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Felipe Anderson e gli altri biancocelesti esclusi per motivi disciplinari

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Dopo la sconfitta di Genoa di lunedì, altra benzina sul fuoco in casa Lazio con il “Caso Felipe Anderson”: il brasiliano oltre a non rimanere in campo per salutare i tifosi al termine della partita, sembra abbia avuto un diverbio con lo stesso allenatore Simone Inzaghi, al quale non è piaciuto il suo comportamento e l’approccio alla partita. In conferenza stampa, il mister ha parlato della questione: “Quando si perde una partita ci sta il malumore, Felipe non è entrato come doveva entrare ma ce ne passa da dire che lui è il responsabile. Lui è un patrimonio della società e va tutelato, in questo momento non è sereno e ho preferito farlo lavorare a parte. Appena torna sereno, tornerà il giocatore decisivo quale è”. Il motivo dell’esclusione dalla partita con il Napoli è “tecnico” secondo il coach laziale, ma si tratta di un’assenza per motivi disciplinari. Ci sono stati altri casi durante la storia recente della Lazio? Sì e anche di giocatori eccellenti come quella di Zarate, il primo della lista.

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ZARATE –  Anno 2012, ad incantare l’Olimpico c’è Mauro Zarate. L’argentino infiamma i tifosi, è amato dai bambini, ma pian piano scivola verso il declino a causa del suo carattere. Dopo i pochi minuti giocati contro il Maribor (accompagnati da qualche fischio di un pubblico sempre più spazientito, un po’ come accaduto contro il Genoa lunedì con Felipe Anderson), l’attaccante non fu convocato per la partita successiva contro il Pescara. Il suo procuratore si presentò a Formello per parlare con Igli Tare e dopo poco se ne andò insieme ad uno Zarate scuro in volto. Comportamenti sbagliati che l’argentino non riusciva a contenere: già il primo giorno di ritiro Maurito arrivò in ritardo suscitando le ire di Petkovic. Il motivo della punizione? La scarsa applicazione negli allenamenti durante la settimana, un atteggiamento a tratti indisponente che poi si era rispecchiato anche nei pochi minuti contro il Maribor, quando l’attaccante entrò svogliato e senza essersi nemmeno scaldato con la giusta concentrazione. Sembra rivedere la stessa situazione con Felipe Anderson, sperando che non porti allo stesso epilogo dell’argentino.

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KEITA – E’ il 2013, sulla panchina della Lazio siede sempre Petkovic: alla vigilia della partita contro il Livorno, avviene una lite tra il senegalese ed il suo compagno di squadra Stefan Radu. Il litigio spinge l’allenatore biancoceleste a non convocare l’attaccante per motivi disciplinari. Non è una novità per Keita, scaricato dal Barcellona proprio a causa del suo “atteggiamento”. Petkovic gli diede una punizione esemplare lasciandolo a casa,  un atteggiamento che spesso il senegalese ha perpetrato negli anni successivi, fino alla vendita al Monaco la scorsa estate.

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TOUNKARA E MINALA – Non solo ottimi calciatori, ma anche giovani della Primavera. La Lazio non fa sconti a nessuno, soprattutto a chi punta ad entrare in prima squadra per iniziare una carriera scintillante. Non ci sono ancora riusciti i due giocatori incriminati, che nel 2014 furono esclusi da Pioli dal ritiro di Auronzo. Esclusione che fu poi ritirata qualche tempo dopo, quando i due raggiunsero i compagni sulle Tre Cime di Lavaredo. La lezione non fu recepita molto da Tounkara, che un anno dopo ci ricascò nuovamente: escluso dal ritiro, stavolta la sua destinazione doveva essere lontano dalla Lazio.

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CAVANDA – L’ultimo fu Pedro Cavanda, terzino biancoceleste durante l’era Pioli. Il motivo dell’esclusione? Si era “dimenticato” di una seduta di allenamento ed era arrivato a Formello in ritardo.

Le esclusioni, soprattutto quando riguardano giocatori tecnicamente forti, non piacciono a nessuno. Ma spesso, quando derivano da scarsa applicazione, il tifoso è sempre dalla parte dell’allenatore, così come è avvenuto con Felipe Anderson. Nessuno mette in dubbio che ci possa essere un calo fisico, ma quello che viene preteso da tutti (tifosi in primis, ma anche e soprattutto dall’allenatore) è lottare su ogni pallone, in special modo quando si entra per cambiare la partita. Dribbling inutili, camminate in solitaria dopo aver perso un pallone innervosiscono tutti, anche i compagni di squadra. Quindi, se l’esclusione porta a “miglioramenti” sul piano mentale, ben vengano. Sempre.

 
 
 
 


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Etienne Tare saluta la Lazio Primavera, andrà all’Austria Vienna

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Come riportato da TuttomercatoWeb.com, Etienne Tare andrà a giocare in Bundesliga nell’Austria Vienna. L’attaccante e figlio del ds biancoceleste, dopo la Lazio Primavera, inizierà dunque una nuova carriera in un altro club.

 
 
 
 


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