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ANGOLO DEL TIFOSO | Zeno: “Lazio è abbracciare mio fratello dopo un gol e sentirmi immortale. Il derby è Di Canio, li ha messi in ginocchio”

chiaraluce_paola@libero.it'

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Torna l’appuntamento con la rubrica “L’angolo del tifoso” in cui i veri protagonisti siete voi. Oggi è il turno di Zeno, laziale di generazione e nato sotto la stella della squadra trionfante dell’era Cragnotti. La cessione di Nesta fa ancora male, ma oggi da tifoso guarda con orgoglio a Marco Parolo: per il suo rispetto per la maglia, che ogni 90′ è sempre sudata.

Come e grazie a chi è nata la tua passione per la Lazio?
“Un nostro inno recita “Sarà che co’ la Lazio dentro ce so’ nato…” e, come per la maggior parte dei tifosi la mia passione, il mio amore per Lazio nasce in modo naturale, tramandatomi di padre (e madre) in figlio, per crescere giorno dopo giorno dentro di me in maniera incontenibile: un amore che oggi spesso decide per me di quale umore essere”.

Cosa rappresenta per te Inzaghi?
“Dal lato squisitamente tecnico rappresenta un ottimo allenatore, giovane e con tutte le carte in regola per continuare ad essere un vincente. Mi auguro e gli auguro una carriera con qualche trofeo in meno, rispetto al suo potenziale: significherebbe averlo con noi ancora a lungo (ride, nda). Un desiderio, quasi un sogno, sarebbe averlo a lungo come Alex Ferguson per il Manchester United o Arsene Wenger per l’Arsenal: credo abbia dimostrato in questi anni di avere veramente a cuore questi colori e di soffrire per questa squadra come in pochi al giorno d’oggi fanno. Ma credo che tutto questo rimanga un sogno, quindi godiamocelo finché ce l’abbiamo: allenatori così bravi e laziali non ce ne sono molti…”

Qual è stato il tuo primo giocatore preferito? Quello attuale invece?
“Bella domanda. Sono un classe ’92, e la mia infanzia è coincisa con i tempi migliori dell’era Cragnotti: c’erano giocatori forti, tanti di cui potevi davvero innamorarti. Uno su tutti, per me, rimane Juan Sebastian Veron: un suo banale passaggio poteva essere un’opera d’arte, un giocatore di un altro livello e di un altro mondo.
Da amante del calcio, se devo scegliere oggi il mio preferito non posso non dire Sergej Milinkovic-Savic: avrebbe avuto tutto per poter giocare al fianco di gente come Veron, Nedved, Simeone… e mi fermo, se no piango…! Lo Zeno tifoso però sceglie Marco Parolo: con lui la maglia a fine partita è sempre sudata, e la rispetta fino all’ultimo briciolo di energia senza tirarsi indietro mai…!”

Da quando segui la Lazio, qual è stato il momento più bello? E quale quello più brutto?
“Il momento più brutto la cessione di Nesta, ne appresi la notizia da un quotidiano sportivo al rientro da scuola; avevo 10 anni, e com è giusto che sia da piccolo credi negli idoli, nelle bandiere: veder venduta la tua fa male, più di ogni risultato sportivo negativo. Sarebbe banale dire che il momento più bello sia stato il 26 maggio 2013, e credo sia anche un po’ scorretto: è fuori concorso… (ride, nda). Allora dico senza dubbio la vittoria dell’ultima Supercoppa italiana, con gol di Murgia all’ultimo respiro: lui che corre verso di noi, la Curva che viene giù… 20 secondi che valgono una vita intera”.

Cosa significa per te essere della Lazio?
“Significa portare avanti una tradizione. Significa essere fortunato, molto. Significa sapere che non sarò mai solo; significa sapere che mi toccherà soffrire, ma che niente e nessuno potrà mai porre fine a questo immenso amore. Significa abbracciare mio fratello dopo un gol, e sentirmi immortale”.

Se ti dico derby tu mi dici…?
“Paolo Di Canio, che vorrei avere sempre in campo in un derby: li ha messi in ginocchio, mostrando a tutto il mondo e con spavalderia quant’è bello esse laziali”

 


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La Repubblica | Lazio, il rinforzo in extremis: Pellegrini va da Sarri

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Dopo Romagnoli, arriva un altro difensore-tifoso per la Lazio. Stavolta sulla fascia sinistra. Il mancino Luca Pellegrini, almeno per i prossimi sei mesi, completa la batteria dei terzini a disposizione di Sarri. Si vedrà in estate se esercitare o no il diritto di riscatto fissato con la Juventus a ben 15 milioni. Il ragazzo, classe ‘99, è già sbarcato ieri sera a Fiumicino, accolto e festeggiato da un gruppo di tifosi. Fremeva per tornare nella Capitale, dove il suo percorso da professionista era cominciato sull’altra sponda del Tevere nel 2018. Stavolta però indosserà i colori della sua squadra del cuore. E sulla questione dell’autenticità della fede calcistica, per la quale sul web si è aperto il dibattito tra tifosi, c’è la parola del padre a fare da garanzia. Ha dato i primi calci con il Tor Tre Teste, Pellegrini, poi è cresciuto nel vivaio della Roma. Ma l’animo laziale, seppur celato, è rimasto immutato.

Incredibile in questo senso la somiglianza del suo percorso proprio con quello di Alessio Romagnoli. Da un possibile inizio nelle giovanili biancocelesti, poi invece sfumato, agli esordi in giallorosso. Un addio a Trigoria senza troppi rimpianti e alla fine, dopo varie altre maglie indossate, i fili del destino che si intrecciano, cucendo per entrambi un’aquila sul petto. Pellegrini è il quarto ex romanista che approda a Formello negli ultimi due anni, dopo Pedro, lo stesso Romagnoli e Cancellieri. È ormai conclamato quindi che il cambio di casacca, diretto, come nel caso del fuoriclasse spagnolo, o dopo vari passaggi, sia un tabù sfatato nell’ambiente capitolino, visto anche il precedente di Kolarov a parti invertite. Come i suoi predecessori, peraltro, anche Pellegrini può dirsi deluso dall’epilogo della sua storia in giallorosso. Quando era al Cagliari raccontò come nacque la decisione di andare alla Roma: «Feci il provino con loro, poi mi contattò la Lazio. Sembrava potesse nascere qualcosa ma, al momento di concludere, posticiparono l’incontro. In quei giorni di attesa mi richiamò la Roma e così ho firmato». Questa volta invece Luca ha aspettato fino all’ultimo. Il progetto tecnico di Sarri, con cui ha anche parlato al telefono in questi giorni, lo entusiasma. Per agevolare l’operazione, alla fine svincolata dall’addio di Fares, ha addirittura accettato di dimezzarsi l’ingaggio fino a giugno. La Juventus parteciperà al pagamento di parte dello stipendio e così la Lazio ha potuto far rientrare l’operazione nei parametri dell’indice di liquidità. Per piazzare l’esterno franco-algerino in Turchia, dove lo vuole l’Antalyaspor, ci sarà tempo fino all’8 febbraio. Era troppo urgente invece per il tecnico avere a disposizione un terzino di piede mancino, per ampliare le rotazioni in vista dei tanti impegni ravvicinati nei prossimi mesi. Dal canto suo Pellegrini voleva a tutti i costi andar via da Francoforte, dove l’avventura non è andata come sperava. Ha quasi 24 anni, Luca, e ha bisogno di trovare continuità in campo per far valere le sue qualità, mostrate solo a sprazzi finora.

Nelle ultime ore di mercato si è consumata anche un’altra storia che sembra chiudere un cerchio del destino. Zarate, ricordato ancora con affetto dai laziali, è approdato al Cosenza, in Serie B. A 35 anni l’argentino torna nella terra d’origine della sua famiglia. La Repubblica

 


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