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ESCLUSIVA | Vincenzo Di Michele: “La Lazio manca di professionalità: le partite si giocano per vincerle. Tutte”

chiaraluce_paola@libero.it'

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Vincenzo Di Michele è uno tra gli scrittori revisionisti forse più “scomodi” del nostro tempo. Con un’attenzione ed una precisione a tratti maniacale ha raccontato le verità di una Storia che spesso non è quella che viene raccontata. E la stessa impronta, Enzo ce l’ha anche quando parla di un’altra storia a lui cara: la sua Lazio. Ieri era allo stadio nella brutta sconfitta subita contro il Chievo, e la redazione di LazioPress lo ha rintracciato in esclusiva per fare due chiacchiere con lui sulle scomode ma brucianti verità della stagione biancoceleste. E non solo. Buona lettura. E ricordate: “Oltre la Lazio, la cultura serve”. Parola di Vincenzo Di Michele.

Il tuo ultimo progetto è “Animali in guerra. Vittime innocenti”, presentato 10 giorni fa. Anche se il progetto al quale sei più legato è forse “Io prigioniero in Russia”
“Con il libro ‘Animali in guerra. Vittime innocenti’, ho portato alla ribalta il tema della neutralità bellica degli animali; in tutte le guerre, sono stati trascinati dagli uomini cani, cavalli, muli, asini, gatti: tutti esseri viventi che non solo non c’entravano niente, ma che venivano usati come animali kamikaze. E per la prima volta nella storia, essendo io un revisionista, è stato trattato questo tema. Per quanto riguarda, invece, il libro ‘Io, prigioniero in Russia’, ho narrato la storia di un ventenne alpino che parte per la Russia e torna in Patria 4 anni dopo. Quando? Era il periodo della guerra, tra campi di concentramento e battaglie di trincea. Caratteristica di questo giovane alpino: essere tifoso simpatizzante della Lazio. Una scelta che il protagonista fa anche a seguito di tutto il suo vissuto storico, fatto di lotte e sofferenze. E’ un libro che dal 2009 con orgoglio dico che ha venduto oltre 50000 copie, e che sta per uscire di nuovo in ristampa; dal 10 al 12 maggio, infatti, si terrà a Milano il Raduno Nazionale degli Alpini: con l’occasione, sarà possibile avere in allegato con tutte le pubblicazioni del Gruppo Gedi una copia del mio libro, che è divenuto simbolo della Campagna di Russia durante la Seconda Guerra mondiale.

Hai scritto e curato la biografia ufficiale di Pino Wilson…
“Un libro di cui vado sicuramente orgoglioso. ‘Pino Wilson, vero Capitano d’altri tempi’. Non potevo non raccontare la storia di Pino, perchè secondo me Wilson ha rappresentato il simbolo della Lazio del ’74. Tutti hanno in mente Chinaglia, è vero, ma il Capitano ha rappresentato il collante di una squadra, colui che ha saputo curare con estrema intelligenza anche tutto il periodo che ci ha portato alla conquista del Primo Scudetto. Non dimentichiamo anche che ha giocato con gente del calibro di Pelè e Beckenbauer, ed è un laureato: che cosa voglio dire con questo? Che in questo mondo non si deve solo giocare a calcio, ma ci si deve saper muovere nei meandri con estrema intelligenza. E questo concetto mi ricollega all’analisi sulla Lazio attuale”.

Lazio-Chievo, eri allo stadio: che squadra hai visto e che partita è stata?
“Alla Lazio vista contro il Chievo è mancata l’intelligenza. Perchè paragonarla al ’74? Perchè era una squadra che sì aveva carattere in campo, ma la domenica mostrava un margine d’intelligenza in più: non importava se durante la settimana litigavano tra loro, e anche forte. In campo scendevano senza fare conti nè sconti, con un atteggiamento vincente. Si giocava ogni partita per la vittoria, subito dal primo minuto. E per quella successiva si guardava oltre. Non esistevano rose di 20 giocatori, dove fare i conti di chi fosse più o meno utilizzato: l’unico pensiero era vincere. La Lazio allo stato attuale non rispecchia la classifica che occupa; se fino a 3 settimane fa mi aspettavo qualcosa di più, c’era un buon auspicio e la squadra si è mostrata buona e valida. Non credo dovesse rientrare tra le prime quattro posizioni della classifica, ma aveva un Simone Inzaghi un grande valore aggiunto. Dopo il derby, c’erano tutti i buoni ingredienti per portare a termine un buon campionato; se non altro, il traguardo dell’Europa League. Alla luce dei fatti di ieri, mi sembra ci siano molte perplessità. Ma ora serve guardare agli obiettivi”.

Contro il Milan si gioca tutta la stagione biancoceleste?
“Primo: la Lazio deve lottare per la Coppa Italia, perchè conseguendo alla finale si potrebbe aspirare ad un posto in Europa League. Contro il Milan dovrà essere una partita da giocare all’ultima spiaggia; se non altro, importante per la squadra biancoceleste è scrollarsi di dosso la mentalità di fare troppi conti: le partite si giocano, tutte”.

Cosa manca a questa squadra per fare il salto di qualità che la porta a lottare per grandi traguardi?
“Un giocatore deve entrare in campo pensando solo a giocare, altrimenti verrebbe meno nella concentrazione e nella professionalità. In questa stagione, alcuni giocatori mancano di professionalità ed intendo che non sono stati vincenti. Il giocatore vincente è quel giocatore che entra in campo sapendo che deve vincere, il come non importa: o con un risultato striminzito, o addirittura passando per il bel gioco. Ed in questo, la Lazio pecca nel suo insieme. Non credo che Patric, Marusic o Durmisi (tanto per fare dei nomi) siano stati dei giocatori presi per permettere alla squadra di fare il salto di qualità, ma Inzaghi aveva saputo trovare la ricetta vincente e facendo giocare gente del calibro di Luis Alberto, Immobile, Correa, Milinkovic Savic tutti insieme impostava il gioco nella metà campo avversaria, lasciando la parte arretrata a subire meno pressione. Analizziamo ora l’episodio di Milinkovic Savic nel momento dell’espulsione. A cosa è servito il gesto del serbo? Se non a far rimanere la squadra in 10, e a penalizzarla per le prossime partite? I calciatori ora si definiscono professionisti, ma a tratti lo sono solo nelle parole. Ed in un momento del genere, dove rischi anche di non riuscire ad entrare neanche in Europa League, si prospetta un vero fallimento. A questo punto, scatterebbero alcuni problemi”.

Ti aspetti anche un altro caso de Vrij?
“E non mi riferisco ad una replica del caso de Vrij: l’olandese è stato un giocatore che da sempre aspirava ad un traguardo, e ha cercato una squadra adatta; mi riferisco al fatto che sarebbe la stessa società a non poter garantire più determinati ingaggi per una rosa altamente competitiva: venendo meno gli obiettivi europei, si rischia di non poter avere più il lusso di permettersi alcuni stipendi. E qualche giocatore inevitabilmente dovrà andare via, per propria scelta ma anche per scelta della società. Chi ha qualche richiesta cercherà traguardi migliori.

Lazio fuori da ogni obiettivo stagionale?
“Va bene, il campionato matematicamente non è chiuso per la Lazio che ha, quindi l’obbligo di continuare a crederci. Ma questo deve accadere anche semplicemente in virtù di essere una squadra professionistica che milita in Serie A. Vedi il Chievo: pur essendo retrocesso, ha giocato un’ottima partita. Questo significa che bisogna lottare, fino alla fine”.

 

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ESCLUSIVA | Dino Zoff: “Lazio, indispensabile andare in Europa. La qualificazione in Champions un “trofeo” per la Juventus. Su Strakosha…”

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Ultime due giornate prima della fine del campionato. A chiudere questa 37° giornata di Serie A sarà la Lazio, impegnata nell’ultima trasferta della stagione. Ad attendere i biancocelesti di Sarri ci sarà la Juventus, ex squadra proprio del Comandante, che tornerà per la prima volta da avversario a Torino. I bianconeri, reduci dalla sconfitta in Finale di Coppa Italia contro l’Inter, hanno poco da chiedere al campionato, visto che l’obiettivo Champions League è stato già centrato. La Lazio invece va alla ricerca di punti fondamentali per chiudere il discorso Europa League con una giornata di anticipo. In vista del match in programma lunedì sera all’Allianz Stadium, la redazione di LazioPress.it ha intervista, in esclusiva, il doppio ex Dino Zoff. Il Campione del Mondo con l’Italia nel 1982, è un grande ex della sfida: con i bianconeri ha trascorso parte della sua carriera da calciatore prima di diventare anche allenatore, mentre con i biancocelesti è stato sia allenatore che Presidente.

La Lazio arriva dalla buona prestazione con la Samp, seconda vittoria consecutiva dopo lo Spezia. Nelle due gare precedenti è arrivato un solo punto in due partite. Questa stagione è stata caratterizzata da alti e bassi: come se lo spiega?

“Non me lo spiego, perché la Lazio è sempre stata nelle parti alte della classifica da diversi anni, quest’anno lo è di nuovo. Forse è stata meno continua rispetto ad altre volte. Probabilmente l’identificazione della squadra ha avuto qualche difficoltà in più”.

Ultime due gare di campionato per conquistare l’Europa e si chiuderà la prima stagione sulla panchina della Lazio di mister Sarri. Come valuta il lavoro svolto dall’allenatore? Stagione positiva o negativa?

“Per ora buona, credo sia indispensabile andare in Europa. Penso dipenda da questo la buona riuscita o meno della stagione. Sul lavoro di Sarri parla la classifica, se riesce a portare la Lazio in posizioni dove è sempre stata in questi anni, va benissimo”.

Corsa all’Europa equilibrata, con la Lazio avanti a Roma, Fiorentina ed Atalanta a pari punti. Quattro squadre in tre punti, tre come i posti per le competizioni europee: quali squadre vede messe meglio e quale delle quattro rimarrà fuori?

“In lotta ci sono tutte squadre brillanti, è veramente difficile fare un pronostico. Hanno qualità per fare bene, la squadra che sarà nelle migliori condizioni fisiche credo che possa raggiungere il piazzamento europeo”.

La Juventus, nella sconfitta in Coppa Italia, è stata una squadra dai due volti: bene nella parte centrale della partita, meno bene all’inizio e nei supplementari. Che partita è stata, dove hanno perso i bianconeri?

“La Juventus ha perso contro una delle più forti squadre di questo campionato, ovvero l’Inter. Di conseguenza subire è anche abbastanza normale. Io credo che ormai gli episodi, i rigori, non parlo per questa partita ma per buona parte del campionato, vincere o perdere per dei rigori è diventato un terno al lotto”.

Per la prima volta dal 2012, la Juventus chiude la stagione senza trofei: qual è stato il “problema” principale? Si può considerare un’annata “fallimentare” dopo dieci anni di successi?

“Un traguardo lo ha raggiunto, ovvero il quarto posto che vuol dire qualificazione in Champions League, questo può essere un “trofeo”. La Juventus ha vinto tanto prima, una stagione di assestamento prima o poi purtroppo arriva”.

Lunedì è in programma Juventus-Lazio: biancocelesti per blindare l’Europa, i bianconeri hanno poco da chiedere al campionato. Che partita sarà?

“Da questa partita dobbiamo aspettarci di tutto. Tenendo conto delle qualità delle due squadre, sarà una partita certamente aperta a qualsiasi risultato”.

In vista della prossima stagione, la Lazio dovrà lavorare molto sul mercato. Tra entrate ed uscite, su quale reparto punterebbe principalmente per essere rinforzato?

“La Lazio credo che sia una squadra che, sotto tutti gli aspetti, ha una buona rosa. Poi se c’è da migliorarla si può migliorare, ma non sarà semplice”.

Si parla del futuro di Strakosha lontano da Roma: da ex portiere, come considera l’estremo difensore biancoceleste, è arrivato il momento di cambiare oppure ripartirebbe da lui la prossima stagione?

“Per me Strakosha è un buon portiere, non ne vedo tanti di migliori. Sicuramente ce ne saranno, ma comunque il portiere della Lazio è un signor portiere”.

 

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