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Immobile: “Alla Lazio manca solo la continuità. Inzaghi ha costruito una squadra intorno a me”

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Ciro Immobile, il centravanti che sta tanto facendo sognare, si è raccontato nel salotto de ‘I Signori del Calcio” in onda su Sky Sport dove ha ripercorso la sua tappe fondamentali della sua carriera, senza dimenticare i momenti difficili, come quelli con il Borussia Dortmund ed il Siviglia: “Stavo attraversando un periodo importante della mia carriera, i contatti iniziarono a fine aprile. Le cose andarono fin da subito non andarono bene. Forse a Dortmund la cultura era diversa dalla nostra e non c’erano molti italiani. Il mio dispiacere è quello di non essere stato all’ altezza di stare lì. Sarei stato felice di lavorare con Kloop.  Quella di Siviglia è stata la peggior stagione fatta, non ho mai trovato un punto di contatto con l’allenatore. Non c’erano colpe da attribuire,  semplicemente non c’era feeling”. Ciro ha poi voluto ricordare i bomber a cui è ispirato ed ai quali ha “rubato” sempre qualcosa: “Vieri era l’attaccante che mi appassionava maggiormente. E’ stato un centravanti fenomenale,  ha scritto la storia di tanti club. Trezeguet in area di rigore è il più forte mai visto”. Dai miti ai primi istanti nel calcio dei grandi: “Del mio esordio ricordo che eravamo sotto 1-0, mi tremavano le gambe, fu un momento speciale. A Pescara con mister Zeman è stata un’anata perfetta, eravamo una formazione giovane con l’aggiunta di qualche calciatore esperto. C’era la combinazione perfetta per fare bene. Abbiamo iniziato ad ottenere vittorie, riempivamo l’Adriatico, c’erano sempre quindici mila presenze. Della promozione mi ricordo le persone che ci attendevano allo stadio, è stato veramente bello, mi viene la pelle d’oca quando ci ripenso. Insigne e Verratti avevano qualcosa in più degli altri , si vedeva subito, è stata bello crescere insieme. Quando ci rincontriamo in Nazionale, siamo come fratelli, ci conosciamo da molti anni”. Su Belotti, l’amico incontrato qualche giorno fa: “Non penso al calcio quando stiamo insieme, abbiamo fatto anche una vacanza. A Torino, così come a Pescara, c’era una squadra di grandi uomini, siamo riusciti a conquistare l’accesso in Europa League grazie ad un campionato fantastico. Da lì è iniziato tutto, ci ho creduto di più. Diventare il capocannoniere della Serie A a ventidue anni non è stato semplice”.

Dal passato al presente, Immobile si tuffa nella Lazio: “Ancora siamo carenti sotto il profilo della continuità dei risultati, nel rimanere in partita con la testa sempre al massimo, ogni tanto ci sono dei vuoti. Se vogliamo essere una formazione matura, dura che è intenzionata a vincere ciò non deve succedere. Manca solamente questo, perché dal punto sotto il profilo delle qualità siamo una squadra a cui non si può dire nulla. Quando abbiamo voglia di giocare, la gente si diverte. Vorrei lavorare per lottare e raggiungere la Champions. Ci siamo noi, la Roma, il Napoli, l’Atalanta. Tutte lottiamo per il quarto posto. Vorrei anche  andare avanti in Europa League, è un torneo che mi affascina”. Poi, sui rigori: “Per tirare un rigore bisogna avere cuore, freddezza e tranquillità. Si tratta di un duello tra te e il portiere. Lazio-Sampdoria me la ricordo bene, non tanto per la partita in sé, arrivavamo da un ritiro punitivo. C’è stato un rigore al 96’ dopo cinque minuti trascorsi al Var. Rimanere lì con il pallone in mano non è stato semplice. Non ho nulla contro il Var, la tecnologia prosegue il suo cammino nella vita e nello sport, gli americani lo fanno da sempre nel basket. Sulla velocità, nel primo anno ci sono stati degli errori e quindi si sono detti di prendersi un po’ di tempo in più”.

Ciro Immobile in campo, oltre alla maglia della Lazio, veste anche quella della nazionale: “Siamo stati eliminati, il mondiale brasiliano non è andato come volevo, mi aspettavo qualcosa di più. Ventura inizialmente era lo stesso al Torino ed in nazionale ed  i risultati sono arrivati. Dopo il match con la Spagna siamo andati un po’ in confusione, sotto il profilo mentale non eravamo più quelli gli stessi. Si è trattato della  delusione più grande della mia carriera. Mancini sta proponendo una cosa molto diversa,  ossia un gioco offensivo fatto di tecnica, velocità e scambi veloci. Fin da subito stiamo facendo grandi cose. Conte è un allenatore che ti entra in testa per il suo atteggiamento, è diretto, è sincero, ti parla in faccia dicendoti ciò che vuole, non molla mai e vuole lo stesso dai suoi calciatori. All’ Europeo s’era creato un gruppo di 23 giocatori che dava tutto sul terreno di gioco, era complicato batterci. Spagna-Italia è stata la gara perfetta”. 

Uscendo dal campo di gioco non può mancare un accenno alla sua famiglia: “Con mia moglia ci siamo conosciuti a Pescara, è stato amore da subito. Dopo sei mesi ci siamo trasferiti insieme a Genova, e da lì è iniziata tutta la storia. Quando per strada incontro le persone mi dicono “sembra che vi amate solo voi”. Giorgia e Michela ci hanno riempito la casa. La prima è un terremoto, la seconda un po’ più tranquilla, una signorina. Mattia invece ha il fisico da centrale di difesa. Sono un padre severo, desidero che i miei figli crescano nel mio stesso modo. Io e mia moglie proveniamo da due famiglie semplici e questo è importante. Sono quello che desideravo diventare”. Con la famiglia Ciro oramai vive a Roma da qualche anno: “Se parliamo di Roma come città, devo dire che non me l’aspettavo così, credevo fosse peggio. La città è fantastica, la mia famiglia sta benissimo, è una delle più belle al mondo”. Una città che gli ha permesso di esprimersi al meglio: “Sono felice di quello che sto facendo. Non era facile, c’era un ruolo importante da ereditare, quello di Klose. Non era semplice, ma lavoro con quella determinazione, quella cattiveria e anche con un po’ di quella testardaggine grazie alla quale sono riuscito a le stagioni passate. Poi ho incontrato mister Inzaghi che ha costruito una squadra intorno a me. Se non fossi stato al livello dell aspettative qualcosa sarebbe mutato. Io ed Inzaghi siamo cresciuti insieme: lui come tecnico, io come giocatore. Adesso ho terminato la maturazione e lui sta cambiando moltissimo da quando abbiamo iniziato. Questa è la quarta stagione che lavoriamo insieme e sta crescendo proprio come allenatore. Entra nella mente dei giocatori, si preoccupa di loro, del gruppo, vuole creare un gruppo e ad avere rapporti con i giocatori all’interno dello spogliatoio. Vuole stabilire con i calciatori più forti un legame. Desidera sapere se le cose vanno male e quali sono gli aspetti da migliorare. Poi, lui, essendo giovane, riesce meglio in quello più rispetto a un tecnico più maturo. È molto preparato così come il suo staff”.

Immobile, infine, chiosa sul razzismo: “Non c’è nulla da dire quando si parla di razzismo e di sportività. Non c’è discussione quando si parla tra persone, siamo tutti uguali. Questi tempi dovrebbero essere ormai superati e invece, purtroppo, non è così. Bisogna evitare, però, di condannare tutti, perché noi dal campo, magari, sentiamo pochi rovinano 50mila. È complicato estirpare quella minima parte. Ci sono molte persone intelligenti che riescono ad andare oltre queste cose e a scorgere cosa offra veramente il calcio”.

  


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Partita della Pace, le parole di Lotito e Immobile alla conferenza di presentazione

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Quest’oggi si è tenuta la conferenza di presentazione della Partita della Pace, iniziativa alla quale prenderà parte la Lazio con il suo bomber Ciro Immobile. L’attaccante sarà infatti capitano, insieme a Ronaldinho, di una della sue squadre che si affronteranno il 14 novembre. Alla conferenza, sono intervenuti sia Immobile che il Presidente della Lazio Claudio Lotito.

Queste le loro parole, raccolte da a Radiosei:

Lotito: “Ho accolto con favore questa iniziativa. Quando sono entrato nel mondo del calcio anche perché questo sport, con questo forte impatto mediatico, può educare e moralizzare. Viviamo un momento difficile, l’appello di pace del papa deve essere recepito da chi vive con i valori dello sport. Questa è una guerra nata per interessi geopolitici quindi queste iniziative servono peer sensibilizzare in tal senso. I valori che cerco di trasmettere al mio club e che cerco di tramandare nell’istruzione sportiva, perché al di la dei risultati del campo, dove siamo avversari e non dividere, sono trasportabili con questo sport perché insieme possiamo unire, esaltare il valore, il merito. Maradona anni fa mi ha chiesto di entrare a Formello proprio perché la Lazio incarna questi valori. Ed è stato contento di vedere l’accoglienza che gli abbiamo riservato. Il calcio non rappresenta i valori economici, ma i valori umani. lo dico sempre ai miei calciatori che devono scendere in campo con il rispetto degli avversari. Il valore di questo evento è proprio questo. Trasmettere tale messaggio ai giovani. Viva la pace”.

Ciro Immobile: “Sono felice che papa Francesco abbia scelto il calcio per mandare un messaggio così importante e sono orgoglioso di essere il capitano di una squadra. Sono contento perché giocheremo nel ricordo di Maradona che è stato capitano e rappresentante di questo evento in passato. Diego ha ispirato tanti di noi e continuerà a farlo”. 


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