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Rassegna Lazio

CorSera | Bergodi: “La Lazio è più forte, ma il Cluj è pericoloso”

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Cristiano Bergodi è stato l’ultimo allenatore ad affrontare il Cluj, che in Romania chiamano CFR (pronuncia: ce-fe re). E al suo Voluntari, squadra di un quartiere di Bucarest, non è andata bene: i campioni in carica hanno vinto 5-0, con il FC Voluntari (ultimo in classifica con 5 punti in 9 partite) che già nel primo tempo è rimasto in nove uomini. «Siamo una piccola squadra, costruita per salvarci – dice Bergodi, dal 1989 al 1996 alla Lazio, che stasera giocherà la sua partita numero 200 nelle coppe europee -. Non è contro il Cluj che dovevamo trovare i punti. Ma la Lazio stia attenta a non sottovalutare l’impegno».
Cosa temere del Cluj?
«Hanno diversi ottimi giocatori, una buona organizzazione e un budget elevato rispetto al nostro campionato. È un po’ la Juventus del calcio romeno. L’allenatore è Dan Petrescu: ha esperienza internazionale e da calciatore ha vissuto anche anni in Italia (con Foggia e Genoa, ndr). Se la giocheranno, anche se sono consapevoli del valore della Lazio. Non rinunceranno a fare la partita, anche di fronte a un avversario top».
E poi c’è il fattore legato al numero di partite già giocate…
«Esattamente. Il Cluj gioca gare ufficiali già da luglio: ha disputato i preliminari di Champions, ha eliminato il Celtic (con le due squadre che si sono poi ritrovate nello stesso girone di Europa League, ndr) ed è uscito ai playoff, a un passo dalla fase a gironi. La Lazio, di fatto, ha iniziato un mese dopo».
Che momento sta vivendo, invece, il calcio romeno? «Ci si sta riorganizzando, dopo l’epoca d’oro degli anni ‘90-2000, quando i migliori talenti come Mutu e Chivu hanno vestito anche maglie di squadre italiane. La nazionale maggiore è ancora in un momento di difficoltà, ma da sotto stanno emergendo tanti ragazzi, soprattutto quelli formati nell’accademia di Gheorghe Hagi. La semifinale raggiunta dall’Under 21 nell’ultimo Europeo non è un risultato casuale».
A livello ambientale, che partita deve aspettarsi la Lazio? «Lo stadio sarà pieno, ma il pubblico di Cluj e in generale degli stadi romeni non è paragonabile a quello, per esempio, degli stadi turchi, dove la partita diventa una vera e propria battaglia».
Ha avuto modo di vedere la Lazio in questo inizio di stagione?
«Non sempre, ma mi sono informato e ho visto diversi highlights, soprattutto quelli del derby che la Lazio meritava di vincere. Inzaghi, rispetto alle concorrenti per l’Europa, ha il vantaggio di poter lavorare con un gruppo che da tre anni è praticamente lo stesso e in cui c’è ancora Milinkovic. Ha tutto per inserirsi nella lotta Champions, a patto di mostrare continuità nei risultati e nelle prestazioni».
La vita romena di Bergodi, invece, come procede?
«Bene, anche perché ormai sono passati 14 anni dalla mia prima esperienza in questo campionato. Ho preso la squadra all’ultimo posto e ci siamo salvarti. Lotteremo anche quest’anno». CorriereDellaSera

 


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Rassegna Lazio

TMW | La Lazio del Made in Italy: la formazione di Sarri con 9 azzurri su 11

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La svolta azzurra di Formello. Da Zaccagni al neo acquisto Luca Pellegrini, passando per Romagnoli e Provedel. Da quando è arrivato Maurizio Sarri sulla panchina, la Lazio ha scelto di sposare il Made in Italy, comprando 6 giocatori italiani nell’ultimo anno e mezzo: con i sopracitati, anche i due presi dal Verona, Casale e Cancellieri. Potenzialmente, se si aggiungono gli altri presenti nello spogliatoio (Cataldi, Lazzari e Immobile), Sarri può schierare una formazione titolare formata per 9/11 da giocatori convocabili dal ct Mancini: non uno scenario irreale, sono tutti possibili titolari tranne Cancellieri, dietro nelle gerarchie. Diventerebbero anche 10, se si aggiungesse l’ex Primavera Marco Bertini, mai però impiegato dal tecnico in questa stagione.

Nessuno, tra le correnti per la Champions, può vantare un gruppo così azzurro. Una scelta ben precisa del club, come ha sottolineato il presidente Lotito negli ultimi giorni. “Rivendichiamo il ruolo dell’Italia a livello internazionale, peccato per il Mondiale saltato. Stiamo selezionando le persone e inserendo calciatori forti anche dal punto di vista del valore morale e caratteriale: a volte basta una mela marcia per rompere gli equilibri”. Anche Sarri ha dato la sua spiegazione: “Uno zoccolo duro italiano serve per far capire agli stranieri la cultura del calcio nel nostro paese. In passato, la Juventus ci ha costruito la sua fortuna. Ma il mio calcio non ha bisogno di giocatori italiani, al Napoli e al Chelsea ne avevo pochi”. I frutti del Made in Italy laziale si stanno vedendo. E chissà se, in estate, lo spogliatoio non diventerà ancora più azzurro.

Tuttomercatoweb.com.

 


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