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Il regista Genovese: “La Lazio se la gioca con tutte. Lotito? Bella esultanza a Milano; gli chiederei un difensore a gennaio”

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Immaturi”, “Perfetti sconosciuti” e “Tutta colpa di Freud” sono solo alcuni dei suoi successi; regista, sceneggiatore e grande tifoso laziale: Paolo Genovese, ai microfoni di “Leggo” parla del momento dei biancocelesti.

L’esultanza del presidente a Milano dopo il gol vittoria ha fatto scalpore ed ha fatto il giro del web?
«Ero anche io allo stadio e devo dire con soddisfazione: finalmente un presidente tifoso. Sono contento della sua vicinanza alla squadra. Mi piace che il presidente sia così caldo e partecipe quando è allo stadio. Vederlo esultare come un ultrà mi ha fatto piacere».

In un calcio italiano che è sempre più in mano a livello di società ad holding internazionali, Lotito resta una figura italianissima che ci riporta indietro nel tempo, al football di qualche anno fa.

«Sicuramente. E’ proprietario della Lazio dal 2004, ci tiene, lavora e soffre per la Lazio. E chi non lavora non sbaglia. Il risultato però è che in questi anni abbiamo vinto qualche trofeo e siamo lì a un soffio dalla Champions».

Lazio quarta dopo 11 giornate, lei se l’aspettava?
«Quest’anno sta esprimendo un gioco molto interessante. La squadra è rimasta invariata rispetto alla scorsa stagione, con i pro e i contro, ovviamente. Il pro è l’intesa incredibile che si è creata. Quando comincia a creare da centrocampo, non ce n’è per nessuno. Abbiamo una classifica interessante, ma c’è da recriminare».

Per cosa?
«Il punto debole è la difesa, troppe distrazioni che ci hanno fatto perdere almeno 4-5 punti negli ultimi dieci minuti. Con quelli, la classifica sarebbe interessante».

A cosa si può ambire?
«Questo non è un campionato come gli scorsi in cui una squadra è più forte della altre e ammazza la classifica. Mi sembra più equilibrato. La Juve non è irresistibile, l’Inter è forte ma non troppo, la Roma e il Napoli sono lì. Non darei per certo il titolo alla Juve, anzi. Tutte possono giocarsela, anche la Lazio».

Può puntare in alto allora?
«Abbiamo la sindrome del brutto anatroccolo, di non pensare mai in grande. Con questo gioco, non solo può giocarsi un posto in Champions ma anche lo scudetto, così come Inter, Napoli e Roma. Ci fa paura pensare in grande, invece possiamo e come farlo. Lo abbiamo dimostrato di potercela giocare alla pari con queste squadre. Ci divertiremo, ne  sono certo».

Ha un messaggio finale per Lotito?
«Io, come tutti i tifosi, direi di comprare a gennaio. Cercherei un difensore centrale forte perché è questo il settore dove stiamo soffrendo. Ci darebbe una certa sicurezza. Se Lotito ci regalasse un rinforzino, non sarebbe male».

 


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Meloni, la sorella Arianna: “Io e Giorgia non siamo della Lazio, ma in famiglia…”

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Intervenuta ai microfoni de Il Messaggero, la sorella di Giorgia Meloni Arianna, ha parlato della vita privata della neo premier svelando un aneddoto riguardante la fede della famiglia.

Queste le sue parole:

“Sfatiamo subito un falso mito. Io e Giorgia non siamo laziali. Abbiamo sempre tifato Roma. A casa solo mamma è biancoceleste. Ora lo sono anche le mie figlie perché mio marito, Francesco Lollobrigida, è lazialissimo”.

  


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