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Per Lei Combattiamo

Lotito: “I diritti li ho io, per gli altri sono finiti: servono i risultati. Tornerò ad adoperarmi per lo stadio della Lazio”

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Il Presidente della Lazio, Claudio Lotito, ha parlato ai microfoni del Corriere dello Sport, durante un evento  organizzato dal quotidiano sportivo per parlare di calcio, scuola e formazione. “L’esperienza fa assumere comportamenti diversi: quando sono entrato nella Lega, sono entrato in un sistema con delle criticità ed un modus operandi diverso. Il problema non era chi facesse il Presidente, ma come evitare le perdite ed io proposi le soluzioni. Io misi il Salary Cap che mi permise di risanare la Lazio che era in perdita e con tanti debiti. Per me la società deve avere solide fondamenta, come una casa ed oggi quel tipo di visione si dimostra giusta anche per il sistema calcio, che non è solo il risultato sportivo – il più importante – ma essendo delle società di capitali devono seguire le norme della legge. Io devo poi preservare e tramandare questo patrimonio sportivo della Lazio e ai miei calciatori dico sempre di essere dei campioni nella vita, non solo in campo.”

Il salto di qualità? E’ ottenibile anche con i miei parametri. Dopo la Juventus è la squadra che vince di più in Italia. La Fiorentina non ha vinto alcun trofeo, il Napoli meno della Lazio. Noi non usiamo fertilizzanti o scorciatoie. Siamo una società modello perché abbiamo dei valori, anche se non viene spesso riconosciuta questa cosa. I giornali vengono venduti con le notizie sensazionali. Chi fa il giornalista oltre all’interesse personale deve avere anche una responsabilità verso il pubblico. I giovani non hanno più riferimenti, solo il calcio è rimasto tale, tutti ne parlano.”

“Ho creato un habitat che fa essere orgogliosi i calciatori di appartenere ad una società, Formello è uno dei migliori centri in Italia se non in Europa. Io sono un combattente, perché nella vita se sei determinato arrivano i risultati. Se c’è la necessità di dimostrare, perché vuoi emergere, metti il 300% allora vai bene. Bisogna avere la sana cattiveria agonistica ma con umiltà: alla squadra manca questo atteggiamento, non rispecchiando il suo Presidente. Non sono arrabbiato con la squadra, ma deve dare di più. Noi abbiamo una formazione che può competere con tutte, ma deve avere l’atteggiamento di quella Lazio che vinse contro l’Inter del Triplete in Supercoppa. Non mi sono mai permesso di entrare nel merito delle scelte di formazione, perchè penso che ognuno abbia bisogno di sviluppare le proprie caratteristiche. Ho fatto delle correzioni anche nell’ambito del mercato. Con l’umiltà si ottengono risultati diversi. Io sono abituato a lavorare in equipe: ascolto tutti, ma decido io perchè ho il ruolo di decidere. Ma l’interesse collettivo che va perseguito è raggiungere gli obiettivi: un errore di un singolo si ripercuote sul gruppo. Le vittorie sono frutto del lavoro d’insieme. Il problema è quando qualcuno pensa di sentirsi fenomeno e commette errori che poi ricadono su tutti. Un nome? Non c’è. In una struttura esistono gerarchie che vanno rispettate: dove c’è disordine, governa la povertà. Quando qualcuno consente che non vengano seguite le gerarchie, nascono i problemi. Sta a noi creare le condizioni per mettere a ciascuno di essere consapevoli delle proprie caratteristiche, ma anche del fatto che tutti si è utili e nessuno è indispensabile. Noi abbiamo perso la qualificazione Champions con l’Inter quando avevamo buoni due risultati su tre. Tu l’avresti fatto giocare de Vrij? Ricordo la partita, che ho visto: non entro nel merito, ma è successo quello che è successo. Il buonsenso passa attraverso l’umiltà e l’interesse collettivo. I meriti sono di tutti, soprattutto di chi ha il coraggio di recepire le intuizioni. Le responsabilità sono di tutti, in primis mie perchè ho avallato l’andare incontro ad un certo tipo di rischio. A vantaggio mio oggi ci sono i risultati, mentre quando sono entrato ho dovuto rompere degli schemi: ho fatto delle cose che rimarranno nella storia, da naufrago in mezzo al mare che gestisce uno stato di necessità. Tutti devono acquisire questo stato di mentalità. Non c’entra Inzaghi sulla domanda su de Vrij, ma i fatti dicono che la partita l’abbiamo persa per lui. Ma ripeto, mi assumo gli oneri e gli onori: in questa decisione mi sento responsabile perchè non ho impedito una determinata scelta, perchè mi sembrava un’ingerenza in una scelta che non era la mia. L’esperienza varia in rapporto al tempo e alle persone: se vuoi che il club cresca, l’imprinting va dato da tutti. Dico sempre che ci sono diritti e doveri: i diritti li ho io, per gli altri sono rimasti adesso solo i doveri. Ovvero? I risultati. Un discorso riferito a tutti: io pago gli stipendi che i giocatori devono dimostrare di meritare. Se volessi i giocatori per giocare chiamo la Primavera: scelgo i giocatori per vincere. Li metto nelle condizioni di portare i risultati, e vanno portati. Poi le partite si vincono o si perdono. Possiamo confrontarci alla pari con tutte? Sì. I giocatori vanno messi nella condizione di potersi esprimere. Penso a Jony, preso come sostituto di Lulic: non sono automi, ma esseri umani. Diamogli il tempo. Siamo in un gioco di squadra dove si vince tutti insieme: chi si considera fuori dal progetto non contribuirà al 100% alla causa. Nell’intervallo, Immobile accusa un malessere al quale Inzaghi risponde di doverlo sostituire: la reazione alla sostituzione non è stata funzionale e consona all’evento e alla statura del giocatore. Io non so come ha reagito lo spogliatoio, perchè io sono venuto a conoscenza del fatto quando esso è stato compiuto. E’ stato un problema di eccessivo individualismo, dove il giocatore non ha pensato al lavoro di squadra. Non è fondamentale quello che cerchi di inculcare nella testa di un figlio o di un giocatore, ma l’esempio che gli dai. Contrariamente a quello che si pensa io non sono mai entrato nella sfera tecnica. Non mi sembra che per il giornale siamo importanti, vedendo le pagine…!L’Atalanta ha un’ottima organizzazione e ho una grande stima di Percassi: abbiamo una grande comune identità di vedute, e ci sentiamo spesso. Ha il vantaggio di lavorare in una città meno oppressiva rispetto a Roma, senza nulla togliere al suo operato per il quale ha dei meriti sotto gli occhi di tutti. Diamo a Cesare quel che è di Cesare, la squadra è impostata per avere fame. Lo stadio? Mi sono dedicato a migliorare il centro di Formello, anche se necessita uno stadio. E’ difficile realizzarlo in una città come Roma, dove il tessuto sociale ed economico sembra quasi tenti di scongiurarlo piuttosto che incentivarlo. Penso a quando sono stato accusato di speculazione. Tornerò ad adoperarmi per lo stadio, un bene di caratura sociale per la Capitale. Mi piacerebbe fare lo stadio a Roma, perchè siamo la Prima squadra della Capitale: farlo qui, soprattutto a Roma Nord avrebbe un significato importante. Il bene rimarrebbe di proprietà della Lazio e del suo azionariato: sarebbe della collettività. Per la miopia della politica ci è stato impedito.

 


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Lazio-Fiorentina: le formazioni ufficiali

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Alle 18 scenderanno in campo Lazio e Fiorentina per la prima partita del girone di ritorno. Ecco le formazioni scelte da Sarri e Italiano:

LAZIO (4-3-3): Provedel; Marusic, Casale, Romagnoli, Hysaj; Milinkovic, Cataldi, Luis Alberto; Pedro, Anderson, Zaccagni. All. Sarri.

FIORENTINA (4-3-3): Terracciano; Dodò, Milenkovic, Ranieri, Biraghi; Bonaventura, Amrabat, Barak; Gonzalez, Jovic, Kouamé. Allenatore: Italiano 


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