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Il Messaggero | Lotito e la coppa di consolazione

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C’è un’altra Coppa (e sarebbe la quinta) a poter dar lustro alla sua gestione. Ha festeggiato 62 anni ieri, Lotito, adesso chiede un regalo: «Questa è una squadra che può competere alla pari con tutti. Ad oggi purtroppo abbiamo una posizione in classifica che non rispecchia le nostre reali qualità. Mi auguro possa esserci il colpo di coda finale. Sono onorato comunque di poter rappresentare questa società. Siamo partiti con un fatturato di 86 milioni di debiti. Oggi siamo forti economicamente e sono stati fatti tanti investimenti sportivi, la Lazio è un club appetibile per i giocatori. Una grande famiglia che può vedere al futuro senza la paura di non esserci domani. Io sono il proprietario dal punto di vista giuridico, ma ho sopratutto l’obbligo di tutelare la tradizione e la storia del club, dare forza e conseguire risultati sportivi anche a livello internazionale». Eppure sono proprio quest’ultimi che, dopo 15 anni, continuano a non arrivare. Altri nove mesi passati ad inseguire un obiettivo sbandierato. A tre giornate dalla fine, il traguardo Champions sembra già sfumato.

MEDIA
Così la Lazio di Inzaghi deve cercare di salvare il salvabile, ottenendo fra Cagliari e Torino quantomeno la qualificazione alla prossima Europa League in campionato. Attualmente i biancocelesti occupano l’ottavo posto, che senza la vittoria in finale di Coppa Italia vorrebbe dire addio a tutto. Un disastro alla luce del fatto che Lotito era certo d’aver allestito una squadra in grado di fare il grande salto. Eppure i numeri di questo andamento sono esattamente in linea con quelli dell’intera gestione Lotito. In 15 anni il piazzamento medio è sempre stato da ottavo gradino (media matematica di 7,8). Chiaramente, in negativo, influiscono le prime sei stagioni, dove la Lazio si fermò nella parte destra della classifica, ad eccezione dell’unica annata che regalò la Champions ai biancocelesti nell’era Lotito. Correva l’anno 2006/07, la Lazio di Delio Rossi raggiunse il terzo posto a sorpresa e si qualificò per i preliminari, vinti contro la Dinamo Bucarest nel doppio confronto di agosto.

SALTO
Nell’ultimo decennio la Lazio è sempre stata capace d’attestarsi sul lato sinistro della classifica e di partecipare addirittura a sette edizioni dell’Europa League, senza mai però giocare una partita nella fase a gironi (il terzo posto di Pioli si spense ad agosto nei preliminari col Leverkusen) della Champions. Nei cinque maggiori campionati, nessuna squadra con così tante partecipazioni all’Europa League ha poi fallito regolarmente la qualificazione nella competizione europea principale. Basti pensare a squadre come Atletico Madrid e Siviglia, partite proprio da lì per poi arrivare con continuità in Champions. L’anno scorso il volo biancoceleste è stato tarpato, quest’anno è precipitato da solo e adesso Lotito non può che aggrapparsi all’ennesimo trofeo italiano: dopo 2 supercoppe, la terza Coppa Italia. Distanti Inter (15) e Juve (14), la Lazio avvicinerebbe il Milan (a quota 6) come società con più trofei vinti dal 2004 in Italia. Lotito spera di poter sfoggiare almeno questa statistica per nascondere il fallimento di questa annata. Perché molti tifosi stavolta avrebbero barattato la Coppa per rivedere finalmente l’Europa che conta. Di chi è la colpa?

ilmessaggero.it

 

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Scudetto Milan, rubata la medaglia di Pioli: “Restituitemela, è l’unica che ho”

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 Episodio sgradevole durante i festeggiamenti per il diciannovesimo titolo rossonero. Il tecnico: “Me l’hanno strappata dal collo, aiutatemi a ritrovarla”.

REGGIO EMILIA – La festa per lo scudetto vinto dal Milan non è rovinata. Ma l’episodio è sgradevole. Al tecnico rossonero Stefano Pioli è stata rubata la medaglia ricevuta durante la premiazione. “Mi hanno strappato la medaglia nelle celebrazioni: se potete fare un appello vi ringrazio, è l’unica che ho”.

Il furto della medaglia di Pioli è avvenuta mentre si stavano svolgendo i festeggiamenti. I tifosi hanno cantato in continuazione il coro “Pioli is on fire”, sulle note della celebre canzone “Freed from desire”. Prima della premiazione dei rossoneri, Ibrahimovic aveva innaffiato di prosecco Pioli, poi si era acceso un sigaro. “Non mi sono mai sentito così bene – aveva detto poco prima del fattaccio Pioli – io mi conosco e so quanto è importante sentirmi apprezzato come mi sono sentito nell’ambiente Milan. E questo mi ha permesso di fare quello che ho fatto e ai miei giocatori di darmi il cuore e la testa. Siamo un squadra di fenomeni, non abbiamo mai mollato. Ci abbiamo creduto sempre e siamo stati più continui dell’Inter”. Restituite quella medaglia a Pioli, se l’è meritata. Repubblica.it 

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