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Acerbi a tutto tondo: “Non ce la faccio a vivere in piena serenità. Il cancro mi ha salvato”

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Il perno della difesa della Lazio Francesco Acerbi, mai assente in una gara di Europa League ha deciso di raccontarsi e lo ha fatto attraverso le pagine de La Repubblica dove ha voluto ripercorrere la sua vita a tutto tondo partendo dal definirsi un uomo “sbagliato”: “Penso di essere un uomo solitario e dunque difficile. Non è facile starmi vicino e credo che la colpa sia solo mia. Non ce la faccio a vivere in piena serenità. C’è sempre un pensiero che mi segue e non c’entra nulla con quanto mi è accaduto. È come se nella testa mi battesse continuamente un martello. Così alcune volte divengo antipatico, trasportato dal vento dell’umore“.

Un ragazzo coraggioso capace di trarre del buono anche dalla malattia che lo ha colpito: “Ritengo che la malattia mi abbia addirittura migliorato poichè ha fatto sparire rimorsi e rimpianti. Sono divenuto un osservatore del paesaggio che mi circonda. Ho cancellato il futile, le persone negative, ma anche le illusioni. Ho smesso di sognare, ho scelto di fissarmi degli obiettivi semplici. Ad esempio, volevo tornare a giocare in nazionale, e ci sono ritornato. Un’ansia in meno. Come la tengo a freno? Calcio e casa, e basta. Mi ripeto continuamente di non pensare ad altro. Poi, chiaramente, c’è il lavoro con lo psicanalista che mi accompagna dagli anni del Sassuolo. Lui vive a Modena, io a Roma. Ci incontriamo il venerdì pomeriggio, attraverso una videochat, trascorrendo un’ora che mi fa sentire bene.”

Sulla preghiera: “Non prego spesso. Diciamo, da sempre ogni mattina ed ogni sera. Si tratta di una preghiera personale della durata di almeno cinque minuti attraverso cui parlo con dio e gli affetti cari che non ci sono più, poi un padre nostro e un’avemaria“.

Acerbi poi parla dei genitori: “Mia  madre mi ha educato alla bontà, mentre mio padre mi ha insegnato la tenacia e l’ambizione. Ho sempre necessitato di un avversario per riuscire ad esprimermi il massimo e per tempo l’ho idealizzato in mio padre. Dopo che è venuto a mancare sono crollato arrivando a toccare il fondo. Indossavo la maglia del Milan, non avevo più stimoli, non ero capace più più giocare. Ho iniziato a bere e bevevo di tutto. Potrà apparire come un terribile un paradosso, ma il cancro è stato una salvezza. Era presente di nuovo un avversario contro cui combattere, un limite da superare. È come se dovessi vivere una seconda volta. E sono tornato bambino. Sono riaffiorate immagini del tutto dimenticate“.

Sulle figure che lo hanno guidato nei primi passi nel mondo del calcio: “Roberto Clerici, colui che scoprì Pirlo. Mi ha allenato alla Voluntas di Brescia. È venuto a mancare l’anno scorso, troppo presto, aveva 75 anni. Poi il signor Romeo, non ricordo il cognome e mi scuso con la sua famiglia, è stato il primo a credere in qualche mio qualità. Avevo sette anni, mi conduceva su un campo di calcetto di Casalmaiocco, sprofondato in mezzo alla nebbia e mi faceva calciare con entrambi i piedi. Prima di diventare un difensore ho giocato in porta ed in attacco“.

Nel universo calcistico poi, Acerbi ha conosciuto anche Giorgio Squinzi, al quale dedica un ricordo: “Con Squinzi ci siamo capiti e rispettati. Talvolta era sufficiente uno sguardo, in altre occasioni un abbraccio. Vorrei evitare di aggiungere altro“.

Infine, tornando alla carriera, il numero 33 biancoceleste si proietta ai prossimi traguardi: “I miei obiettivi sono quelli di continuare a giocare sino a 38 anni, voglio togliermi qualche soddisfazione con la Lazio, poi prenderò la via dell’allenatore“.

 


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SERIE A – L’AVVERSARIO | Tutto quello che c’è da sapere sulla Fiorentina

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Inizia la seconda parte del campionato di Serie A: domenica alle ore 18:00 sarà LazioFiorentina. Allo Stadio Olimpico i biancocelesti ospitano i Viola di Vincenzo Italiano in una sfida fondamentale in ottica Champions, considerando che la vittoria dei capitolini consentirebbe loro di consolidare un’ottima posizione nella zona alta della classifica.

photo Antonio Fraioli

LA FIORENTINA. La squadra di Italiano presenta una situazione diametralmente opposta alla Lazio in termini di risultati: a differenza dei biancocelesti, i Viola vengono da due sconfitte consecutive, tra cui l’ultima proprio in casa contro il Torino. Al momento militano in una zona anonima della classifica: la Fiorentina è a 11 punti dalla zona retrocessione e a 5 punti dal settimo posto che le permetterebbe loro di tornare in Conference League.

LA FORMAZIONE (4-2-3-1) – Terracciano; Dodo, Milenkovic, Igor, Biraghi; Amrabat, Duncan; Ikoné, Bonaventura, Gonzalez; Kouamé.

LA STELLA. Per dare una risposta positiva di ripresa la Fiorentina proverà ad affidarsi a Sofyan Amrabat, ancora non al top della forma. Il centrocampista è chiamato a fare la differenza in campo in questo girone di ritorno, soprattutto dopo la prestazione negativa nella scorsa gara contro il Torino: da una sua apertura sbagliata è scaturito il gol di Miranchuk. In questa seconda parte di campionato Italiano proverà a fare affidamento su di lui e su Mandragora per agevolare la fase offensiva.

IL PRECEDENTE. L’ultimo incontro tra le due squadre si è disputato il 10 ottobre 2022. Un dominio tutto biancoceleste quello che è andato in scena al Franchi, con gli uomini di Sarri che si sono imposti di misura sulla Fiorentina per 4 a 0, grazie alle reti di Vecino, Zaccagni, Luis Alberto e Immobile.

  


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