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Il Messaggero | Inzaghi ha il suo Ciroud…

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Niente Giroud all’Olimpico? Nessun problema o quasi perché i tifosi della Lazio hanno già chiuso il capitolo, seppur doloroso. «Ci pensa Ciroud (Ciro Immobile, ndr)» gridano in coro. Uno che da solo ha segnato otto reti in più di tutta la Spal che oggi arriva a Roma con l’obiettivo mission not impossible. Ma c’è di più perché i ferraresi sono una delle sue vittime preferite: 7 gol in 5 gare. Qualche dubbio in più ce lo ha invece Inzaghi che deve fare i calcoli con diversi acciacchi nella rosa. La Spal, è l’unica, insieme all’Inter, ad aver battuto finora i biancocelesti. Un ko cocente quello dell’andata, arrivato in rimonta. Uno di quei classici black out da Lazio vecchio modello. La squadra di Semplici si ritroverà di fronte però stavolta una delle formazioni più in forma del campionato, lanciata verso l’obiettivo Champions e con quella pazza idea che si è messa in testa: lo scudetto.

INCERTEZZA CORREA
Incroci sempre complicati quelli con al Spal. Nei cinque precedenti si segnalano due vittorie a testa e un pari. Proprio alla prima al ritorno in serie A dei ferraresi. Le ultime due invece sono proprio due ko per la Lazio. Una partita fondamentale quella di oggi per Inzaghi che deve testare il polso dei suoi dopo un derby con più ombre che luci. Serve subito ritrovare la cattiveria che aveva permesso di vincere 11 gare di fila. Tenere il passo di Juventus e Ianter per poi tentare di rubare altri punti nel recupero di mercoledì contro il Verona. Tre partite in una settimana, succederà solo un’altra volta da qui alla fine del campionato, quando il 22 aprile ci sarà il turno infrasettimanale. Gestione delle forze è la missione principale di Simone che sa benissimo di dover centellinare anche i minuti per arrivare fino in fondo. «Giroud ci avrebbe aiutato» dice il tecnico biancoceleste che poi rivela «Nel reparto offensivo abbiamo qualche problema con l’infortunio di Correa. Fare delle previsioni su quando tornerà di preciso è molto difficile. Caircedo e Immobile stanno giocando da tantissime partite, C’è il rischio tra infortuni e squalifiche, dovremo avere la massima attenzione». Tradotto Immobile e Caicedo dovranno fare gli straordinari. Non basta essere il miglior attacco (47 centri) che sfida il peggiore (15), bisognerà fare molto di più. Soprattutto Ciro che è diffidato.

Il Messaggero/Emiliano Bernardini 

 


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Il Messaggero | Sarri, la Lazio non cambia mai

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L’eterno ritorno dell’identico, un sali e scendi continuo, dentro e fuori dal campo. Non cambia mai, la Lazio, né l’ambiente intorno. E si finisce sempre a predicare equilibrio su un dondolo. Dal premio oscar col Milan al film horror. Forse al prossimo show torneranno tutti sul carro di Maurizio, ma intanto Sarri torna sotto processo, anche se la Lazio ha sette punti in più dell’anno scorso ed è comunque quarta a un punto dalla Roma al terzo posto, tutt’altro che scontato (per rosa e fatturato), in attesa dello scontro diretto con l’Atalanta di sabato. Sarà un bivio. Ma dopo l’ennesimo pareggio a Verona e il calo vistoso delle ultime sette gare (9 punti, 9 gol subiti e appena 11 fatti), meritano comunque un’analisi lucida e approfondita le accuse mosse al tecnico. Partiamo dai soli due cambi sfruttati al Bentegodi, ovvero Vecino e Felipe Anderson: «Non volevo andare oltre perché la squadra nel finale era cresciuta molto». Quella voglia nel recupero di trovare il successo spinge ancora Sarri a fare i complimenti allo spogliatoio, persino il giorno dopo a Formello. Ma è solo un modo per tenere unito questo gruppo perché adesso tornano pure i mugugni interni, soprattutto di chi gioca meno: per esempio, soprattutto Lazzari è arrabbiato, come lo sono i tifosi per il suo mancato ingresso, dimenticando forse la sua prestazione opaca a Torino. È un dato di fatto però che Sarri si affida sempre allo stesso zoccolo duro, ha impiegato 21 giocatori quest’anno, 5 dei quali con un minutaggio ristretto (Maximiano, Radu, Marcos Antonio, Cancellieri e Romero): nessuna big in Serie A ne ha invece utilizzati meno, nei primi 5 campionati Europei solo Guardiola ha lo stesso metodo. Ma dalla panchina biancoceleste chi dovrebbe dare il cambio di passo? La società non ha preso un attaccante – neanche Bonazzoli – a gennaio per non «turbare l’equilibrio». Questa Lazio sa stravincere, ma mai vincere giocando sporco, specie con un Immobile così sotto tono. Solo il vero Ciro può trasformare in oro ogni chance in quei maledetti match che si mettono di traverso e non sta più succedendo. Felipe e Zaccagni sono spremuti, ora lo pagano e non sono nati cecchini di ruolo. Non a caso, nel 2023 la Lazio non conclude più, ha una media di tre tiri a gara (grazie ai 6 in Coppa col Bologna) nello specchio.

DIFETTO SENZA RIMEDIO – Vanno rivisti gli schemi da calcio piazzato e gli angoli di Luis Alberto. Sul patibolo torna però sempre l’integralismo di Sarri ovvero quell’incapacità di cambiare in corsa il 4-3-3 con un altro modulo. Anche questo un vecchio ritornello, che oltretutto si scontra con le caratteristiche dell’organico, in cui Sarri avrebbe voluto molta più corsa e strappi a centrocampo. Il problema piuttosto rimane un antico difetto nel cervello, i blackout che si verificano da un decennio e stavolta valgono il sesto gol incassato nel primo quarto d’ora del secondo tempo, i 17 punti persi da una situazione di vantaggio, 9 solo nel nuovo anno. La difesa a zona (vedi l’errore di Casale) va in tilt se tutti non sono concentrati al massimo. Forse l’unica vera colpa che si può imputare a Maurizio è di non essere riuscito neanche lui a trovare un rimedio. I tifosi lo perdonavano a Inzaghi, non a un allenatore con 4 milioni d’ingaggio, ovvero il top mai pagato da Lotito. Persino il patron adesso gli rimprovera questo e di aver messo insieme 18 punti in nove gare contro le big e appena 21 in dodici contro le squadre della seconda parte della classifica in basso. Le motivazioni e il carattere rimangono sempre il neo di una Lazio già fuori dall’Europa League e dalla Coppa Italia, ma ancora in corsa per la Conference e la conquista della Champions. Forse senza la Juve e con un Milan sul precipizio, non serve più un “miracolo”, ma il cammino rimane tortuoso. Il gap in panchina non è stato colmato nonostante i tanti milioni spesi in estate, un boomerang per il tecnico. Guai però a far diventare Sarri il “capro espiatorio”, a pressarlo sul futuro con un rinnovo triennale di Tare già in bozza nei meandri di Formello. È stato avviato un progetto di cambiamento, ci sono sempre incidenti di percorso, ma è folle interromperlo e tornare al passato. Altrimenti non si farà davvero mai il salto in alto. Il Messaggero/Alberto Abbate

 


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