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Per Lei Combattiamo

Inzaghi: “Terzo posto meritato, ma dobbiamo migliorare. Complimenti ai ragazzi, Acerbi lavora sempre bene”

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Il tecnico della Lazio, al termine della gara dell’Olimpico contro il Lecce, ha analizzato la vittoria ai microfoni di SkySport. Queste le dichiarazioni di Simone Inzaghi: “Abbiamo vinto una gara importante: abbiamo creato molto ed anche subìto, ma il Lecce ha fatto faticare tante squadre.  Meritiamo il terzo posto, per tutto ciò che abbiamo fatto vedere e per le qualità, ma sappiamo di dover migliorare. In primis serve aiutare i nostri difensori nella fase difensiva. Abbiamo bisogno di tutti i giocatori, faccio i complimenti ai ragazzi che hanno stretto i denti e dato tutto, dopo la gara di giovedì in cui il risultato non ci ha premiati. Lapadula e Babacar sono forti, fisici e con esperienza, Acerbi ha giocato da terzo ma anche al centro lavora nel migliore dei modi“.

Il tecnico poi ha preso la parola in conferenza stampa: “Ottima gara, soprattutto dopo la prova di giovedì. I ragazzi sono stati bravissimi, nel primo tempo dovevamo essere più lucidi nel fare gol, viste le occasioni create. Non dimentichiamo che l’avversario di oggi era forte e ci ha dato del filo da torcere. Approccio alla gare differenti in campionato ed in Europa? io penso solo che dobbiamo essere bravi a rialzare la testa. Ai ragazzi oggi gli si può rimproverare poco, gli avversari salivano ed avevano due attaccanti bravi; dovevamo gestire meglio nel finale ma venivamo da 48 ore soltanto trascorse dall’ultima gara. Il campionato non era semplice e dopo la sosta dobbiamo continuare così. Sul piano mentale alcune gare ci hanno dato la spinta, ma ero tranquillo perchè vedevo che la squadra faceva gruppo e creava, i risultati non sempre ci hanno premiato, ma io sapevo bene che la squadra era sul pezzo ed i risultati sarebbero arrivati. Leiva stava facendo bene, ma con le loro ripartenze ho pensato che saremmo rimasti in dieci, quindi ho optato per Cataldi. Marusic e Radu? Dopo la sosta dovrebbero esserci, bisogna vedere come rispondono, abbiamo bisogno di loro e speriamo di recuperarli presto. La sosta al momento giusto? chiaro è che veniamo da bei risultati, quindi avremmo preferito giocare, ma va bene tirare il fiato, visto il tour de force impegnativo“.

Il Mister ha poi proseguito a Lazio Style Radio: “Correa si sta ritagliando uno spazio importante, è un ragazzo serio e che aiuta tanto la squadra. Ha fatto 6 gol e sono convinto ne potesse fare di più. Il secono tempo con l’Atalanta ci ha dato lo slancio ma anche prima non facevamo male, bisogna far girare gli episodi a nostro favore. Ho fatto i complimenti a Liverani perchè è venuto a giocarsi una partita con personalità e a viso aperto, sapevo che ci sarebbero state insidie ma faccio i complimenti ai miei ragazzi 


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La Repubblica | Lazio, il rinforzo in extremis: Pellegrini va da Sarri

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Dopo Romagnoli, arriva un altro difensore-tifoso per la Lazio. Stavolta sulla fascia sinistra. Il mancino Luca Pellegrini, almeno per i prossimi sei mesi, completa la batteria dei terzini a disposizione di Sarri. Si vedrà in estate se esercitare o no il diritto di riscatto fissato con la Juventus a ben 15 milioni. Il ragazzo, classe ‘99, è già sbarcato ieri sera a Fiumicino, accolto e festeggiato da un gruppo di tifosi. Fremeva per tornare nella Capitale, dove il suo percorso da professionista era cominciato sull’altra sponda del Tevere nel 2018. Stavolta però indosserà i colori della sua squadra del cuore. E sulla questione dell’autenticità della fede calcistica, per la quale sul web si è aperto il dibattito tra tifosi, c’è la parola del padre a fare da garanzia. Ha dato i primi calci con il Tor Tre Teste, Pellegrini, poi è cresciuto nel vivaio della Roma. Ma l’animo laziale, seppur celato, è rimasto immutato.

Incredibile in questo senso la somiglianza del suo percorso proprio con quello di Alessio Romagnoli. Da un possibile inizio nelle giovanili biancocelesti, poi invece sfumato, agli esordi in giallorosso. Un addio a Trigoria senza troppi rimpianti e alla fine, dopo varie altre maglie indossate, i fili del destino che si intrecciano, cucendo per entrambi un’aquila sul petto. Pellegrini è il quarto ex romanista che approda a Formello negli ultimi due anni, dopo Pedro, lo stesso Romagnoli e Cancellieri. È ormai conclamato quindi che il cambio di casacca, diretto, come nel caso del fuoriclasse spagnolo, o dopo vari passaggi, sia un tabù sfatato nell’ambiente capitolino, visto anche il precedente di Kolarov a parti invertite. Come i suoi predecessori, peraltro, anche Pellegrini può dirsi deluso dall’epilogo della sua storia in giallorosso. Quando era al Cagliari raccontò come nacque la decisione di andare alla Roma: «Feci il provino con loro, poi mi contattò la Lazio. Sembrava potesse nascere qualcosa ma, al momento di concludere, posticiparono l’incontro. In quei giorni di attesa mi richiamò la Roma e così ho firmato». Questa volta invece Luca ha aspettato fino all’ultimo. Il progetto tecnico di Sarri, con cui ha anche parlato al telefono in questi giorni, lo entusiasma. Per agevolare l’operazione, alla fine svincolata dall’addio di Fares, ha addirittura accettato di dimezzarsi l’ingaggio fino a giugno. La Juventus parteciperà al pagamento di parte dello stipendio e così la Lazio ha potuto far rientrare l’operazione nei parametri dell’indice di liquidità. Per piazzare l’esterno franco-algerino in Turchia, dove lo vuole l’Antalyaspor, ci sarà tempo fino all’8 febbraio. Era troppo urgente invece per il tecnico avere a disposizione un terzino di piede mancino, per ampliare le rotazioni in vista dei tanti impegni ravvicinati nei prossimi mesi. Dal canto suo Pellegrini voleva a tutti i costi andar via da Francoforte, dove l’avventura non è andata come sperava. Ha quasi 24 anni, Luca, e ha bisogno di trovare continuità in campo per far valere le sue qualità, mostrate solo a sprazzi finora.

Nelle ultime ore di mercato si è consumata anche un’altra storia che sembra chiudere un cerchio del destino. Zarate, ricordato ancora con affetto dai laziali, è approdato al Cosenza, in Serie B. A 35 anni l’argentino torna nella terra d’origine della sua famiglia. La Repubblica

 


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