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ANGOLO DEL TIFOSO | Fabio: “Il giorno dello scudetto ero in Tevere, avevo 5 anni. La Lazio è un patrimonio da custodire”

silviaaldi@libero.it'

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Ricomincia la settimana e come ogni lunedì alle ore 17:00 il vostro appuntamento è con la rubrica “L’angolo del tifoso”, in cui i veri protagonisti siete voi. Oggi è il turno di Fabio, tifoso biancoceleste dall’età di due anni. Attraverso le sue parole, Fabio ci racconta quanto sia importante difendere e tutelare i colori che amiamo e che ci sono stati trasmessi dai nostri padri e dai nostri nonni.

Da dove nasce la tua passione per la Lazio?

La mia passione per la Lazio è nata all’età di due anni; mio zio mi portava in macchina con lui e cantavamo insieme l’inno della Lazio, ogni santa volta. A tre anni ero già allo stadio, il giorno dello scudetto ero in Tevere, avevo 5 anni“.

Come vivi le partite quando sei allo stadio?

Le partite ormai le vivo molto tranquillamente, senza grosse agitazioni perché me le tengo tutte quante per il derby che rimane tutt’oggi l’unica partita che non riesco a vedere senza farmi assalire dall’ansia. Prima era molto peggio, mi agitavo anche per un cross sbagliato o per un gol mangiato“.

Il tuo ricordo più bello?

Il ricordo più bello ed emozionante è stato il minuto di silenzio per Giorgio Chinaglia, prima della partita con il Napoli. Papà mi racconta anche adesso le gesta di “Giorgione” e ogni volta che ne parla gli si illuminano gli occhi. Vedere tuo padre emozionarsi così tanto per una persona che ha dato tanto alla Lazio ha fatto emozionare anche me. Il silenzio allo stadio (sponda laziale) è stato qualcosa di surreale. I fischi dei tifosi del Napoli, invece, ci hanno dato la carica giusta per portare a casa la vittoria in nome di Giorgio (Chinaglia, ndr)“.

Cosa pensi dell’attuale momento della squadra?

La squadra al momento non è messa male nell’undici di partenza, ma mancano i rincalzi. La Lazio ha sempre avuto questo problema, una “coperta corta” che la costringe a puntare un solo obiettivo piuttosto che due o tre insieme; rimane, dunque, un grosso limite anche della formazione di quest’anno“.

Il mercato, tra acquisti e cessioni, ti ha soddisfatto?

L’acquisto di Lazzari ha aumentato il valore tecnico-agonistico della squadra, dando quella spinta in più, che, lo scorso anno con Marusic è mancata. Per il resto, tenere pezzi pregiati come Sergej e Luis Alberto è stata un’ottima mossa per mantenere inalterati gli equilibri della squadra. Come detto prima, però, qualche rincalzo in più non avrebbe sicuramente guastato alla causa biancoceleste“.

Dopo la sconfitta con il Cluj il 3 ottobre la Lazio giocherà la seconda partita del girone di Europa League. Credi che Inzaghi dovrà cambiare qualcosa per vincere il match?

Secondo me sì. Bisognerà mettere in campo la miglior formazione possibile, provando anche a replicare quella vista a San Siro, con Immobile al posto di Caicedo, che, nonostante tutto non ha sfigurato e ha dimostrato di essere fondamentale con le sponde per gli inserimenti dalla trequarti“.

Facciamo un passo indietro. Cosa è mancato alla Lazio per riuscire a vincere o pareggiare la gara contro l’Inter?

E’ mancata la cattiveria sotto porta, come nel match contro la Roma. Arrivare svariate volte davanti ad Handanovic e non concludere con cattiveria è una cosa che non puoi permetterti assolutamente. Buona la partita della squadra nel complesso e voto positivo a Bastos, che, quando gioca male viene criticato troppo duramente, ma, quando gioca bene nessuno gli riserva dei complimenti“.

Cosa significa per te essere della Lazio?

Essere della Lazio per me significa saper superare i momenti di difficoltà all’ultimo respiro, quando tutto sembra perduto, che, alla fine è un po’ il senso di tutto, mai mollare. Anche quando tutto sembra andare male“.

Lascia un messaggio a tutti i tifosi biancocelesti..

Mai lasciare la squadra da sola, la Lazio è un patrimonio da custodire e noi abbiamo la responsabilità di difendere i colori che hanno amato prima di noi, i nostri padri e i nostri nonni“.

  


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ANGOLO DEL TIFOSO | Scattarreggia, autore del libro dedicato a Chinaglia: “Ci ha regalato l’orgoglio di essere laziali. Se fossi riuscito a parlarci gli avrei voluto dire che..”

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Paolo Scattarreggia, autore del libro “Il grido di battaglia. Come Giorgio Chinaglia ha cambiato la storia per i tifosi della Lazio” è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Laziopress. Lo scrittore ha parlato della sua esperienza da supporter biancoceleste, di quanto Chinaglia fosse importante per il popolo biancoceleste e di cosa avrebbe detto a Giorgio, se non fosse venuto a mancare prima di una cena a tre organizzata da un suo amico americano, che era solito frequentare lo stesso ristorante della bandiera biancoceleste degli anni ’70.

Come nasce l’idea di pubblicare il libro?
Sono cresciuto seguendo la Lazio di Chinaglia quando avevo solamente 11 anni. Tra l’altro io vivevo nella zona costruita dal presidente Lenzini e avevo modo di incontrare diversi giocatori che abitavano in quel quartiere: giocavo con loro e c’era la possibilità di incrociarli. Poi la vita mi ha portato in giro e, da circa vent’anni, vivo in America. Dieci anni fa ho scoperto per caso che Chinaglia viveva in Florida e un mio amico mi propose di andare a pranzo in un ristorante, che Giorgio era solito frequentare. Purtroppo, Chinaglia morì poco prima del nostro incontro; quindi, io decisi di andare al funerale a Naples. La famiglia fu molto disponibile e mi permise di depositare la bandiera biancoceleste vicino al feretro e, parlando con i presenti, mi resi conto che non avevano alcuna idea di quanto Chinaglia fosse stato importante per noi tifosi. Durante il funerale parlai in onore di Giorgio e sua moglie mi disse che le mie parole l’avevano commossa a tal punto di chiedermi di mettere la bandiera della Lazio nel feretro del marito. Adesso la bandiera è con lui. Quindi al decennale della sua morte decisi di far uscire un libro in suo ricordo, dove ho ripercorso le vicende giudiziarie da lui vissute e raccontato i passati 40 anni vissuti da tifoso, fino ad arrivare al momento del funerale”.

Se fossi riuscito ad andare a quella cena, che cosa avresti voluto dire a Chinaglia?
(ride, ndr) Gli avrei voluto chiedere tanti aneddoti di quegli anni: da quando è andato via, fino al momento in cui è tornato. Avrei voluto sapere come fossero andare le cose, perché da presidente lui ci ha messo i soldi, ma anche il cuore. Quando ho presentato il libro ho avuto la fortuna di passare un’ora con Giancarlo Oddi che mi ha raccontato molte vicende e chissà Giorgio quanto avrebbe potuto dirmi. Mi è dispiaciuto molto non averci potuto parlare a cena, ma ho pensato che scrivere un libro in suo onore fosse il modo migliore per rendergli omaggio”.

 Cosa ha rappresentato per te Giorgio Chinaglia?
“La particolarità di Chinaglia è stata quella di averci regalato per la prima volta il diritto di riscatto e l’orgoglio di essere laziali. Giorgio ha sfidato tutti e i tifosi hanno capito di poter alzare la testa di fronte a tutti. La vittoria dello scudetto nel ’74 ha rappresentato il simbolo di questa rinascita”.

Che discorso hai fatto al funerale?
“Ho raccontato le emozioni che provavamo noi tifosi vedendo giocare la Lazio di quegli anni. Le squadre venivano a Roma e perdevano tutte, un’esperienza che non avevamo mai vissuto; per cui ho raccontato questo periodo di entusiasmo”.

Attualmente pensi ci sia un giocatore biancoceleste che faccia sentire i tifosi orgogliosi di essere laziali?
“I tempi sono diversi, ma ritengo che Immobile stia cominciando a diventare un leader e un punto di riferimento. Come ho scritto nel libro, il calciatore ideale è quello che in campo prova le stesse emozioni del tifoso. Anche l’arrivo di Romagnoli è stato fondamentale, perché la gente ha ripreso ad andare allo stadio; il fatto che sia laziale ha dato un forte impulso alla tifoseria”.

Lei ha una targa con la scritta Lazio. Ha avuto difficoltà nell’ottenerla o ha riscontrato dei problemi nel corso del tempo?
Negli Usa è possibile personalizzare la targa ed è quindi legale scegliere un nome, a patto che nessuno già lo abbia già utilizzato. Molti anni fa ho scelto questa, e ad oggi pago di più il prezzo del bollo. In Florida,  la targa normale è bianca con le scritte verdi e, avendola personalizzata a seconda degli sfondi, ho potuto scegliere di quale colore farla. Ho optato per questa perchè è la più azzurra di tutte e riporta la scritta “salvate le balene della Florida”. Il fatto è che non è solo azzurra ma ha la coda della balena, che nella mia immaginazione rispecchia le ali dell’aquila. La ho da almeno 10 anni e, a meno che io non ci rinunci, nessuno può averla”. 


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