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Arrestati 12 capi ultrà della Juventus. Il ricatto al club: “O ci date i biglietti o cantiamo cori razzisti”

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(ANSA) ROMA, 16 SET – Blitz della Polizia nella curva della Juventus: i capi e i principali referenti dei gruppi ultrà bianconeri sono stati arrestati nell’ambito di un’indagine coordinata dalla procura di Torino, che ha portato all’emissione da parte del gip di 12 misure cautelari.
Le accuse nei confronti degli ultras sono, a vario titolo, associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata. In corso anche decine di perquisizioni in diverse città italiane. L’indagine, condotta dalla Digos e dal gruppo criminalità organizzata della procura, coinvolge tutti i principali gruppi del tifo organizzato: ‘Drughi’, ‘Tradizione-Antichi valori’, ‘Viking’, ‘Nucleo 1985’ e ‘Quelli… di via Filadelfia’.

 


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Il Messaggero| Lotito ha promesso a Sarri che lo sosterrà sempre di più, per fare “qualcosa di grande”

edo9923@hotmail.it'

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Il volto di Tommaso Maestrelli ora gigantenteggia dentro la curva sud che da ieri, nelle sfide casalinghe della Lazio, prende ufficialmente il nome dell’indimenticato tecnico dello scudetto 1973/74, che avrebbe compiuto 100 anni venerdì prossimo, il 7 ottobre. Mentre Alan Donati, figlio di Aldo, cantava l’inno con «su c’è er maestro che ce sta a guardà», Lotito ha consegnato alla famiglia una targa al monumento, che verrà celebrato dal club nei prossimi giorni, e poi venerdì in Campidoglio. Emozionato, il figlio Massimo, sventola la bandiera di Maestrelli: «Questo ricordo me lo fa sentire vivo». Ciò che colpisce è la crescita di consapevolezza della squadra, che ha recepito ciò che Sarri vuole sul campo. Sontuosità tecniche di un Milinkovic-Savic tremendamente migliorato dopo 15 mesi di cura-Sarri, a quelle di Felipe Anderson che quando trova fiducia fin dal primo pallone poi non si ferma più, fino a Zaccagni che sta imparando finalmente i tempi dei movimenti a venire incontro e a scappare via, mentre Luis Alberto è andato forse più a sprazzi degli altri, ma tre o quattro tocchi nitidi li ha offerti. La Lazio attaccava bene e segnava anche lo scorso anno, ma difendeva male. Questa invece è già la seconda difesa del campionato con soli 5 gol incassati, non ne prendeva così pochi da 21 anni, coi difensori centrali che erano Nesta e StamProvedel continua a convincere, il ricordo di Reina e Strakosha pare un incubo rimosso. La Lazio si gode una domenica coi fiocchi prima di mettersi a tavola, tanto offre il numero 21. Con la doppietta di ieri sale a quota 51 reti con la maglia della Lazio, è al nono posto dei bomber nella storia del club. Già 4 centri e 5 assist in sole 10 apparizioni in questa stagione per il numero 21, rimasto per l’ennesima volta a Roma nonostante le voci di mercato.

Romagnoli ha segnato il primo gol con la maglia della Lazio, tanta la gioia e l’emozione: «Mi terrò la maglia perché è la più importante che ho». Lotito ieri ha festeggiato all’Olimpico con la Lazio, dopo il successo sullo Spezia: «Ringrazio tutti, Sarri, Tare, la squadra. Con questa vittoria avete dimostrato ancora una volta l’unione della nostra famiglia. Se continuerete a giocare con questo spirito e questa compattezza, regalerete grandi soddisfazioni a me e a tutta la tifoseria», assicura il patron col microfono di fronte alla torta. Sopra la panna c’è una “S” e la scritta “Congratulazioni senatore”, Immobile (insignito oggi alle 17 al Coni del premio “Beppe Viola”) gli consegna una targa: «Al nostro condottiero, che diventa senatore della Repubblica, con onore e merito. La Tua Prima squadra». E allora Lotito replica: «Volli, volli, fortissimamente volli. Questa non è solo la mia vittoria, ma anche la vostra. Per la prima volta nella storia la Lazio ha un rappresentante nelle istituzioni, nel Parlamento, non è poca roba. Ora che sto nel Governo, possiamo cambiare ogni stortura. Questa non è più una Lazietta, è già una grande società». Prima del brindisi in sala, anche le congratulazioni negli spogliatoi a Sarri per il lavoro svolto nel suo ultimo mese di lontananza. Lotito ha promesso al tecnico che lo sosterrà sempre di più perché «abbiamo gettato le basi per fare qualcosa di grande e non finirà».

Il Messaggero

 


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