di Allievi e Primavera, ora sempre con lui in Prima squadra. E’ coadiuvato da Alessandro Fonte e Adriano Bianchini, addetto quest’ultimo al recupero degli infortunati; tutti preparatori atletici di eredità tecnica biancoceleste.

Ultimo, ma non ultimo, un altro veterano di Formello: Adalberto Grigioni. Mitico preparatore dei portieri, arriva alla Lazio con il ds Osti. Erano i tempi di Delio Rossi, delle ultime stagioni di Peruzzi, di un Muslera da allevare e di un Marchetti da risollevare. Ora è il tempo di Strakosha, ma il nome dietro alle sue parate è già da solo una certezza.

E POI C’E’ TARE…

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Estate 2008, Claudio Lotito deve scegliere un nuovo direttore sportivo per la Lazio che sostituisca Walter Sabatini. Per il Presidente la soluzione migliore è quella più vicina: Igli Tare, albanese allora trentacinquenne, dopo 3 stagioni in biancoceleste, lascia il calcio giocato; se all’esterno non emerge un rapporto straordinario tra lui e Lotito, quest’ultimo ha l’intuizione che si verificherà poi nei fatti: Lotito lo nomina nuovo coordinatore della squadra. Passa un anno e l’ex attaccante consegue il diploma di direttore sportivo: è ufficialmente l’uomo mercato della Lazio. Colpisce di lui la conoscenza che ha del calcio internazionale; parla 6 lingue, ha tanti contatti tra agenti ed ex calciatori, nonché compagni di squadra. Ha un metodo di lavoro fuori dai canoni consolidati dello scouting moderno: studia l’uomo prima, il calciatore poi: raccoglie informazioni sul carattere e sulla personalità, anche attraverso le parole di chi lo conosce bene. Vuol sapere tutto, prima di proporre a Lotito l’acquisto. E se qualcuno prova a dirgli che lavora da direttore sportivo alla vecchia maniera, sa già che può essere solo che un complimento.

 

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Il Tempo | In Europa posto fisso ai biancocelesti

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Le sconfitte di Fiorentina e Atalanta, il pareggio della Roma. Ma soprattutto il gol di Milinkovic a tempo scaduto. Sono questi gli ingredienti che hanno permesso alla Lazio di essere sicura di partecipare per il sesto anno consecutivo a una competizione Uefa. Solo a cavallo tra gli anni 90 e 2000 aveva fatto meglio con 12 qualificazioni consecutive. Da quando è Lotito a gestire gli affari biancocelesti, la presenza in Europa è stata costante. Nei 18 anni di presidenza, in sole sei occasioni la Lazio è rimasta fuori dalle coppe internazionali. Le annate in cui la qualificazione è mancata sono: 2004-05, 2005-06 (Lazio declassata dal sesto posto per effetto della sentenza di Calciopoli), 2007-08, 2009-10, 2013-14, 2015-16. Per il resto è sempre arrivata almeno in Europa League (2008-09, 2010-11, 2011-12, 2012-13, 2016-17, 2017-18, 2018-19, 2020-21) e in tre occasioni la Champions League 2006-07, 2014-15 (con discesa in Europa League dopo i preliminari persi contro il Bayern Leverkusen) e 2019-20. Per il raggiungimento di questo traguardo e per chiudere la stagione in grande stile, gli Ultras Lazio hanno pubblicato un messaggio sui social per chiamare raccolta i tifosi: «Per l’ultima partita di campionato contro il Verona, invitiamo tutti i tifosi a portare con sé una bandiera biancoceleste, una maglietta, una sciarpa (chiaramente in linea con lo stile che da sempre ci contraddistingue). La Nord dovrà essere un muro colorato dai nostri vessilli. Si festeggia l’ingresso in Europa, ma soprattuto, facciamo vedere a tutti chi siamo. Perché la Lazio è dei suoi tifosi. Saremo felici o saremo tristi, che importa? Saremo l’uno accanto all’altro, come sempre!» Intanto nelle prime 24 ore di vendita sono già stati staccati 25mila biglietti. Il Tempo/Daniele Rocca

 

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