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Il Messaggero | Immobile, l’Europa League per dimostrare d’essere… internazionale

riccardo.santori@yahoo.it'

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A lui una maglia anche nel turnover a Marsiglia. Immobile davanti, poi dietro tutti gli altri calcoli. Alla fine meno male che ha riposato in Nazionale, alla Lazio Ciro non ha un attimo per rifiatare. E non vuole smettere di segnare: sarà europea la 100esima presenza biancoceleste, cercherà di festeggiarla con il 75esimo centro in rete. Domenica a Parma ha trovato il sesto gol in campionato nelle ultime sette partite, il prossimo gli permetterebbe di eguagliare il mito Piola nello stesso frangente della sua carriera laziale. La media (0,747 a match) d’Immobile è già quella più alta di tutti, ma non sarà più lui a dirlo a Mancini. Sui social l’aveva sbandierata per coloro che ne discutevano la caratura internazionale, eppure – manco fosse indirizzata a lui – il ct gliel’ha fatta pagare. In pochi lo sanno, ma prima della sfida con la Polonia fra i due c’era stato il confronto e il chiarimento, ma l’ex allenatore biancoceleste ha fatto solo finta di accettarlo. Altrimenti non avrebbe umiliato Ciro con quel riscaldamento per tutto il secondo tempo. Immobile adesso non vuole più pensarci, al Tardini si è rimesso in moto e non ha lanciato provocazioni fuori luogo: «Non devo dimostrare niente a nessuno. Segno per me e per la Lazio».

TANDEM
A parlare è il campo. E riporta a Mancini che Immobile non solo fa sempre centro, ma gioca per la squadra e ogni compagno. Il ct infatti lo considera (come Belotti) solo un bomber, che non si integra col resto del gioco della Nazionale, eppure alla Lazio è un piacere vederlo correre a tutto campo e dialogare. L’anno scorso erano fulmini con Milinkovic e Luis Alberto, adesso per non fare tutto da solo deve trovare un altro appoggio. A Parma ha ringraziato Berisha per il penalty conquistato e pure Correa per ogni assist non sfruttato. Nel finale ha pure ripagato l’argentino con un filtrante prelibato. Al Velodrome non potrà contare sullo squalificato Joaquin («Mi dispiace non esserci, ma vinceremo a tutti i costi»), ma sul prezioso aiuto di Caicedo: la pantera scalpitava già domenica, avrà la sua chance a Marsiglia. Tornerà così davanti il tandem che ha affossato Genoa (4-1) e Fiorentina (1-0). Dopo l’ennesima opportunità sciupata, si accomoderà Luis Alberto in panchina. Poco importa che sia stato sostituito dopo pochi minuti della ripresa, stavolta dovrà provare a dare lui nel secondo tempo eventualmente la scossa. C’è in ballo anche l’Inter e la prossima maglia.

TURNOVER
Il 3-5-2 inizialmente non si cambia, al massimo si reinterpreta. In difesa potrebbe toccare a Wallace (ieri assente Luiz Felipe) al fianco di Acerbi e Radu: il brasiliano potrebbe essere dirottato sul centro-sinistra al posto del rumeno, se il turnover dovesse rilanciare a destra pure Bastos. Sulla fascia riecco Marusic rimasto a riposo a Parma, dentro Murgia con Leiva (ancora infortunato Badelj) e Milinkovic. Perché il problema alla caviglia di Berisha potrebbe essere più fastidioso del previsto: un peccato, dopo l’exploit di domenica, rivedere il redivivo kosovaro allenarsi ieri di nuovo a parte, anche se filtra ottimismo e oggi potrebbe comunque partire. Alternati invece nelle prove Lulic e Caceres sulla fascia sinistra, uno dei due sarà l’unica alternativa sugli esterni in panchina. A meno che non si decida di passare alla difesa a 4 a gara in corsa, Inzaghi si tiene in caldo anche questa mossa. Dopo il ko di Francoforte, vincere o pareggiare a Marsiglia diventa fondamentale, tutta la Lazio oltre il capocannoniere Immobile deve ritrovare la sua forza internazionale.

Il Messaggero

 


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Piscedda: “Nessun concetto di gioco è utile se non finalizzi. Sarri deve saper trovare soluzioni nei momenti di difficoltà”

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Intervenuto ai microfoni di Radiosei, l’ex biancocleeste Massimo Piscedda ha commentato la sfida di Coppa Italia persa ieri sera dalla Lazio per 1-0 contro la Juventus.

Queste le sue parole:

Dalla Juventus mi aspetto questo tipo di gara, dalla Lazio meno. Non ho mai capito cosa davvero volesse fare, non ho capito che indirizzo volesse dare alla prestazione. E’ andata sull’onda della Juventus che ha portato la gara dove voleva. Mi aspettavo qualcosa in più dal punto di vista del temperamento. Nessun concetto di gioco è utile se non finalizzi, ieri c’è stato da parte della Lazio un palleggio sterile. Le gare vanno interpretate, la squadra di Sarri doveva cercare di far uscire la Juve cercando poi profondità. Alcuni giocatori della Lazio non sono più abituati ad essere marcati, penso per esempio a Luis Alberto ed allo stesso Milinkovic. Un allenatore si differenzia da un altro tecnico dalle soluzioni che riesce a trovare nei momenti di difficoltà“.

  


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