Connect with us

Per Lei Combattiamo

L’angolo del tifoso | Riccardo: “Viva la Lazio, viva i Laziali. Noi parte nobile di questa città”

chiaraluce_paola@libero.it'

Published

on

 


Torna l’appuntamento con la rubrica “L’angolo del tifoso” in cui i veri protagonisti siete voi. Oggi è il turno di Riccardo, che pensa: “Non è una sciarpa al collo che ti fa essere Laziale. E’ qualcosa che hai dentro”. E proprio tutto quello che ha dentro ce lo sviscera in questa lunga (ed emozionante) intervista.  Dove ogni laziale, di ogni generazione, saprà leggersi. E ritrovarsi.

Come e grazie a chi è nata la tua passione per la Lazio?
“E’ nato tutto il giorno della finale di Coppa Uefa persa contro l’Inter. Non vengo da una famiglia con grande tradizione calcistica, non ho avuto un papà o un fratello maggiore che mi abbiano indirizzato verso una o l’altra squadra. Ma a me il pallone è sempre piaciuto, e lo praticavo. Impazzivo per Ronaldo il Fenomeno, e per seguire lui le partite che vedevo con più interesse erano quelle dell’Inter. Ricevetti l’invito a vedere la partita a casa di un ragazzo che viveva nel mio condominio, un laziale di vecchia data. Il risultato di questa partita è ben noto a tutti e il mio amico al triplice fischio mi disse: “Non sei contento che ha vinto l’Inter?”; io guardavo che i tifosi della Lazio nonostante la sconfitta non smettevano mai di sventolare le proprie bandiere, mi girai verso il mio amico e gli dissi: “Io da domani voglio essere uno di quelli”. Così è nata la mia passione per la Lazio, in una finale di Coppa Uefa più unica che rara per quei tempi. Mi sono innamorato così della Lazio, poi la storia che rappresenta ha sicuramente fatto il resto e me ne ha fatto innamorare sempre di più”.

Cosa rappresenta per te Inzaghi?
“La prima immagine che ho di Simone Inzaghi è il suo gol in Lazio-Reggina, il giorno dello Scudetto. Arrivato alla Lazio in silenzio, ha fatto una carriera in silenzio. Nonostante fosse spesso nell’ombra, dei gol e dei trofei del fratello come dei bomber che indossavano la maglia biancoceleste insieme a lui. E’ sempre stato al suo posto, senza mai lamentarsi e facendosi sempre trovare pronto. Anche negli anni più difficili, è stato sempre un attaccante su cui contare. Sono contento che oggi possa sedere sulla nostra panchina, perchè penso che sia un allenatore tifoso: non perde mai occasione di dire quanto senta la Lazio casa sua e quanto sia laziale dentro. Al di là dei tatticismi e dei traguardi raggiunti, avrà sicuramente il mio appoggio incondizionato. Le sue corse sotto la curva al gol di Murgia in Supercoppa italiana è qualcosa che farò fatica a dimenticare. Penso che sia uno di noi e che gli vada dimostrata grande riconoscenza, anche per il fatto che ha portato la squadra a livelli più alti anche di quelli attesi. Troppo spesso siamo bacchettoni con lui. L’unione che c’è nell’ambiente sono anche sicuro sia merito suo. Gli si imputa il fatto di essere poco ‘big’ con le ‘big’… beh, io a breve memoria ricordo: una finale di Supercoppa Italiana vinta 3-2 con la Juventus, e credo non la possano vantare in molti, sul 2-2 al 90’; di essere uscito con i tre punti allo Stadium, dove le squadre che lo hanno potuto fare si contano sulle dita di una mano. E non posso non ricordare le due semifinali di Coppa Italia con la Roma. Quindi, è vero che tante volte si sarebbe potuto far sicuramente di più ma credo che anche Inzaghi possa dire tranquillamente la sua tra le grandi”.

Qual è stato il tuo primo giocatore preferito? Quello attuale invece?
“Scelgo i giocatori scindendo il lato tecnico da quello epidermico, ed emozionale. A livello tecnico rispondo Nesta, su tutti. Alessandro nei suoi tempi alla Lazio è stato il difensore più forte in circolazione, il simbolo della Lazio. Era il ragazzo pulito, il capitano che ha vinto tutto quello che poteva. Metto anche Veron, dopo Nesta c’era lui. Ricoprivo il suo ruolo da giocatore e nei miei sogni c’è sempre stata l’idea di diventare come Juan Sebastian: piedi incantati e cervello fino, insomma. A livello epidermico rispondo Di Canio. Tutta la sua storia, il ritorno con il gol sempre sotto la Sud al derby, quello che ha rappresentato e ha fatto per la Lazio: arrivato in un momento in cui tutto si sarebbe potuto trasformare in una bomba ad orologeria per l’ambiente, lui ha saputo far tornare l’amore per questi colori a tanti tifosi. Sono pronto a scommettere che tutti i giocatori che hanno giocato con lui nella Lazio abbiamo della squadra un ricordo indelebile. Di Canio era verace, era vero, un condottiero. Poi la vita prende altre strade e le scelte sono scelte, ma una cosa è certa: porterò sempre nel cuore tutto quello che Paolo ha fatto per questi colori. A livello attuale, sicuramente Ciro Immobile: è tanta roba. I numeri parlano per lui, e nel calcio contano tanto. E’ veramente un bomber di cui andare fiero. Penso che non abbia mai nascosto di aver acquisito simpatia per la nostra squadra e la nostra gente: insieme a Radu e alla sua lazialità, sono loro i miei giocatori preferiti”.

Da quando segui la Lazio, qual è stato il momento più bello? E quale quello più brutto?
“Parto dal momento più bello. Al di là di tutti i traguardi sportivi e delle partite leggendarie, dico: ogni volta che varco i tornelli della Curva, ogni gol, ogni volo di Olympia. Ogni 9 gennaio a Piazza della Libertà. Questi sono i miei momenti più belli. Il momento più brutto? A livello sportivo, la stagione del 2010: qualcosa di veramente brutto da vivere. Ricordo Bologna-Lazio: non so chi ci mise lo zampino, ma riuscimmo a ribaltare un 2-0 in un 2-3, da praticamente retrocessi. Da tifoso extracampo, lo spettro del fallimento è stato qualcosa che faccio anche fatica a raccontare. Ricordo le manifestazioni, i cortei ed il sit-in all’Agenzia delle Entrate, dove successe il finimondo senza che nessuno avesse alzato un dito. Ricordo i sit-in a Via Tupini e a Viale Mazzini. Pensare in quegli anni di poter rischiare di dover fare a meno di qualcosa che mi emoziona dal profondo era tosta. Ma la Lazio è ancora qua. E conta questo”.

Cosa significa per te essere della Lazio?
“E’ tra le cose più importanti che ho, dopo famiglia, lavoro e salute. Non posso fare a meno di scappare dalla mia “amante”, io così la chiamo. Può sembrare banale o meno, ma le emozioni che vivo allo stadio sono paragonabili a quelle della mia vita quotidiana. Amo una frase che sento spesso in Curva dagli Irriducibili, che non smetterò mai di ringraziare. Non smetterò mai di ringraziare questi ragazzi perchè la Lazio stava perdendo il suo essere ed il suo seguito e a loro va dato un grande atto di riconoscenza e di intelligenza fuori dal comune: mettere da parte tantissime dinamiche, delle quali non tutti siamo a conoscenza, sia un atto di amore immane per la Lazio. C’è chi per questa squadra ha perso tanto: soldi, amori, amicizie, lavoro, salute e vita. E non lo dobbiamo dimenticare. Mai. La frase in cui mi rispecchio è: “Laziale è chi laziale fa”. Essere della Lazio è una responsabilità molto grande: siamo stati sempre qualcosa al di fuori degli schemi e della moda, e ce ne dobbiamo vantare. I tifosi della Lazio non sono per l’apparire, ma per l’essere. Anche se parliamo di calcio, l’essere laziale è qualcosa di grande. Qualcosa di oltre. Chi ama la Lazio lo fa realmente in modo viscerale, continuo ed incondizionato”.

Se ti dico derby tu mi dici…?E motiva la risposta…!
“Rispondo Curva Nord. Noi siamo parte attiva sugli spalti, mentre quello che succede in campo non dipende da noi. Ma anche sugli spalti noi giochiamo il nostro derby e, grazie a quegli immensi ragazzi e al loro sacrificio e alla loro dedizione, l’ho sempre (stra)vinto. E’ veramente una sensazione unica tenere un “pezzettino” della coreografia in mano, tornare a casa e vedere il risultato finale. Non lo dico perchè sono di parte, ma perchè la Storia parla da sè: la Curva Nord è inarrivabile. E’ la Pinacoteca d’Europa, con dei ragazzi e degli artisti spettacolari, superiori a chiunque. Una volta srotolata la coreografia, al fischio d’inizio per me il derby è già finito così. Quello che succede in campo conta veramente solo tre punti, anche perchè la storia ci ha messo davanti la partita che tutti sognano di vivere, il derby in una finale. E ha scelto chi ha potuto alzare quella Coppa e chi ha potuto lasciare lo stadio anche prima della premiazione del vincitore. Roma ha scelto chi sono i suoi figli, la parte nobile di questa città. Qualora ci fosse stato ancora più bisogno, se ciò che rappresenta la Lazio, il simbolo e la sua storia potesse mai venir messo in discussione. Sicuramente il 26 maggio è il derby che ogni tifoso vorrebbe vivere. E di vincerlo. Ne godo ancora adesso, e ringrazio il cielo di stare da questa parte del Tevere”. 

Un messaggio per la Lazio e i suoi tifosi…
“Semplicemente grazie. Non mi dilungo su possibili scelte di modulo o di mercato. In quanto tifoso io tifo, incondizionatamente. Perchè amo, incondizionatamente. E finchè avrò modo lo farò. Chi è tifoso, tifa. Ringrazio la Lazio e i laziali per come li amo”. 

 


Tutto il mondo LazioPress.it in un solo link. CLICCA QUI e rimani informato 365 giorni sulla Lazio.

DA QUI SCARICA LA NOSTRA APP. PER SEMPRE GRATIS


RINGRAZIAMO I NOSTRI SPONSOR:

Per Lei Combattiamo

Beppe Signori: “Scudetto con la Lazio? Non ho rimpianti. Immobile? Poche somiglianze con lui”. E su Neymar…

Published

on

 


La bandiera biancocceleste Beppe Signori ha rilasciato un’intervista esclusiva alla redazione di Chiamarsi Bomber, dove si sono affrontati più temi: da Zeman all’arrivo alla Lazio, passando per Ciro Immobile e un aneddoto su Neymar. Ecco le sue parole:

Hai sempre detto di aver avuto tanti bravi allenatori ma un solo maestro, Zdenek Zeman. Com’è nato il vostro feeling?

“È un feeling nato nei mesi e negli anni che siamo stati insieme. Lui per me è stato più di un allenatore, è stato un maestro che mi ha insegnato a giocare a calcio, i movimenti e i tempi di gioco. Non ultimo mi ha trasformato da trequartista anomalo ad attaccante vero”.

Come mai zemanlandia non è più ripetibile nel calcio moderno?

“Non so se non è ripetibile ma in quel Foggia ci fu un feeling incredibile tra allenatore, giocatori, tifosi e città. Una favola che ci consentì di arrivare settimi in campionato. Non so se è replicabile, servirebbero gli attori protagonisti che portino quel qualcosa in più e che ci sia coesione tra tutte le parti”.

Nel 1992 arrivi a Roma sponda Lazio con la pesante eredità lasciata da Ruben Sosa. Esordio con una doppietta ed entri subito nel cuore dei tifosi laziali. Nella stagione 94-95 una delle Lazio più belle della storia, ma arrivate secondi dietro la Juve. Hai il rimpianto di non aver mai vinto uno scudetto?

“No nessun rimpianto perché sono stati anni fantastici dove ho vinto tre classifiche marcatori in serie A e due in Coppa Italia. A livello personale mi sono preso tante soddisfazioni. A livello di squadra non abbiamo raccolto tanto ma perché eravamo una Lazio in fase di costruzione, quella che poi ha portato allo scudetto del 2000. Non avrò mai vinto uno scudetto ma ho raggiunto il massimo traguardo per un calciatore ossia vedere i tifosi che scendono in piazza per evitare la mia partenza. Quel gesto per me vale 10 scudetti”.

Hai lasciato la Lazio, dopo caterve di gol, appena prima che diventasse una delle squadre più forti d’Italia a causa di un rapporto mai decollato con Eriksson. Tornando indietro rifaresti le stesse scelte?

“Sì perché con quell’allenatore ho avuto problemi personali, non c’era più rispetto tra noi. Rifarei tutto e non mi pento di quello che ho fatto. Nel mio ultimo anno la Lazio ha vinto la Coppa Italia con il sottoscritto che è stato il capocannoniere del trofeo. Da lì è iniziata la cavalcata che gli ha fatto vincere scudetto e Coppa delle Coppe, quindi un piccolo merito ce l’ho anch’io”.

Oggi la Lazio ha un nuovo bomber: Ciro Immobile. Cosa pensi di lui e ci vedi qualche somiglianza con te?

“Sicuramente è uno degli attaccanti più prolifici del nostro campionato, sta dimostrando continuità e spero riesca a battere il record di gol in serie A perché è uno che si impegna, ha grande carattere, grande voglia di vincere, se lo merita. Inoltre è il capitano della Lazio quindi gli auguro ancora tanti gol. Somiglianze ne abbiamo poche, abbiamo caratteristiche diverse: io partivo palla al piede in dribbling da lontano, lui ama la profondità per trovare il gol”.

Hai raccontato in diverse interviste passate che il tuo unico rimpianto calcistico è di aver detto a Sacchi di non voler giocare a centrocampo a Usa ’94. Ti sei mai chiesto se con te in campo in finale sarebbe potuta finire diversamente?

“Con i se e con i ma non si va da nessuna parte. Sicuramente è l’unico rimpianto perché la finale di un mondiale capita una volta nella vita, oggi giocherei anche in porta al posto di Pagliuca. L’unica cosa che rimprovero a Sacchi è che aveva ancora una sostituzione e se mi avesse messo dentro per i calci di rigore ci sarebbe stata una speranza in più”.

Oggi qual è il tuo rapporto con Sacchi e con Roby Baggio tuo “rivale” ai tempi della Nazionale?

“Con Sacchi c’è reciproca stima, ogni tanto lo sento e non c’è nessun tipo di rivalsa. Lui da allenatore era pagato per fare delle scelte, giuste o sbagliate che fossero. Crescendo ho capito che in quell’occasione ho peccato un po’ di presunzione. Con Roby ho un ottimo rapporto, non l’ho mai visto come un rivale. Lui è un amico e lo sento spesso, ci vogliamo bene e lo ritengo uno dei più grandi calciatori italiani”.

Quella del ’94 è ancora oggi ricordata come una delle Nazionali più forti di tutti i tempi. Oggi la situazione purtroppo è ben diversa: a breve ci sarà il mondiale e gli Azzurri non parteciperanno per la seconda volta consecutiva. Cos’è successo al nostro calcio e come può tornare ai vertici?

“La Nazionale sta pagando le conseguenze di aver abbandonato i settori giovanili nell’ultimo decennio. Non abbiamo più calciatori di un certo peso e l’inesperienza ci è costata due mondiali. Però Mancini sta facendo un grande lavoro, ha ricostruito un gruppo che si era sfasciato. Dobbiamo essere ottimisti per il futuro e non scordiamoci che l’anno scorso abbiamo vinto l’Europeo che mancava da tanti anni”.

Dopo aver lasciato la Lazio hai vestito le maglie di Sampdoria e Bologna dove hai conosciuto Mazzone, che esperienze sono state?

“La prima esperienza alla Samp è stata traumatica sia fisicamente che psicologicamente perché avevo lasciato il cuore alla Lazio. Sono arrivato a Genova con l’atteggiamento sbagliato, ho fatto male e chiedo scusa ai tifosi per non essere riuscito a rendere al massimo. Dopo l’operazione all’ernia del disco a Bologna c’è stata la mia rinascita anche grazie a Mazzone che è stato fondamentale gestendomi in maniera incredibile. Nel mio primo anno sono riuscito a fare 23 gol in stagione. Con la squadra siamo riusciti a vincere l’Intertoto e arrivare in semifinale di Coppa Italia e Coppa Uefa che per Bologna è stato un risultato storico. Ringrazio chi mi è stato vicino in quell’esperienza”.

Qual è il compagno di squadra più forte con cui hai giocato? E l’avversario più forte?

“Ce ne sono tanti di grandi giocatori che ho affrontato come Maldini, Baresi, van Basten, Zidane, Ronaldo, Baggio, Zola, Careca e tanti altri. Mentre tra i più forti con cui ho giocato direi Baggio, Boksic, Riedle, Gascoigne e tantissimi altri. Tutti quelli con cui ho giocato mi hanno supportato e sopportato, ero un ottimo compagno di squadra ma senza di loro non avrei fatto tutti quei gol”.

Qualche anno fa il Barcellona ti ha contattato per dare qualche dritta a Neymar su come calciare i rigori da fermo, tuo marchio di fabbrica. Che cosa hai pensato in quel momento? Ne sei orgoglioso?

“Sicuramente è stato un orgoglio perché Neymar voleva capire come calciarli al meglio. Chiaramente ognuno ha la propria tecnica e si deve sentire determinate cose. Lui ci ha provato: i primi due rigori sono andati bene ma poi ne ha sbagliati altri due ed è tornato a calciarli come faceva prima. Mi spiace di non essere stato efficace ma sono orgoglioso di avergli dato qualche consiglio”.

 


Tutto il mondo LazioPress.it in un solo link. CLICCA QUI e rimani informato 365 giorni sulla Lazio.

DA QUI SCARICA LA NOSTRA APP. PER SEMPRE GRATIS


RINGRAZIAMO I NOSTRI SPONSOR:

Continue Reading
Advertisement

RINGRAZIAMO I NOSTRI SPONSOR:


I più letti

Scarica subito l'app di LAZIOPRESS.IT! Disponibile su app_store google_play

  © 2015 LazioPress.it | Tutti i diritti sono riservati | Testata giornalistica con autorizzazione del Tribunale Civile di Roma numero 13/2015 | CONTATTI

Close
LazioPress.it

GRATIS
VIEW