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L’ANGOLO DEL TIFOSO | Mario: “26 maggio 2013, il ricordo più bello: stavo facendo la Cresima ma non vedevo l’ora che il sacerdote finisse”

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Come ogni lunedì i veri protagonisti siete voi. Torna l’ “Angolo del tifoso” e oggi è il turno di Mario. E’ nato laziale, tutto merito del padre che è riuscito a trasmettergli questa gran fede seppur in una casa prevalentemente rossonera. 23 anni di lazialità e aneddoti, ce ne ha raccontato qualcuno, con la speranza di tornarne a vivere molti altri, sempre con la birra in mano, la sciarpa al collo e la Lazio nel cuore.

 Da dove nasce la tua passione per la Lazio?

“La passione è nata insieme a me. Mio padre è un laziale accanito in una famiglia in cui nessun altro tifa Lazio. Mia madre è della Juventus, mia cugina romanista ma in maggioranza in casa sono milanisti. Io sono nato col cuore laziale, forse  per far compagnia a mio padre, è una passione che non vale la pena non condividere e soprattutto non trasmettere. La mia prima volta allo stadio è stata insieme a lui. Quella è stata la prima delle tante: è stato amore a prima vista, se già prima gli insegnamenti di mio padre mi avevano convinto, dopo aver vissuto su pelle cosa significa essere laziale i colori biancocelesti non mi hanno più abbandonato.”

 Vai spesso allo stadio? Qual è stata la tua prima partita all’Olimpico?

“Cerco di essere molto presente, almeno in casa. La mia prima partita è stata Lazio-Juventus, 12 settembre 2009. Abbiamo perso 2 a 0. Ho capito subito che non sarebbe stato un amore facile, ma che ne sarebbe valsa comunque la pena.”

 Come vivi le partite quando sei allo stadio?

 “L’agitazione c’è sempre, poi quest’anno si è alzata la posta in gioco e anche la partita più semplice diventa una gran sfida da non sottovalutare. Da casa vivo le partite un po’ più tranquillo perché non c’è la tensione che sento sugli spalti, ma allo stadio l’ansia è veramente tanta… Quindi diciamo che le vivo con la birra in mano, è  molto più facile così arrivare senza tachicardia al 90esimo minuto.”

 Qual è il momento più bello che ti ha fatto vivere la Lazio?

 “Il più bello in assoluto: 26 maggio 2013. Il destino ha voluto che oltre alla AS Roma ricevessi la Cresima anche io. Mio padre non ha assistito alla cerimonia per guardare la partita e il mio unico pensiero era ‘Ma ‘sto prete nse move?!’ Ne è valsa la pena aspettare, la felicità di quella sera non la scorderò mai! Il destino era stato crudele a non farmi andare allo stadio, ma la ricompensa è stata comunque grossa!”

 Qual è la coreografia della Nord di cui hai fatto parte che ti ha emozionata di più?

 “Quest’anno nelle coreografie ci siamo superati, una più bella dell’altra. Se dovessi dirti quale è stata la più bella forse direi quella del Giudizio Universale, un vero schiaffo morale alle bandierine dei romanisti. Ma la coreografia più emozionante per me è stata quella in onore di Gabriele Sandri, al derby Roma-Lazio del 18 novembre 2017.”

Cosa ti aspetti dalla Lazio in caso di ripresa del campionato?

“Era un gran campionato, iniziavo a crederci davvero tanto e lo stop non ci voleva proprio. Comunque ora si riparte, la grinta sembra tanta e speriamo che la nostra Lazio torni in campo più forte di prima. Però sono un po’ scaramantico e non voglio espormi troppo presto… Diciamo che ci spero e basta.”

 Il tuo calciatore preferito della rosa attuale? E del passato?

 “È una grande squadra. Ma i miei preferiti sono Luis Alberto e Sergej Milinković-Savić, tra loro due però è impossibile scegliere. Il mio idolo passato invece è senza dubbio Klose, arrivato dal Bayern Monaco si è rivelato un campione.”

 Cosa significa per te essere della Lazio?

 “Non saprei rispondere. Per me essere della Lazio è normale. Non potrei mai immaginare di portare nel cuore un’altra squadra.”

 

 

 

 

 

 

 

  

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Tatuaggio autografato da Signori, Francesco: “L’ho fatto perché è il mio idolo. Lui sorpreso quando lo ha visto” – FOTO

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Ci sarà sempre un legame indissolubile tra la Lazio ed alcuni giocatori, così che quest’ultimi saranno sempre nel cuore dei tifosi: un esempio di chi a Roma è senza dubbio un idolo è Giuseppe Signori, meglio conosciuto nella Capitale come re Beppe. Non è soltanto uno dei calciatori più forti della storia ultracentenaria biancoceleste, bensì un vero e proprio mito per numerose generazioni: a dimostrazione di questo ci fu lo storico corteo in cui i tifosi laziali scesero in piazza per scongiurare la sua cessione al Parma. Gol, tanti e belli, amore quello per questi colori, infinito: così si può descrivere Beppe Gol. Tanti infatti sono i ragazzi che hanno perfino deciso di tatuarsi il beniamino sulla pelle: uno di questi è Francesco che negli ultimi giorni ha anche aggiunto l’autografo, all’opera d’arte che già aveva sul polpaccio. Intervenuto in esclusiva ai microfoni di LazioPress.it, ha raccontato com’è nata l’idea e che emozione è stata mostrare il capolavoro al giocatore:Ho deciso di tatuare la storia della Lazio che ho vissuto in prima persona così il primo tatuaggio fatto è stato lo scudetto della S.S. Lazio, il simbolo della prima squadra della Capitale, il secondo tattoo poteva essere soltanto per colui che ha rappresentato la mia prima Lazio: ovvero il Re Beppe Signori. Quando si è bambini ci si innamora del singolo giocatore, io ho avuto la fortuna di nascere a cavallo tra gli anni ’80-’90, per questo ho dei ricordi bellissimi legati alla mia infanzia, pieni di trofei, vittorie e campioni, ma Signori ebbe la meglio su tutti quanti. Con lui inizia l’era Cragnotti, la più bella di sempre“.

Da quanto tempo hai il suo tatuaggio e quando hai aggiunto l’autografo?

Il tatuaggio l’ho fatto dal mio amico Daniele di Art Studio Tattoo a Civita Castellana un paio di anni fa, anche Daniele è un grande laziale come me e quindi ha subito apprezzato la mia idea e ha realizzato questa opera stupenda. Un paio di giorni fa siamo stati alla presentazione del nuovo libro di Beppe Signori a Cesano nella libreria ‘Enzo Lo Medico’  e finalmente abbiamo potuto incontrare e conoscere il nostro idolo. Su consiglio della mia fidanzata mi sono fatto autografare il tatuaggio da Beppe e la sera stessa Daniele non ha perso tempo e ha colto l’occasione per fissare indelebilmente la firma sulla mia pelle“.

Che emozione è stata incontrarlo?

E’ stato meraviglioso, lui è stato disponibile con tutti ed ha firmato le copie ad ogni persona che è venuta alla sua presentazione: è stato disponibile con chiunque. Ha risposto alle curiosità e alle domande, ha scherzato con i presenti, ha raccontato delle sue paure e dei suoi problemi passati. È stato davvero bello vederlo finalmente rilassato e felice dopo tutto quello che ha passato negli ultimi dieci anni. Per me incontrare e conoscere il mio idolo è stato un mix di ansia, felicità, eccitazione, ho sempre sognato questo momento fin da bambino e sarei rimasto lì nella libreria ad ascoltare i suoi racconti tutto il giorno, come credo tutti gli altri ragazzi presenti. Per quelli della mia generazione è e resterà sempre leggendario, difficile sostituire uno così“.

Come ha reagito quando ha visto il tatuaggio?

È stato ovviamente felice ed è rimasto sorpreso, ha chiamato gli organizzatori dell’evento per mostrargli il tattoo e ha rivolto ai presenti un piccolo quiz: ha chiesto in quale partita avesse eseguito quella esultanza, ovviamente se la ricordavano tutti, impossibile dimenticarla. Si ricordava del mio tatuaggio, perché gli avevo inviato la foto su Instagram e ha detto che molti ragazzi tifosi della Lazio soprattutto, ma anche del Bologna e del Foggia, gli inviano le foto dei tatuaggi che lo rappresentano. Dopo la firma mi ha chiesto di inviargli la foto una volta ripassata con l’inchiostro e così è stato, promessa mantenuta!“.

Il ricordo più bello che hai di Signori in campo…

Di momenti felici con Signori ne abbiamo vissuti tantissimi però se dovessi sceglierne uno sceglierei la prima volta che l’ho visto in campo in azione, la mia prima volta allo Stadio Olimpico, era un Lazio – Piacenza nella stagione 1996-1997 vincemmo 2-0 con i gol di Rambaudi e del mio Beppe che segnò con il suo marchio di fabbrica: il rigore da fermo. Ero in tribuna Monte Mario con il mio papà, ricordo tutto di quella giornata: i gol, le esultanze e la felicità provata in quel momento. Non credo che dimenticherò mai quella partita. Devo precisare che non ho scelto di essere della Lazio, lo sono sempre stato e basta, per questo, a differenza di altre tifoserie dove viene prima il giocatore poi la maglia per noi Laziali, conta solo il simbolo sul petto: per Beppe faccio un’eccezione perché è stato il primo vero campione della mia vita con la maglia che amo“.

C’è qualche giocatore che nel tempo ti ha fatto pensare a lui, sia per movenze in campo che per attaccamento alla maglia?

A seguire ci sono stati altri calciatori che mi hanno fatto esultare, gioire, impazzire: mi vengono in mente Tommaso Rocchi, o Miroslav Klose un grande campione e un vero signore del calcio, oppure Alessandro Nesta e ovviamente Senad Lulic, per il quale non servono spiegazioni, ma nessuno di loro si avvicina minimamente all’ammirazione che ho per Signori. E’ difficile paragonare qualcuno a Beppe. Una menzione particolare però va fatta a Ciro Immobile che sta infrangendo tutti i record e ha rubato tutti cuori dei tifosi biancocelesti: è indubbiamente entrato nella nostra storia, sia per quello che sta facendo con la nostra maglia, sia per l’attaccamento che sta dimostrando alla Società, ai tifosi, alla città di Roma. Quando un giocatore si commuove sotto la Curva Nord significa tanto per noi tifosi, per questo mi piacerebbe molto che concludesse la sua carriera qui“.

La Lazio ha vinto col Genoa, una gara che i biancocelesti hanno reso facile. Che pensi di Sarri e come immagini il proseguo della stagione? 

Sarri è stata la miglior scelta che la Lazio potesse fare, ho piena fiducia nel mister e mi piace molto il gioco delle squadre che allena. Sono convinto che farà molto bene sperando che la società gli possa dare carta bianca per quanto riguarda le scelte di mercato e quelle tecniche. Si diceva che questo sarebbe stato un anno di transizione dal momento che il cambio di modulo avrebbe portato delle difficoltà all’interno del gioco, ma stiamo vedendo una squadra davvero compatta e che mostra un bel calcio: segno che i ragazzi hanno piena fiducia delle idee di gioco del mister. Abbiamo dei fuoriclasse in squadra come Immobile appunto, Milinkovic-Savic, e Luis Alberto: da loro dobbiamo ripartire il prossimo anno per cercare di raggiungere obiettivi sempre più importanti. Per quanto riguarda il traguardo finale di questa stagione non voglio sbilanciarmi, ma basterebbe scendere in campo tutte le partite con la stessa mentalità mostrata a Genova per essere soddisfatti a fine campionato“.

 

 

  

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