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“Ricordi il tipo che parlava poco?”: buon compleanno capitan Nesta

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Ricordi il tipo che parlava poco? […] Amava il gioco, amava il suo pallone; viveva per diventare il migliore, lo si chiamava ‘campione’”. Il campione biancoceleste, il capitano più vittorioso della prima squadra della capitale. Leader silenzioso, ha sempre preferito far parlare i suoi piedi ed il campo.

Tutti quei sogni per cui tu corri, li meriti davvero o son solo illusioni folli?”…c’è da chiedere? Uno dei difensori centrali più forti del mondo. Sin da giovane ha trovato spazio nel rettangolo verde, sempre protagonista sia nella Lazio forte, con la quale si è aggiudicato ben 7 trofei, sia in quella meno brillante, dove la classifica non faceva dormire sonni tranquilli. Ha vinto anche con la maglia Azzurra e, nonostante gli infortuni, è diventato il mito di molti ragazzini, quelli che giocano dietro, quelli meno acclamati dei bomber, ma che forse in campo sono anche più importanti.

Sotto i fischi di tutti quando quel tiro non va”; i fischi per un tiro sbagliato non sono mai arrivati, neanche dopo “quel derby” in cui fu irriconoscibile, ma nell’estate del 2002 cambiò tutto…e la freddezza da parte della sua gente si è fatta sentire. Probabilmente il laziale non aveva mai messo in preventivo la reale possibilità di vederlo con altri colori; uno nato con la maglia con l’aquila sul petto, era destinato ad averla per sempre. I fischi che riceveva ogni volta che metteva piede all’Olimpico erano un mix di rabbia e dispiacere. Il tifoso della Lazio, si sa, non esalta invano falsi miti, protegge esclusivamente la maglia: ma lui era senz’altro un degno rappresentate di colori laziali.

Se vali si vede dagli occhi” e lui valeva così tanto che la società ha dovuto rinunciare a lui per risollevare le sorti della squadra. Valore economico alto, ma soprattutto affettivo: un capitano dai gesti eleganti in campo e nobili nel privato, poco avvezzo alle interviste e al mettersi in mostra. Silenzioso, riservato, innamorato del bianco e del celeste, esattamente l’emblema della lazialità! Uno con lo stile di re Miro che ammette di aver toccato la palla con la mano e non si aggiudica il gol che l’arbitro gli ha convalidato.

Metteva il cuore in campo e mostrava il suo talento. Attento ad ogni appunto dell’allenatore […] suo padre là sugli spalti […] per non deluderlo fece un provino e subito si ritrovò con un contratto di fronte al grande pubblico…”. Un grazie a papà Giuseppe è d’obbligo. Nonostante “gli altri” chiedessero insistentemente di lui, il padre non ha ceduto alle pressioni degli avversari, portando il suo secondogenito ai provini della Lazio. Mai scelta fu più azzeccata: grazie a mister Dino Zoff, a soli 17 anni esordì in prima squadra e da lì fu un punto fermo. Da Zeman a Eriksonn, passando attraverso stagioni vincenti ed altre meno, rimanendo sempre un riferimento per la difesa…e per la tifoseria.

Non è la grana che ti spinge ma è la voglia di essere un nome inciso nella memoria”. Il suo nome rimarrà inciso a fuoco, nella memoria, negli almanacchi e nei cuori biancocelesti. Per un laziale ci sono dei punti fermi imprescindibili, dei quali di tanto in tanto si parla: il piede di Chinaglia che esce dagli spogliatoi per sbeffeggiare l’avversario, il gol di Fiorini che salvò la Lazio dal dramma della C, il gol di Almeyda da centrocampo, Lulic…e poi ci sei tu, sempre.“Fortuna” quel 13 una volta è stato tuo.

Oggi, 43 anni fa, nasceva a Roma Alessandro Nesta…perché il giorno della sua cessione verrà ricordato per sempre, così come il “dolore” e l’affetto verso uno dei difensori più forti del mondo: buon compleanno, capitano!

 


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SERIE A | La Juventus trionfa all’Arechi: battuta la Salernitana

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Termina l’ultimo incontro di questa 21esima giornata di Serie A tra Salernitana e Juventus. A trionfare è stata la squadra di Massimiliano Allegri con un netto 0-3 firmato Vlahovic (doppietta) e Kostic. Con il successo odierno i bianconeri si portano a quota 26 punti in decima posizione, mentre i granata con la sconfitta rimediata rimangono in sedicesima posizione con 21 punti.

 


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