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GdS | Roma-Lazio, un derby super tra saluti e raddoppi

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Vero stasera il derby racconta almeno una storia da zona Champions (ma forse la Lazio sogna anche altro), ma l’impressione è che, se si fossero incontrati in un’altra vita, lontana da quella irrazionalità emotiva che il calcio scatena, avrebbero potuto persino diventare amici. James Pallotta e Claudio Lotito, infatti, sono entrambi uomini di grande passione e d’intelligenza economica non banale. Personaggi che non direbbero mai che «vincere è l’unica cosa che conta» e che sanno guardare al passato – pur glorioso – in modo disincantato. Roma e Lazio – per caso o per scelta – li hanno eletti rappresentanti di due universi contrapposti e speculari, conditi solo dal desiderio unico di superarsi. Così, nel giorno in cui Pallotta officia da lontano il suo ultimo derby da presidente – pronto a passare lo scettro, nel giro di un mese, al magnate texan-californiano Dan Friedkin – è facile giocare alle differenze tra i due, utilizzando sogni e bisogni coniugati ai numeri. Nel periodo in cui sono stati affiancati, due spiccano su tutti: lo zero nei trofei giallorossi contro i 4 biancocelesti e i 592 contro il «sempre» della loro presenza nella Capitale.

LE DIFFERENZE

Se la prima cifra è di facile in- terpretazione, la seconda certifica i giorni di assenza del numero uno giallorosso dalla Capitale contro l’avverbio che, dal 19 luglio 2004, accompagna il presidente biancoceleste. Sarebbe troppo banale recitare «lontano dagli occhi, lontano dal cuore» perché, se è vero che Pallotta non è mai stato sentito dai tifosi della Roma come «uno di noi», anche Lotito negli anni ha avuto i suoi problemi. Certo, se si pensa che il presidente bostoniano come media punti-partita di campionato è stato il più vincente della storia giallorossa, si capisce come lascerà col rimpianto niente affatto segreto di non aver mai vinto nulla. Anzi, perdendo forse il derby più importante della storia, quello in finale di Coppa Italia nel 2013, che fa scolorire tutti i successi nelle Stracittadine che vedete a fianco. Eppure per vincere Pallotta, da azionista di maggioranza, in 9 anni ha schierato un presidente, 2 vicepresidenti, 2 ceo, 3 amministratori delegati, 3 direttori generali, 4 direttori sportivi e 8 allenatori. Quanto basta per raccontarsi che troppe scelte sono state sbagliate. Certo, il business ha avuto sempre la precedenza, ed in questo senso la profezia pallottiana del 28 maggio 2017 è stata sottovalutata.

CERTEZZE E SOGNI 

Chi invece non ha alcuna intenzione di lasciare è Claudio Lotito. Che, anche ultimamente, ha ribadito come voglia restare presidente a vita per poi lasciare la Lazio a suo figlio Enrico. Lo disse subito, poco dopo il suo insediamento. Sono passati quindici anni e mezzo e Lotito è ancora lì. La sua gestione è la seconda più lunga nella storia del club, inferiore solo a quella di Fortunato Ballerini, cento anni fa. Quando si insediò, Lotito disse anche che la sua sarebbe stata una Lazio prima risanata e poi vincente. Lotito ha arricchito di ben sei coppe la bacheca societaria, operando pure il sorpasso storico sulla Roma per numero di trofei conquistati (il bilancio è adesso di 16-15 per i biancocelesti). Ha superato la Roma ed avvicinato Cragnotti, che resta il presidente più vin- cente della storia laziale, ma solo con un trofeo in più rispetto a Lotito (7 contro 6). Lotito spera di raggiungerlo già nei prossimi mesi. Perché questa Lazio, quasi certamente la più forte da quando è presidente, autorizza i sogni più arditi.

 


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Juventus-Lazio, i convocati di Sarri: la scelta su Pellegrini

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Questa sera all’Allianz Stadium Juventus e Lazio si affronteranno per l’ultimo quarto di finale di Coppa Italia, con la vincente del match odierno che affronterà l’Inter di Simone Inzaghi in semifinale. Attraverso i propri canali social, la Lazio ha reso nota la lista dei convocati per il match con i bianconeri: anche il nuovo acquisto Pellegrini è subito disponibile.

 


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