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L’angolo del tifoso | Marco: “Inzaghi è lazialità pura, ma la società deve dargli risorse giuste”

chiaraluce_paola@libero.it'

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Consueto appuntamento del lunedì con la rubrica “L’angolo del tifoso”, in cui i veri protagonisti siete voi. Oggi è il turno di Marco. Fotografo per passione, in questa intervista pone davanti all’obiettivo se stesso ed il suo amore per la Lazio. Un amore nato sotto il segno di Nesta, fatto di lacrime e abbracci, condivisioni e scaramanzia. E petto in fuori.

Come e grazie a chi è nata la tua passione per la Lazio?
“L’amore per la Lazio nacque al gol di Nesta in finale di Coppa Italia contro il Milan. Indimenticabile! Non ricordo molto di quella partita, ero abbastanza piccolo, solo che la vidi insieme a mio padre e mio fratello… e poi quella scivolata, sulla linea di porta, e quella sua corsa sotto la Curva Nord. Fu amore a prima vista: il giorno dopo mi regalarono la maglia di quella che sarebbe diventata per me l’unica squadra al mondo”.

Cosa rappresenta per te Inzaghi?
“Inzaghi è indiscutibilmente un membro della nostra enorme famiglia. Ho 29 anni, lui è alla Lazio da 22: solo questo deve far pensare a quanto un tifoso Laziale della mia generazione possa essere attaccato a lui. Conosce l’ambiente, sa che ci sono momenti di massimo picco e affetto uniti a momenti di tensione e protesta. Inzaghi uomo lo vorrei alla Lazio per sempre; Inzaghi allenatore, dal mio punto di vista, ha bisogno di una società che gli metta a disposizione risorse vere e non nomi da panchina. Cosa gli recrimino? Le poche vittorie nei momenti importanti e con squadre di alta classifica. Non so se mai se ne andrà ma so che, anche se non sempre amo le sue scelte, il giorno che lo farà saremo tutti tristi. Inzaghi è Lazialità. Pura”.

Qual è stato il tuo primo giocatore preferito? Quello attuale invece?
“Sono banale se dico Nesta? Forse chi non è Laziale non si rende conto di cosa fosse per noi. I Laziali sono legati a determinati affetti. E lui per me era il massimo dell’espressione di ‘eleganza applicata al calcio’. Tutti i Laziali volevano essere Nesta. Anche Veron era immenso, immenso.  Oggi fatico a legarmi a qualcuno. Ciro Immobile potrebbe diventare un laziale adottato, perchè ha tutto del Laziale: quando corre e pressa fino al 95esimo su ogni pallone. Questo è essere Laziali”.

Da quando segui la Lazio, qual è stato il momento più bello? E quale quello più brutto?
“Definire il momento più bello per me è semplice: lo Scudetto. Ero in Tribuna Monte Mario, avevo 11 anni. Andai con il mio vicino di casa, che mi disse ‘vieni con me e lo vinciamo’. I miei mi permisero di andare. E andai. Mi comprò sciarpa nuova e bandiera. Il resto è Storia. Altro momento unico è stata ovviamente l’apoteosi del 26 maggio 2013. Vivevo Norvegia per motivi di studio, ma mi feci prendere il biglietto da un amico e tornai appositamente per la partita. Andai in Curva, con mio padre. Uno dei momenti più belli in assoluto. La loro Curva vuota, la nostra a festeggiare. Storia. Quello più brutto? La cessione di Nesta, unico giocatore per il quale ho versato lacrime. Da un punto di vista sportivo invece l’ultima in campionato della passata stagione con l’Inter: una partita nella quale il Dio del calcio andò a prendersi un caffè. Quella Lazio meritava di andare in Champions League: i troppi scandali arbitrali e gli infortuni di fine stagione non ce lo permisero”.

Cosa significa per te essere della Lazio?
“Non saprei rispondere sul cosa significa essere della Lazio. E’ come chiedermi ‘cosa significa essere romano’. Ci nasci, è un pregio. La Lazio è tra le cose più belle della mia vita. Essere Laziale ti entra dentro, lo percepisci anche nella tua vita ordinaria. Sai soffrire, sai gioire e sai che non farai mai voli pindarici. A differenza dell’altra sponda della Capitale. Se sei Laziale sai che la vita è dura, proprio come la storia del nostro simbolo. Ma lo sai, e l’affronti con passione: per te è la cosa più bella che esista”.

Se ti dico derby tu mi dici…?E motiva la risposta…!
“26 maggio 2013. Ma non con banalità, ma per come quel momento è stato vissuto. Potrei dirti anche le battaglie tra Nesta e Totti, la punizione di Veron, la rete di Ledesma da casa sua, la semifinale di andata di Coppa Italia di due anni fa. Se mi dici derby ti dico ‘riti scaramantici’: mai visto un derby con un romanista e sempre con le stesse persone. Mio padre e mio fratello. Se mi dici derby ti dico petto in fuori a Garbatella, dopo una vittoria”.

Un messaggio per la Lazio e i suoi tifosi
“Credo che dovremmo tornare a vivere lo stadio: troppo semplice denigrare l’operato della società senza poi contribuire a migliorarlo. Sono molto critico nei confronti di questa società, e credo che i Laziali siano stanchi di vivere stagioni alternate tra l’ottimo ed il mediocre. I tifosi vorrebbero chiarezza e non parole e obiettivi dichiarati senza che siano davvero raggiungibili. Al tempo stesso, però, credo che una società di calcio sia formata da dirigenza, rosa e tifosi. Siamo sicuri che i tifosi stiano dando tutto? Un ambiente unito vorrebbe dire assenza di giustificazioni da parte della società nel non intervenire con giocatori importanti. Non amo dare patenti di Lazialità, anche se va di moda ora…! Dico che andare allo stadio deve tornare ad essere un modo di condivisione. Dietro di me allo stadio ho una famiglia di abbonati: vedere la bimba e il bimbo insieme a tifare Lazio è bellissimo. Che si torni ad essere Laziali da spalto, senza pantofole. Le televisioni stanno rendendo la nostra passione vuota, rianimiamola! Non c’è paragone tra l’urlare da un divano e l’abbracciarsi per un gol con il più vicino compagno di seggiolino”.

 

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Lazio-Verona, ecco la designazione arbitrale

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Lazio-Verona sarà uno dei primi anticipi dell’ultima giornata di Serie A e si giocherà sabato sera alle 20.45. Ad arbitrare la gara sarà Colombo, coadiuvato da Palermo e Bercigli. Il quarto uomo sarà Volpi e al Var e all’Avar ci saranno rispettivamente Dionisi e Serra.

 

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