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ESCLUSIVA | Macellari: “Lazio da quarto posto, l’Inter una Ferrari che Spalletti deve saper guidare”

chiaraluce_paola@libero.it'

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Appesi gli scarpini al chiodo, Fabio Macellari ha stravolto la sua vita: ora abita in un casolare di famiglia nei boschi in provincia di Piacenza, dove taglia la legna ed è un produttore a km 0. Vive nella semplicità, lasciati i fasti di un mondo che per lui è stato croce e delizia. Ora che ha saputo ricostruirsi lontano dalle luci della ribalta del pallone, sente che forse qualcosa gli manca: non le idee (chiare), che nel calcio di oggi latitano un po’. Ne parla in quest’intervista esclusiva rilasciata alla redazione di Laziopress.

Il derby contro il Milan ha mostrato un’Inter molto concentrata ed aggressiva. Il Barcellona ha interrotto una striscia di 7 vittorie consecutive per Spalletti, tra campionato e Champions League.
“Una vittoria al 92mo per me non è già vittoria: una squadra che vuol far la differenza e molto più attrezzata del Milan non può arrivare a vincere la partita all’ultimo minuto. Non penso che una vittoria al 91’ faccia del derby una bella partita; non dico sia facile vincerlo, e Gattuso ha fatto un gran lavoro rispetto alla grande organizzazione dell’Inter, ma non è stata una vittoria schiacciante come quella del Barcellona”.

Al netto di tutte le considerazioni fatte, è una squadra l’Inter che merita quella posizione di classifica?
“Per il campionato italiano assolutamente sì. Al momento lì in alto vedo quelle tre (Juventus, Napoli, Inter, nda) e la Lazio. Inzaghi sta dimostrando di essere all’altezza e, se riprende la scia del bellissimo campionato dell’anno scorso la vedo lì, con le altre squadre. La Roma? Forse quinta”.

Vedi un grande divario rispetto alle squadre top degli altri campionati europei: come si riduce?
“Il gap lo fanno i settori giovanili: i nostri non li abbiamo più dal 2006, dove c’era gente molto preparata ma non sulla carta, ma che proveniva dal campo. La grande differenza è lì”.

Ti schieri quindi con Mancini?
“Tutta la vita con Mancio, che in questa visione qui è troppo avanti; lo ritengo il più adatto, forse insieme a Deschamps, a valorizzare i nostri giovani. Portiamo l’esempio di Cannavaro, per me un fenomeno: a 17 anni era in Serie A, perché gli allenatori di una volta davano fiducia ai giovani e li buttavano dentro. L’intuizione di un calciatore è una cosa sottile da vedere, e non tutti hanno la qualità di riuscirci. Una partita la possono sbagliare tutti, non solo i giovani: un bravo giovane se si allena con i forti diventa subito forte, ma serve dargli fiducia”.

Credi in un cambiamento nel sistema calcio in Italia?
“Siamo indietro, non abbiamo la mentalità giusta. Siamo stati troppo alla rincorsa di uno stravolgimento del calcio, quando serve tornare alle cose semplici: serve tanta pratica sul campo, e mi auguro che i risultati dei programmi che si vogliono attuare arrivino. E presto. Spagna ed Inghilterra sono troppo avanti rispetto a noi, abbiamo perso troppo terreno. Oggi c’è troppo protagonismo nel calcio, sia fuori che dentro il campo: usiamo le soluzioni più facili, che sono quelle che rendono di più”.

Chi salvi in questo scenario?
“Simone Inzaghi, tutta la vita. Adoro Ancelotti, e sapevo già che finiva così al Napoli: è un genio, che mi spiace non aver mai avuto come allenatore. Credo che il Napoli abbia in lui il suo Cristiano Ronaldo: un fenomeno. Mi aspetto di più da Spalletti, che ha in mano una Ferrari: deve dimostrare di saperla guidare”.

Per lo scudetto, vedi una lotta a due Juventus-Napoli?
Parlano i risultati, solo Ancelotti può contrastare questa Juventus: tatticamente non c’è nulla da dire, ed ha un carisma pazzesco”.

Lazio-Inter riporta allo scorso 20 maggio: quanto può pesare lo spettro di quella partita?
E’ una grande incognita, ma parto da una considerazione: l’Inter ha ancora di più rispetto alla squadra che ha vinto lo scorso anno. Non parlo solo di rosa, ma anche di idee e programma di lavoro. Sono tutti elementi che mi porterebbero a dire che è favorita sulla Lazio, anche se sono stupito da Simone Inzaghi allenatore: ritengo abbia delle qualità nel gestire il gruppo anche superiori alle qualità tecniche dimostrate da giocatore. Non sempre i due ruoli si equivalgono, nel bene e nel male”.

La rivelazione di questo inizio di stagione in casa Lazio è Caicedo, al cospetto di un Milinkovic-Savic e Luis Alberto che mostrano ritardi di condizione: come gestire questo cambio di gerarchia?
“Non è facile come situazione da gestire: deve essere intelligente il singolo giocatore a comprendere il proprio spazio nella squadra, e bravo l’allenatore a far rispettare le proprie scelte. Credo che Simone Inzaghi in questo ci stia riuscendo benissimo, ed è alla base del grandissimo lavoro che sta facendo. Negli spogliatoi ci sono troppi protagonismi, da sempre, ma bisogna capire che di Cristiano Ronaldo al fronte del quale ci si può solo che inchinare ce n’è uno solo”.

Cosa ti manca oggi del calcio?
“Mi piace parlare di calcio, ma quello che mi manca di più è allenare. Pago anche il mio trascorso, ma so che non è comunque facile…”

Pensi di aver pagato troppo?
“Mah forse sì, ma la qualità più bella che ho è avere tante passioni nella vita: non vado in depressione per il fatto che sono fuori dal sistema calcio, perché ho altri mille interessi. Ma se capitasse non rifiuterei l’opportunità di tornare ad allenare”.

 

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Patric e la Lazio insieme fino al 2027

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 Era nell’aria, Sarri lo aveva impiegato da titolare e già a gennaio era stato trattenuto proprio dall’allenatore che si oppose al suo trasferimento in Spagna. Prima criticato ed ora dalla maggior parte dei tifosi laziali, elogiato per sicuramente il suo impegno durante le partite.

In attesa dell’ufficialità, come raccolto in esclusiva dalla redazione di LazioPress.it, Patric e la Lazio hanno rinnovato oggi fino al 2027 ed è l’unico per ora, a rimanere dei giocatori che sono in scadenza giugno 2022. Un’incontro durato quasi 7 ore ieri a Formello per decidere gli ultimi dettagli, e questa mattina è arrivata la tanto attesa firma sul rinnovo del contratto. 

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