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ANGOLO DEL TIFOSO | Chiara: “In simbiosi con la Lazio grazie a mio padre. Auguro a noi tifosi emozioni come quelle del 14 Maggio 2000”

chiaraluce_paola@libero.it'

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Torna l’appuntamento con la rubrica ‘L’angolo del tifoso’ in cui i veri protagonisti siete voi. Oggi è il turno di Chiara, ragazza di ventitrè anni che studia Giornalismo, nata e cresciuta sotto il segno della passione per il calcio, tramandatale dalla famiglia. Essere della Lazio per Chiara significa essere tifosi a 360° ed il suo sogno più grande è quello di raccontare da giornalista altre emozioni come quelle vissute in un oggi di 18 anni fa…

Come, e grazie a chi, è nata la tua passione per la Lazio?
“La passione per la Lazio è nata da bambina, con mio padre che mi portava allo stadio a vedere le partite raccontandomi gli aneddoti  vissuti da lui tifoso. Quindi è grazie a lui se è nato tutto; anche con mia madre e mia sorella, andiamo tutti insieme a vedere la Lazio allo stadio e questa passione per i colori biancocelesti è andata a crescere sempre di più”

Cosa rappresenta per te Inzaghi?
“Rappresenta ad oggi la figura più emblematica nel calcio italiano dell’allenatore-tifoso. Sa cosa vuol dire essere laziale, perché ha vissuto tanti anni con questa maglia addosso, prima da giocatore e poi da allenatore, sia delle Giovanili che della Primavera e ora in Prima squadra. Io lo vedo come l’allenatore perfetto per la Lazio, per il bellissimo rapporto che ha con i giocatori e per la grinta che riesce a trasmettere al gruppo; poi, penso che essendo lui molto giovane abbia il giusto modo di comprendersi con giocatori altrettanto giovani”

Qual è stato il tuo primo giocatore preferito? Quello attuale invece?
“Il primo giocatore che ho amato nella Lazio è sicuramente Alessandro Nesta: un difensore che mi piaceva tantissimo, soprattutto anche come persona. E ammetto di esserci rimasta molto male il giorno in cui venne ceduto al Milan. Il mio giocatore di adesso è Stefan Radu, in cui vedo l’indole da capitano anche se non lo è: trascinatore della squadra e simbolo di questa società. Gli sono molto affezionata”.

Da quando segui la Lazio, qual è stato il momento più bello? E quello più brutto?
“Ripensando ad uno dei momenti più belli da quando vivo la Lazio da tifosa, a parte il 26 maggio 2013 che resterà uno dei momenti più belli che un tifoso della Lazio possa dire di aver vissuto, ripenso al 31 maggio 2015 quando qualificandoci terzi in campionato abbiamo potuto raggiungere i preliminari di Champions League, vincendo contro il Napoli e dopo aver compromesso anche il secondo posto a seguito del derby. Al tempo stesso, tra i miei momenti più brutti da laziale, c’è sicuramente agosto 2015 e quei preliminari di Champions falliti in Germania: mi ricordo tanta amarezza, perché il sogno di tornare in quella competizione europea dopo tantissimi anni era sfumato. Ecco, un altro recente brutto momento è stato la partita di ritorno dei quarti di finale di Europa League con tutti quei gol presi in pochissimi minuti”

Cosa significa per te essere della Lazio?
“Semplicemente vivere il calcio a 360°: la Lazio non è mai scontata e ti fa sempre vivere emozioni forti, che non vive qualunque tifoso. Ripenso alla partita di ieri contro il Crotone: avevamo in pugno la qualificazione Champions, per poi ritrovarci a sudare ed agguantare un 2-2 che lascia tutto in sospeso. Essere della Lazio è non essere mai scontati, a dispetto di altre tifoserie che lo sono. Nel bene e nel male il tifoso della Lazio è felice di esserlo. Com è che si dice quando uno si sposa? “Nella gioia e nel dolore”: ecco, essere della Lazio è un po’ come essere sposati ed essere in simbiosi con la propria squadra. Ed è bello vivere al meglio le emozioni che nessun altro sport al di fuori del calcio ti potrà mai dare”

Un commento sulla situazione de Vrij ad una settimana dalla partita decisiva Lazio-Inter.
“La situazione de Vrij la trovo complicata, soprattutto ad una settimana dalla partita più importante della stagione contro la sua futura squadra. Sebbene sia una situazione abbastanza compromessa, penso che soprattutto nelle ultime partite l’olandese si è dimostrato un grande difensore e professionista: anche con un contratto depositato o comunque una cessione definita da mesi, ha lottato per la nostra squadra. Anche ieri, ha salvato il risultato dal possibile 3-1. Nonostante tutto questo, penso che Inzaghi dovrebbe valutare di non farlo giocare; non perché potrebbe fare qualcosa per farci perdere, ma per salvaguardare lui come professionista: se lui dovesse vincere, sa di andare a giocare in una squadra che non disputerà la Champions League nella prossima stagione, ma se dovesse perdere potrebbe essere visto dai tifosi della Lazio come il capro espiatorio di una Champions mancata a vantaggio della sua futura società. Doveva essere gestita meglio la questione del suo contratto sin dall’inizio, anche perché un suo rinnovo era fondamentale per la Lazio e per gli obiettivi di stagione e del futuro. Non lo farei giocare domenica non per la Lazio ma per lui stesso”.

Se ti dico 14 Maggio 2000 cosa ricordi?
“Mi ricordo io piccolina a 7 anni che festeggio lo scudetto completamente vestita di biancoceleste. Ricordo la felicità negli occhi di mio padre e tutta la gioia di tutto il popolo biancoceleste in strada per festeggiare. Mi auguro che un giorno tutti noi tifosi possiamo rivivere quei momenti di felicità così grandi”.

 


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ANGOLO DEL TIFOSO | Scattarreggia, autore del libro dedicato a Chinaglia: “Ci ha regalato l’orgoglio di essere laziali. Se fossi riuscito a parlarci gli avrei voluto dire che..”

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Paolo Scattarreggia, autore del libro “Il grido di battaglia. Come Giorgio Chinaglia ha cambiato la storia per i tifosi della Lazio” è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Laziopress. Lo scrittore ha parlato della sua esperienza da supporter biancoceleste, di quanto Chinaglia fosse importante per il popolo biancoceleste e di cosa avrebbe detto a Giorgio, se non fosse venuto a mancare prima di una cena a tre organizzata da un suo amico americano, che era solito frequentare lo stesso ristorante della bandiera biancoceleste degli anni ’70.

Come nasce l’idea di pubblicare il libro?
Sono cresciuto seguendo la Lazio di Chinaglia quando avevo solamente 11 anni. Tra l’altro io vivevo nella zona costruita dal presidente Lenzini e avevo modo di incontrare diversi giocatori che abitavano in quel quartiere: giocavo con loro e c’era la possibilità di incrociarli. Poi la vita mi ha portato in giro e, da circa vent’anni, vivo in America. Dieci anni fa ho scoperto per caso che Chinaglia viveva in Florida e un mio amico mi propose di andare a pranzo in un ristorante, che Giorgio era solito frequentare. Purtroppo, Chinaglia morì poco prima del nostro incontro; quindi, io decisi di andare al funerale a Naples. La famiglia fu molto disponibile e mi permise di depositare la bandiera biancoceleste vicino al feretro e, parlando con i presenti, mi resi conto che non avevano alcuna idea di quanto Chinaglia fosse stato importante per noi tifosi. Durante il funerale parlai in onore di Giorgio e sua moglie mi disse che le mie parole l’avevano commossa a tal punto di chiedermi di mettere la bandiera della Lazio nel feretro del marito. Adesso la bandiera è con lui. Quindi al decennale della sua morte decisi di far uscire un libro in suo ricordo, dove ho ripercorso le vicende giudiziarie da lui vissute e raccontato i passati 40 anni vissuti da tifoso, fino ad arrivare al momento del funerale”.

Se fossi riuscito ad andare a quella cena, che cosa avresti voluto dire a Chinaglia?
(ride, ndr) Gli avrei voluto chiedere tanti aneddoti di quegli anni: da quando è andato via, fino al momento in cui è tornato. Avrei voluto sapere come fossero andare le cose, perché da presidente lui ci ha messo i soldi, ma anche il cuore. Quando ho presentato il libro ho avuto la fortuna di passare un’ora con Giancarlo Oddi che mi ha raccontato molte vicende e chissà Giorgio quanto avrebbe potuto dirmi. Mi è dispiaciuto molto non averci potuto parlare a cena, ma ho pensato che scrivere un libro in suo onore fosse il modo migliore per rendergli omaggio”.

 Cosa ha rappresentato per te Giorgio Chinaglia?
“La particolarità di Chinaglia è stata quella di averci regalato per la prima volta il diritto di riscatto e l’orgoglio di essere laziali. Giorgio ha sfidato tutti e i tifosi hanno capito di poter alzare la testa di fronte a tutti. La vittoria dello scudetto nel ’74 ha rappresentato il simbolo di questa rinascita”.

Che discorso hai fatto al funerale?
“Ho raccontato le emozioni che provavamo noi tifosi vedendo giocare la Lazio di quegli anni. Le squadre venivano a Roma e perdevano tutte, un’esperienza che non avevamo mai vissuto; per cui ho raccontato questo periodo di entusiasmo”.

Attualmente pensi ci sia un giocatore biancoceleste che faccia sentire i tifosi orgogliosi di essere laziali?
“I tempi sono diversi, ma ritengo che Immobile stia cominciando a diventare un leader e un punto di riferimento. Come ho scritto nel libro, il calciatore ideale è quello che in campo prova le stesse emozioni del tifoso. Anche l’arrivo di Romagnoli è stato fondamentale, perché la gente ha ripreso ad andare allo stadio; il fatto che sia laziale ha dato un forte impulso alla tifoseria”.

Lei ha una targa con la scritta Lazio. Ha avuto difficoltà nell’ottenerla o ha riscontrato dei problemi nel corso del tempo?
Negli Usa è possibile personalizzare la targa ed è quindi legale scegliere un nome, a patto che nessuno già lo abbia già utilizzato. Molti anni fa ho scelto questa, e ad oggi pago di più il prezzo del bollo. In Florida,  la targa normale è bianca con le scritte verdi e, avendola personalizzata a seconda degli sfondi, ho potuto scegliere di quale colore farla. Ho optato per questa perchè è la più azzurra di tutte e riporta la scritta “salvate le balene della Florida”. Il fatto è che non è solo azzurra ma ha la coda della balena, che nella mia immaginazione rispecchia le ali dell’aquila. La ho da almeno 10 anni e, a meno che io non ci rinunci, nessuno può averla”. 


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