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Pres. Lecce Sticchi Damiani: “Sul rigore è stata applicata una regola inesistente, andava ripetuto”

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Al termine della gara Lazio-Lecce, ai microfoni di Sky Sport ha parlato il presidente del Lecce Saverio Sticchi Damiani : “È stato un match che fa tornare a casa con rimpianti e recriminazioni. Il Lecce ha fatto una grande gara, il campo ha detto altre cose rispetto al dato rappresentato dal risultato che è stato determinato da interpretazioni discutibili del direttore di gara. Sul caso del rigore del Lecce c’è una regola che dice che in questo caso il rigore si ripete perchè in area entrano nello stesso momenti calciatori di ambo le squadre. La prassi non può invertire il contenuto della regola. È difficile spiegare ai tremila tifosi che sono venuti a Roma che si tratta di una prassi. C’è una regola, la numero 14 che è stata violata. Il rigore su Calderoni è fantasioso. Qui sto parlando di un’ applicazione di una regola. Qui andava ripetuto il rigore. Si tratta di un errore clamoroso“.

Il presidente dei giallorossi continua poi ad analizzare la sfida in conferenza stampa: “E’ stata una partita spettacolare, tra due squadre che hanno giocato a calcio. Noi siamo una neopromossa, che ha fatto 18 tiri contro una squadra fortissima. Oggi parlo io perchè il mister ed i ragazzi sono rammaricati per la situazione del rigore non ripetuto che non abbiamo compreso, le regole del calcio dicono che il penalty doveva essere ripetuto: Lapadula entrava solo con i corpo, alcuni della Lazio erano dentro. Del rigore di Calderoni non parlo, perchè ognuno può valutarlo a modo suo, ma nel primo caso parliamo di una messa in atto sbagliata del regolamento. Non è uno di quei casi in cui si può valutare le cose in maniera diversa: se vedi Lapadula, vedi anche i 4 giocatori della Lazio. E’ la regola 14 del gioco del calcio. Se cambiano delle prassi, bisogna essere avvisati e spiegarlo anche per i tifosi numerosi che ci hanno seguito a Roma“.

Il Presidente dei salentini ha poi continuato a parlare in zona mista nella pancia dell’Olimpico: “Oggi è stata applicata una regola che non esiste nel gioco del calcio. Vi ricordo che l’articolo 14 dice chiaramente che se i giocatori delle due squadre entrano in area durante il penality, il calcio di rigore, secondo regolamento, va assolutamente ripetuto. Questa è una regola categorica non si discute. Nel momento in cui c’è una regola l’utilizzo di una prassi che segnala una cosa opposta non ha senso. Non possiamo cambiare le regole per delle prassi contrarie, come facciamo a spiegarlo a chi ci segue. Il calcio si sta un po’ rovinando, soprattutto dopo una gara del genere. Noi in queste gare ci giochiamo la salvezza e dopo situazioni del genere diventa sempre più dura anche perchè si deve dar conto a giocatori e tifosi. Mi auguro un intervento di Rizzoli o Nicchi per migliorare questo calcio e non lo dico per me ma in vantaggio di tutti”.

 


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La Repubblica | Lazio, il rinforzo in extremis: Pellegrini va da Sarri

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Dopo Romagnoli, arriva un altro difensore-tifoso per la Lazio. Stavolta sulla fascia sinistra. Il mancino Luca Pellegrini, almeno per i prossimi sei mesi, completa la batteria dei terzini a disposizione di Sarri. Si vedrà in estate se esercitare o no il diritto di riscatto fissato con la Juventus a ben 15 milioni. Il ragazzo, classe ‘99, è già sbarcato ieri sera a Fiumicino, accolto e festeggiato da un gruppo di tifosi. Fremeva per tornare nella Capitale, dove il suo percorso da professionista era cominciato sull’altra sponda del Tevere nel 2018. Stavolta però indosserà i colori della sua squadra del cuore. E sulla questione dell’autenticità della fede calcistica, per la quale sul web si è aperto il dibattito tra tifosi, c’è la parola del padre a fare da garanzia. Ha dato i primi calci con il Tor Tre Teste, Pellegrini, poi è cresciuto nel vivaio della Roma. Ma l’animo laziale, seppur celato, è rimasto immutato.

Incredibile in questo senso la somiglianza del suo percorso proprio con quello di Alessio Romagnoli. Da un possibile inizio nelle giovanili biancocelesti, poi invece sfumato, agli esordi in giallorosso. Un addio a Trigoria senza troppi rimpianti e alla fine, dopo varie altre maglie indossate, i fili del destino che si intrecciano, cucendo per entrambi un’aquila sul petto. Pellegrini è il quarto ex romanista che approda a Formello negli ultimi due anni, dopo Pedro, lo stesso Romagnoli e Cancellieri. È ormai conclamato quindi che il cambio di casacca, diretto, come nel caso del fuoriclasse spagnolo, o dopo vari passaggi, sia un tabù sfatato nell’ambiente capitolino, visto anche il precedente di Kolarov a parti invertite. Come i suoi predecessori, peraltro, anche Pellegrini può dirsi deluso dall’epilogo della sua storia in giallorosso. Quando era al Cagliari raccontò come nacque la decisione di andare alla Roma: «Feci il provino con loro, poi mi contattò la Lazio. Sembrava potesse nascere qualcosa ma, al momento di concludere, posticiparono l’incontro. In quei giorni di attesa mi richiamò la Roma e così ho firmato». Questa volta invece Luca ha aspettato fino all’ultimo. Il progetto tecnico di Sarri, con cui ha anche parlato al telefono in questi giorni, lo entusiasma. Per agevolare l’operazione, alla fine svincolata dall’addio di Fares, ha addirittura accettato di dimezzarsi l’ingaggio fino a giugno. La Juventus parteciperà al pagamento di parte dello stipendio e così la Lazio ha potuto far rientrare l’operazione nei parametri dell’indice di liquidità. Per piazzare l’esterno franco-algerino in Turchia, dove lo vuole l’Antalyaspor, ci sarà tempo fino all’8 febbraio. Era troppo urgente invece per il tecnico avere a disposizione un terzino di piede mancino, per ampliare le rotazioni in vista dei tanti impegni ravvicinati nei prossimi mesi. Dal canto suo Pellegrini voleva a tutti i costi andar via da Francoforte, dove l’avventura non è andata come sperava. Ha quasi 24 anni, Luca, e ha bisogno di trovare continuità in campo per far valere le sue qualità, mostrate solo a sprazzi finora.

Nelle ultime ore di mercato si è consumata anche un’altra storia che sembra chiudere un cerchio del destino. Zarate, ricordato ancora con affetto dai laziali, è approdato al Cosenza, in Serie B. A 35 anni l’argentino torna nella terra d’origine della sua famiglia. La Repubblica

 


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