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ESCLUSIVA | Pochesci: “Critiche ad Inzaghi assurde! Milinkovic? Deve svegliarsi, basta giocare di tacco o suola”

enrico.delellis@libero.it'

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Questa sera il Marsiglia, domenica il Sassuolo due partite fondamentali per il cammino dei biancocelesti divisi tra Europa e l’obiettivo Champions in campionato. In esclusiva la redazione di LazioPress.it ha contattato Sandro Pochesci ex allenatore della Termana. Con lui abbiamo parlato delle prossime gare dei biancocelesti e di alcune tematiche del mondo laziale.

Questa sera all’Olimpico arriverà il Marsiglia. Una vittoria permetterebbe alla Lazio di qualificarsi alla fase eliminatoria. Si aspettava un girone più equilibrato?

“La Lazio è una squadra forte, non ho mai pensato che i biancocelesti potessero essere la sorpresa negativa dei gironi. Il Marsiglia è vero che sta rappresentando una delusione, ma la compagine biancoceleste è superiore e sono convinto che nonostante l’Eintracht vincerà il proprio raggruppamento”.

La Lazio può ripetere la cavalcata dello scorso anno in Europa?

“La rosa della squadra è completa per disputare una grande competizione, anche se bisognerà vedere quali saranno le “big” che scenderanno dalla Champions. Il rischio di trovare una tra Liverpool, PSG e Tottenham è elevato, sperando invece che Inter e Napoli possano continuare il loro cammino in Champions”.

Inzaghi è finito nel mirino della critica per non riuscire mai a battere una grande del nostro campionato. Cosa pensi di questo aspetto?

Roma è una piazza impossibile per fare calcio. Davvero c’è chi critica questo ragazzo? Mi viene solo da ridere quando sento le radio i giornali e tv tirare le orecchie a questo professionista. Molti si scordano magari il progresso di Simone. Ha salvato la squadra in un momento di caos quando a pochi giorni dal ritiro ha preso una squadra allo sbando e ha trasformato un brutto anatroccolo in una principessa capace di battere due volte la Juventus addirittura in una nella finale di Supercoppa Italiana. Inzaghi mi ricorda molto Ancelotti. Carlo all’inizio della carriera veniva visto come l’eterno sconfitto, quello che vinceva con le squadre meno forti ma che allo stesso tempo perdeva gli scontri diretti. Poi la Champions di Manchester fece cambiare idea a molti oltre a dare una caratura internazionale al tecnico. Gli addetti ai lavori, i tifosi dovrebbero farsi un’altra domanda: siamo sicuri che la colpa sia solo esclusivamente del mister? La risposta dal mio canto è facile, ed è no. I biancocelesti non vincono contro le società più forti perché non hanno giocatori che in determinate partite facciano la differenza. Questo è l’aspetto da sottolineare. Poi a Roma ci sono 10 milioni di allenatori che capiscono di tattica, movimenti offensivi e difensivi quando non sono mai scesi in campo per passare una palla. La dirigenza laziale dovrebbe tutelare il suo mister ma credo che qualcosa si sia rotto e lo stanno lasciando troppo solo”.

De Zerbi è pronto per il grande salto?

“In Italia ormai alleni solo se sei raccomandato dai procuratori. I direttori sportivi non esistono più salvo tre, quattro eccezioni. De Zerbi esce fuori dal coro. Giovane, ambizioso e coraggioso. Vedere la sua squadra giocare è una gioia per gli occhi. Tatticamente rischia sempre l’uno contro uno, gioca a viso aperto contro tutti. Secondo il mio parere è pronto per andare a ricoprire il ruolo di allenatore di una grande squadra. Per lui sarà fondamentale il piazzamento di fine anno, ma non ho dubbi sulla sua carriera che sarà molto rosea”.

Quanto stanno mancando alla Lazio due uomini chiave come Milinkovic e Luis Alberto?

” Luis Alberto è un giocatore straordinario, uno con quelle doti non può dimenticarsi come si gioca a calcio da un giorno all’altro. Sta vivendo un periodo difficile per l’infortunio, ma anche per il fatto di sentirsi non più intoccabile. Caicedo e Correa sono due giocatori di altissimo livello. Il numero dieci deve prendere la concorrenza come uno stimolo per riprendersi la maglia dal primo minuto altrimenti il suo cammino a Roma potrebbe anche finire. Milinkovic è la delusione più eclatante. Manca il suo estro oltre che la sua vena realizzativa in zona gol. Lo scorso anno ci aveva abituato forse troppo bene, ma c’è tempo per far ricredere gli scettici. Il ragazzo però deve svegliarsi non giocare più di tacco o suola ma essere più concreto e prerompente”.

Molti ricordano la tua conferenza stampa dopo il match tra la Svezia e l’Italia. Tornando indietro rifaresti le stesse dichiarazioni?

“Assolutamente sì! In Italia non siamo abituati a sentire la verità. Il mondo del calcio è omertoso tutti dicono sempre le stesse cose. Fateci caso le conferenze stampa sono di una noia e falsità totale. La maggior parte degli allenatori tranne Allegri, Spalletti, Sarri e pochi altri dicono sempre le stesse frasi ogni volta. Ho detto le cose come stavano magari non in perfetto stile, ma sono fatto così. Mi hanno chiamato tutti dopo l’eliminazione dell’Italia: dalla Rai a Sky passando per Sportitalia. Ripeto quanto detto prima in Italia alleni solo per raccomandazione, non c’è meritocrazia. I curriculum non contano più. Ci sono mister che retrocedono ogni anno ma trovano sempre panchina. Vi siete chiesti come mai? Devi essere amico del procuratore che a suo volta è amico del DS, allora così trovi panchina sempre. Mi auguro che le nuove leve possano dare una linfa diversa in tutti gli aspetti sia tattici ma anche più veritieri sotto un punto di vista linguistico, tanto la verità alla fine esce sempre fuori”.

Mister quando la rivedremo in panchina?

“Mi auguro presto, a Terni non ho avuto modo di poter finire un percorso con una rosa non pronta per il campionato. Ho fatto molti pareggi dal 92’al 97′, ho lasciato una squadra al terzultimo posto viva che poi è retrocessa. Molte società sono gestite da incapaci che vogliono vincere mettendo un budget a disposizione del proprio allenatore di 3 milioni di euro. Spero in qualche chiamata mi sono dato tempo fino a Dicembre, altrimenti poi prenderò in considerazione la possibilità di allenare all’estero”.

 


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ESCLUSIVA | Pellegrini in biancoceleste, il papà: “Ha voluto fortemente la Lazio, la tifiamo da sempre. Orgoglioso della sua scelta”

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Una scelta di cuore, zero pensieri al denaro: Luca Pellegrini ha voluto la Lazio, mettendo davanti allo stipendio l’ambizione di un bambino che sognava di giocare all’Olimpico. Il difensore classe ’99 è un nuovo giocatore biancoceleste; il club laziale lo ha prelevato in prestito con diritto di riscatto dalla Juventus. Il terzino sinistro ha iniziato la stagione con la maglia dell’Eintracht Francoforte ed è approdato nella Capitale, volenteroso di essere confermato a fine campionato.

Per commentare il passaggio di Luca in biancoceleste è intervenuto in esclusiva ai microfoni di LazioPress.it il papà Mauro, che non nasconde l’emozione: “Il mio commento non può che essere di un entusiasmo infinito…. noi siamo una famiglia di laziali da sempre. Luca ha fatto un gesto d’amore incredibile nei confronti della Lazio. Ha rinunciato a molto da un punto di vista economico, io da genitore non posso che essere felice della scelta di mio figlio, dei valori e dei principi che ha messo prima dei suoi interessi economici. E non lo dico tanto per dire. La qualità della vita vale più di qualsiasi cifra. E per lui andare nella sua squadra del cuore è il massimo. Ora per lui sarà felicità pura giocare al calcio. Aggiungere altro è superfluo. Ha voluto fortissimamente la Lazio“.

 


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