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CorSera | Re Cecconi, i dubbi di Maestrelli jr: “Ero lì. Mai creduto allo scherzo della rapina”

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Gennaio 1977, il calciatore della Lazio fu ucciso in una gioielleria. Massimo, figlio dell’allenatore, tornava a casa con il gemello: «La frase “Fermi tutti, questa è una rapina” non può averla detta, non era da lui. Morendo, ci rivolse un sorriso dolce…»

«Io c’ero, fuori da quella gioielleria. Era buio, faceva freddo. Babbo ci aveva lasciato da poco più di un mese e in quegli istanti, steso su un marciapiede a due passi da casa, in attesa dell’ambulanza che tardava, se ne stava andando anche Cecco…»

Bella e terribile, la vita.
«Vero. Ci aveva riservato la gioia più grande e ora ci presentava un duro conto…»

Lui era a terra e…
«Cecco era stato portato fuori dal negozio e giaceva sull’asfalto, con la testa sostenuta da qualche passante…»

Maestrelli, Re Cecconi. Il mister dello scudetto e la mezzala imprendibile quando scattava sulle fasce. Trionfi e tragedie. Radiocronache sportive e fattacci di nera. Era appena iniziato un anno cruciale della storia italiana, spartiacque tra la fantasia al potere e il crepitio delle armi, quando la traiettoria tragicamente perfetta di un colpo di pistola Walther 7.65 consegnò alla storia cittadina una delle pagine più sconvolgenti.

18 gennaio 1977, ore 19.30. Il calciatore della Lazio Luciano Re Cecconi, 28 anni, sposato, due figli, entrando con il collega (terzino) Pietro Ghedin nella gioielleria di un amico in via Nitti, alla Collina Fleming, pensò di fare uno scherzo, stando alla versione accreditata. Si tirò su il bavero ed esclamò: «Fermi tutti, questa è una rapina». L’orefice, Bruno Tabocchini, fu una saetta: impugnò la pistola che teneva sotto il banco e fece fuoco. Un unico colpo. Al cuore. Re Cecconi ebbe solo il tempo di dire, stramazzando, «ma io scherzavo…»

Titoli di scatola sui giornali. Lo sport in lutto. L’Italia sconvolta dall’atrocità del destino. In una frazione di secondo, il tempo di uno sparo, due famiglie si ritrovarono legate indissolubilmente. Due cognomi-idolo della curva Nord, gli artefici, assieme a “Giorgione” Chinaglia, del tricolore del 1974. Papà Tommaso, l’allenatore di quei fenomeni, era morto il 2 dicembre 1976 per un tumore. Massimo Maestrelli, broker, ex procuratore di calcio, oggi ha 56 anni ed è l’unico che può ricordare… Anche Maurizio, il fratello gemello, è mancato. Anche la sorella Patrizia. Sempre lo stesso male.

La memoria selettiva l’aiuta a scartare i ricordi brutti?

«Macché, mi sembra ieri. Avevo 14 anni e quella sera io e Maurizio tornavamo dalle ripetizioni di latino da casa di nostra cugina Bina, a circa 200 metri. Man mano che ci avvicinavamo, il brusio cresceva. Ci guardammo perplessi e arrivati davanti al negozio, infilandoci nella folla, capimmo: Cecco era stato portato fuori e giaceva per terra, il capo tenuto su da qualche passante. Facemmo in tempo a guardarlo in viso e chiedergli cosa fosse successo. Lui ricambiò con lo sguardo dolce. Ma non parlò, era come stordito».

L’Angelo biondo, così lo chiamavate.
«Ci legava un affetto fortissimo. Babbo non voleva che i suoi calciatori avessero contatti con noi quattro figli, soprattutto per evitare storie con le mie due sorelle, ma con lui aveva fatto eccezione. Già dai tempi di Foggia, Cecco ci veniva a prendere una volta a settimana per portarci al cinema, a mangiare una pizza, il gelato. Avrò avuto sette anni… Nel film “Ninì Tirabusciò” Monica Vitti s’era alzata la gonna, facendo “la mossa”, e io e Maurizio restammo colpiti, emozionati. Lui era con noi. Restò il nostro segreto con Cecco».

Quella sera, in via Nitti…
«Tutti ci guardavano come i fratellini minori, qualcuno ci tirò in disparte. L’ambulanza non arrivava e Cecco fu caricato su un’auto. Tornammo di corsa a casa, tra le braccia di mamma, a raccontarle cosa era successo, ma l’aveva già saputo da un’edizione speciale del tg. Poi tutti noi Maestrelli andammo all’ospedale San Giacomo, ma Cecco era volato via».

Muore giovane chi al cielo è caro.
«Ci ho pensato. Io e Maurizio ci siamo detti tante volte “se fossimo arrivati cinque minuti prima, Cecco si sarebbe fermato a parlare con noi e sarebbe vivo”. Sembrerà strano, ma da quel doppio terribile lutto, la mia famiglia ha tratto valori positivi. Ci ha insegnato ad affrontare gli altri dolori e a capire che c’è qualcosa, oltre la vita su questa terra». CorriereDellaSera

 


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Lazio-Fiorentina, Provedel: “Importante la solidità dimostrata, dispiace non aver parato il gol”

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Intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio, il portiere della Lazio Ivan Porvedel ha commentato il pareggio maturato all’Olimpico contro la Fiorentina per 1-1.

Queste le sue parole:

La Fiorentina è una squadra forte, ha fatto una bella partita, è una squadra che ha molti punti in meno per quello che esprime, peccato non aver concretizzato qualche occasione per portare la vittoria a casa. L’hanno giocata a viso aperto, per me è importante la solidità dimostrata, cerco di fare sempre il mio meglio delle volte ci sono riuscito delle volte no, il percorso è di crescita. La Fiorentina pressava a uomo e  giocavano alti, per noi che giochiamo palla a terra il lavoro si è fatto più difficile per cercare di evitare i rischi, potevamo gestire qualche pallone, loro sono stati bravi. Dobbiamo fare  ancora meglio, per me la prestazione è positiva e la Fiorentina è stato un avversario molto difficile. Cambi? Io penso che gli ingressi siano stati positivi ma non dipende da chi entra, ma dallo spirito del collettivo. Mi dispiace non aver parato il gol”.

Queste le parole dell’estremo difensore in zona mista:

È stata una partita molto dura, loro sono una squadra forte, con molti punti in medo di quelli che meriterebbe secondo me. Sono venuti a fare una gara importante, peccato non essere riusciti ad allungare nuovamente le distanze, ma siamo stati solidi e questo è l’importante. Se le squadre ci lasciano gli spazi è più facile uscire, loro ci hanno pressato molto forte e gli spazi che hanno chiuso nella nostra area ce li hanno concessi più avanti. Per me la prestazione è da tenere, un punto da portare a casa anche se si poteva fare meglio. Lanci lunghi? Noi cerchiamo l’uscita da dietro, delle volte non si riesce e quindi se abbiamo gli spazi chiusi cerco la profondità“.

“Le proteste di Immobile per il recupero? Io non ho parlato con l’arbitro, per me sono cose che contano il giusto. Avrei preferito qualche minuto in più, però se hanno deciso così va bene. Guardando le occasioni in generale si poteva portare a casa la vittoria, non ci siamo riusciti. Poi per gli episodi finali è un punto guadagnato“.

Per me questa è un’esperienza molto positiva: ho avuto la fiducia della società che ha deciso di prendermi, io cerco solo di ripagarla nel quotidiano e in partita. In alcuni casi il mio contributo è stato sufficiente, in altri non sono riuscito ad essere perfetto. Penso faccia parte del percorso di crescita“.

Vedo il bicchiere mezzo pieno. Quello che forse ci era mancato nel tempo era la solidità. In alcuni casi, se non puoi vincere la partita non la devi perdere. Dopo prestazioni di un certo tipo non deve calare l’attenzione. Oggi non è successo. Bisogna dare anche merito agli avversari. Siamo in crescita“.

  


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