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ESCLUSIVA | Pasquali, speaker della Lazio: “Il saluto con Immobile è oramai una scaramanzia. Sogno tutte le notti di gridare «La Lazio è Campione d’Italia»”

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Il campionato è fermo, i seggiolini blu dell’Olimpico sono deserti con un silenzio assordante a fare da contorno. Mancano le prodezze dei campioni, i colori e i cori dei tifosi laziali e l’immancabile voce dello speaker capace di far schizzare in pochi secondi i decibel dell’impianto capitolino. Un ruolo quest’ultimo molto importante per la buona riuscita dell’evento ed incorporato in caso Lazio da Francesco Pasquali che, in esclusiva ai microfoni di LazioPress.it, ha parlato del suo passato e del suo presente lanciando anche un messaggio forte e chiaro ai sostenitori biancocelesti.

Partiamo da lontano. Dove nasce la tua lazialità?

“È un vizio di famiglia. La mia passione per la Lazio risale agli anni ’70 quando mio papà grande tifoso biancoceleste mi portava a vedere le partite in un Olimpico più freddo di quello di ora, senza copertura. Si andava allo stadio tre-quattro ore prima con i mezzi pubblici, con la ciriola o la rosetta, con il succo di frutta. Parte tutto da qui”.

Sono passati un po’ di anni e lo scorso settembre sei riuscito a conciliare la passione con il lavoro. Ci racconti come è nato il tutto e la sensazione che hai provato il primo giorno?

“Mi reputo una persona fortunata perchè nella mia vita lavorativa sono riuscito a trasformare le mie passioni, ossia lo sport, la radio, un microfono, la musica, la discoteca, in una professione. Nel corso degli anni sono riuscito a realizzare tutti i miei sogni e dulcis in fundo a settembre è arrivata una telefonata alla quale ne sono seguite diverse. Appena mi hanno proposto di iniziare questa avventura ho detto: «Quando cominciamo, quando è la prima di campionato?». È stata un’emozione forte, era il mese di agosto. Sono tornato a Roma, ho avuto un paio di colloqui con la società e con Radio Italia da quest’anno partner ufficiale della Lazio e poi ho iniziato la mia avventura con una partita molto molto facile, il derby”.

Che prima volta è stata il derby?

“Faccio sempre questo paragone: è come se ci si prepara ad un corso di paracadutismo ed alla prima lezione ti butti da sedicimila metri. Questa è stata la sensazione che ho avuto, si iniziava con la partita per eccellenza. Puoi capire l’emozione, lo stress, l’adrenalina, un carico pesantissimo da affrontare. È stato il preludio di una cavalcata straordinaria per me, per i risultati ottenuti dalla squadra, per come il pubblico ha approcciato a mio parere in maniera diversa rispetto agli altri anni alla partita e soprattutto al pre partita e a tutto quello che la Lazio in primis e poi Radio Italia hanno voluto mettere in campo per dare un qualcosina in più ai suoi meravigliosi tifosi”.  

Hai avuto occasione di scambiare qualche battuta anche magari per via telefonica con chi ti ha preceduto (Renzo Giannantonio, ndr)?

“Non ho mai avuto occasione di parlarci al telefono. In tutte le occasioni in cui mi è stato possibile l’ho sempre ringraziato perchè io non ho fatto altro che inserirmi nella sua strada che aveva tracciato che è stata una via importante, fondamentale. È chiaro che poi quando una persona arriva per sostituirne un’altra ci mette un pizzico della propria personalità e professionalità”.  

Parlavi della stupenda cavalcata della Lazio. Da quando sei arrivato, almeno nelle gare casalinghe in campionato, i ragazzi di Inzaghi non hanno mai perso. Ti sento anche tu un po’ artefice di questo capolavoro?

“Ho pensato un milione di volta al fatto che da quando sono arrivato io la Lazio almeno in campionato è imbattuta. Credimi, non è falsa modestia, ma non ho alcun merito, zero meriti. Sono arrivato penso nel momento giusto in cui tutte le caselle si sono messe al posto giusto: la squadra, l’armonia in campo, i risultati, la tifoseria. Non mi stanco di ripetere che sono una piccolissima goccia in questo straordinario oceano biancoceleste. Il mio compito alla fine è leggere dei nomi, poi il resto gran parte lo fa la squadra e i tifosi”.

È vero, il tuo compito principale è leggere i nomi dei calciatori. A un rapporto particolare con qualcuno di loro? Hai qualche aneddoto da raccontarci?

“Arrivo molto presto allo stadio prima delle partite considerando che abbiamo un briefing con alcuni. Subito dopo di me arriva il pullman con la squadra. Io sono già in campo quando i giocatori arrivano per la ricognizione quindi le mie opportunità d’incontro con loro sono molte limitate e si verificano in momenti cruciali. Quando li vedo entrare sul rettangolo di gioco per saggiare le condizioni del terreno li vedo già concentrati. Sono una persona che difficilmente riesce a rompere quest’atmosfera, figuriamoci in questo frangente. Devo dire però che il saluto oramai diventato scaramantico tra me e Ciro Immobile è immancabile così come il capitano, Danilo Cataldi che non mancano mai di salutarmi. I rapporti non sono profondissimi, ma c’è stima e rispetto reciproco”. 

Mi rendo conto che iniziare con il derby sia già di per sè molto emozionante, ma qual’è stato il momento che ti ha lasciato più brividi?

“Ti rispondo con quella che può apparire una banalità. Essere in quello stadio, in quel contesto per me è sempre, sottolineo sempre, emozionante. Anche Lazio-Cremonese di Coppa Italia con pochi spettatori per me ha rappresentato un’emozione. È chiaro che poi ci sono partite e partite: hai citato il derby, ma posso dirti la sfida con il Napoli forse perchè festeggiavamo i 120 anni, perchè Immobile a poco dalla fine va a cercarsi il pallone su Ospina con caparbietà, spera nell’errore, è lì e lo infila con l’apoteosi successiva. È stata una partita difficile che in altri tempi la Lazio avrebbe addirittura perso ed invece anche lì i tre punti li abbiamo portati a casa”. 

Quali sono i nomi da urlare che ti mancano di più?

“Io amo Ciro Immobile, penso che nove laziali su dieci rispondano come me. Quando lui segna parte lo stacchetto musicale, non urlo subito il suo nome perchè voglio proprio godere dell’entusiasmo che arriva dagli spalti. La mia voce arriva con molti secondi di ritardo perchè è un godimento unico”.

Quindi hai qualche secondo per esultare liberamente prima di annunciare il nome…

“Certo! Tutte le persone che lavorano dietro le quinte e a tal riguardo vorrei salutare il dj Stefano Tagliaferri che mi dà una grossa mano nell’assemblare le canzoni che usiamo ad esempio nel warm up, nel dopo partita ha quei due tre secondi per esultare”.

Torniamo un attimo all’attualità. Immagina di avere di fronte a te un Olimpico gremito, che messaggio urleresti ai tifosi laziali per incoraggiarli in questo momento di crisi?

“Nel mio piccolo attraverso i miei social qualche giorno fa ho messo a disposizione la mia voce, nel senso che se qualcuno avesse avuto delle richieste per un audio piuttosto che un video avrebbero potuto chiedermi qualsiasi cosa: un buon compleanno, un saluto ai parenti e così via. Mi sono piovute decine di richieste che sto cercando di soddisfare. Adesso se fossi all’Olimpico direi: « Tifosi biancocelesti, ma non solo, tifosi di tutta Italia. È il momento più delicato della nostra esistenza. Quello che posso dirvi è quello che da un mese vi ripetono le nostre autorità così come altri. Per uscire da questo maledetto periodo c’è un solo modo: stiamo tutti a casa! Solo così andrà tutto bene e potremmo tornare tutti insieme all’Olimpico e gioire per la nostra Lazio»”. 

Speriamo di gioire fino in fondo qualora si dovesse ricominciare…

“Non ho paura a nominare la parola Scudetto perchè nel corso di queste giornate la Lazio ha dimostrato di essere un gradino sopra la Juventus e l’Inter, due squadre che non mi hanno affatto impressionato. A livello di gioco la Lazio si è dimostrata superiore ad entrambe. Sono sicuro che quando e se torneremo a giocare potremo raggiungere l’obiettivo”.

Dunque non avresti nessuna paura ad urlare all’Olimpico: “La Lazio è Campione d’Italia”?

“Me lo sogno tutte le notti, non vedo l’ora non solo di gridare che la Lazio è Campione d’Italia, ma di partecipare alla festa Scudetto. Non so quale possa essere la location, ma qualunque essa sia immagino un milione di bandiere, di tifosi, di lacrime questa volta di gioia ed emozione. Non ho paura”.

  


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ESCLUSIVA | Pellegrini in biancoceleste, il papà: “Ha voluto fortemente la Lazio, la tifiamo da sempre. Orgoglioso della sua scelta”

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Una scelta di cuore, zero pensieri al denaro: Luca Pellegrini ha voluto la Lazio, mettendo davanti allo stipendio l’ambizione di un bambino che sognava di giocare all’Olimpico. Il difensore classe ’99 è un nuovo giocatore biancoceleste; il club laziale lo ha prelevato in prestito con diritto di riscatto dalla Juventus. Il terzino sinistro ha iniziato la stagione con la maglia dell’Eintracht Francoforte ed è approdato nella Capitale, volenteroso di essere confermato a fine campionato.

Per commentare il passaggio di Luca in biancoceleste è intervenuto in esclusiva ai microfoni di LazioPress.it il papà Mauro, che non nasconde l’emozione: “Il mio commento non può che essere di un entusiasmo infinito…. noi siamo una famiglia di laziali da sempre. Luca ha fatto un gesto d’amore incredibile nei confronti della Lazio. Ha rinunciato a molto da un punto di vista economico, io da genitore non posso che essere felice della scelta di mio figlio, dei valori e dei principi che ha messo prima dei suoi interessi economici. E non lo dico tanto per dire. La qualità della vita vale più di qualsiasi cifra. E per lui andare nella sua squadra del cuore è il massimo. Ora per lui sarà felicità pura giocare al calcio. Aggiungere altro è superfluo. Ha voluto fortissimamente la Lazio“.

 


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