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ESCLUSIVA LAZIOPRESS | Giusio, papà di Luca Falbo: “È stato accolto benissimo in prima squadra. I big lo trattano come un fratello, Inzaghi è sublime”

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Dalla Primavera alla prima squadra con un biglietto di sola andata per un’ estate che si preannuncia più calda del solito. Questo il presente di Luca Falbo, uno dei gioiellini della Primavera biancoceleste che è stato aggregato con i grandi per dare il suo piccolo, ma fondamentale contributo nella lotta Scudetto. Raggiunta la salvezza con mister Menichini, l’esterno sinistro è passato sotto le mani di Inzaghi che lo ha fatto sentire da subito importante. Per raccontare i primi anni con gli scarpini ai piedi, le emozioni dell’esordio in Europa League e le sensazioni del presente, in esclusiva ai microfoni di LazioPress.it,  è intervenuto in esclusiva suo papà Giusio.

Partiamo da lontano. Quando ha iniziato Luca a dare i primi calci al pallone?

“Luca ha iniziato a giocare a cinque anni nella squadra della cittadina dove abitavamo, a Chivasso in provincia di Torino. Lì è stato tre anni, poi c’è stato un torneo dove si è classificato come miglior giocatore e capocannoniere e nel quale è stato visto dagli osservatori del Torino che lo hanno portato in granata. Dopo tre anni, io mi sono trasferito a Roma per lavoro e ho deciso di portare la famiglia con me. A quel punto ho parlato con la dirigenza del Torino che si è messa in contatto con Lazio e Roma perchè non volevo che ciò intralciasse il percorso di Luca . Nella capitale ci sono stati dei provini positivi con entrambe le squadre, ma alla fine la scelta cadde sulla Roma che fu più rapida dei biancocelesti. Lì Luca è stato sei anni, poi al termine del campionato under 17 abbiamo saputo dall’agente che ci seguiva che la Lazio cercava per la Primavera un ragazzo nel suo ruolo. L’operazione è andata a buon fine e siamo atterrati in casa Lazio dove abbiamo trovato un’altra realtà rispetto alla Roma nella quale si percepisce a livello societario che si è in presenza di una multinazionale dove c’è una dirigenza composta da molte anime. Nella Lazio, invece, è tutto molto chiaro e netto, c’è un modello organizzativo chiaro e lineare: si va dal presidente Lotito, passando dal direttore sportivo Tare fino all’allenatore in campo. Devo dire che avere a che fare con questo modello è un piacere perchè rende tutto più semplice”.

Quindi possiamo dire che alla Lazio avete ritrovato quel clima familiare di cui tanto si parla?

“Sì. C’è attenzione massima nel lavoro e ciò crea un clima positivo. Si respira un’aria positiva dallo staff a qualsiasi livello societario. Ora Luca si è avvicinato al mondo della prima squadra perchè c’era bisogno e, posso riferirlo da padre perchè è bello ascoltarlo dal proprio figlio, mi dice sia con le parole che con gli atteggiamenti che sta bene e che è stato accolto benissimo dai senatori, dall’allenatore e dallo staff. Per farlo capire meglio uso un esempio: Luca, dai contatti che ha con vecchi compagni, mi ha raccontato come molti allenatori trattino i giovani della Primavera aggregati in prima squadra spesso con modi spiccioli e senza molta cura, mentre Inzaghi agisce in maniera completamente differente: per prima cosa, fin da subito lo ha chiamato per nome e non per cognome e poi gli ha detto chiaramente che lui era stato chiamato in prima squadra perchè ce n’era bisogno. Per me tutto ciò è sublime ed ha dell’incredibile denotando inoltre la signorilità di una persona che nei modi ci sa fare. Mio figlio che osserva molto i dettagli, ha notato bene come il mister abbia molto rispetto di tutti e non esista trattare diversamente il titolare e la riserva. È un aspetto fondamentale che si riscontra oggettivamente anche nei risultati raggiunti da questo gruppo negli ultimi anni”.

Luca è stato aggregato in prima squadra, ma ha già fatto il suo esordio, precisamente contro lo Stade Rennais nell’ultima giornata dei gironi di Europa League. Che emozione è stata per un genitore?

“Il mio sentimento lo descrivo attraverso un comportamento. Era una partita in Francia, non ci furono tempi e modi per essere presenti e così ci ritrovammo tutti insieme a casa davanti al televisore. Quando abbiamo capito che stava entrando e poi la telecamera lo ha inquadrato in campo, io sono scattato dal divano ed ho fatto un urlo impressionante che quello di Tardelli ai mondiali del ’82 non è neanche avvicinabile. È stata un’ emozione fortissima, una soddisfazione enorme, il compimento di una serie di sacrifici compiuti da lui e da tutta la famiglia. È un successo che si vive insieme: è suo prima di tutto e poi della famiglia”. 

Ora Luca vivrà il finale di stagione in prima squadra. È più emozionato o concentrato? Pensi che troverà un po’ di spazio anche complice l’infortunio di Lulic?

“Indubbiamente è più concentrato. Ha una mentalità da professionista in campo e fuori e non lo dico da padre: è un ragazzo molto inquadrato ed ordinato che imposta meticolosamente la sua giornata. È iscritto al primo anno della facoltà di economia e, nonostante i molti impegni da calciatore, è riuscito a fare già due esami. È molto concentrato perchè consapevole del fatto che la situazione lo merita. Per quanto riguarda la sua possibilità di trovare spazio preferisco distinguere la speranza dalla realtà concreta. È ovvio che l’augurio sia quello di vederlo esordire in campionato considerando le diverse opportunità che potrebbero verificarsi anche osservando il panorama che si prospetta con dodici partite in due mesi. Lui ricopre un ruolo dove potrebbe esserci qualche necessità. La speranza c’è anche se io gli ricordo che è già bello ciò che è avvenuto. Ad ora il bilancio è molto positivo: ha la possibilità di allenarsi con dei campioni ed arrivare a casa con il sorriso stampato in faccia”. 

Guardando un po’ verso il futuro, Luca è un 2000 ed il suo percorso nelle giovanile è quasi terminato. Pensi che questi due mesi in prima squadra saranno decisivi per il suo futuro a Roma?

“Potrebbero. Quello che ci diciamo quando ci fermiamo a ragionare su questo tema è che possono profilarsi tre scenari: entra e fa bene, entra e non convince o non entra proprio perchè non si creano le condizioni. Ognuna di questa possibilità apre una strada diversa per il futuro perchè potrebbe ottenere la conferma in prima squadra oppure andare in prestito per crescere. In ogni per noi è già una grande iniezione di fiducia l’attenzione che la società sta mostrando verso Luca”. 

A proposito del suo futuro. Quanto è attaccato al mondo Lazio?

“Lui è molto affezionato. È un attaccamento di quelli che si crea nel tempo e nei confronti del quale poi c’è una certa riconoscenza. Per un ragazzo che nel pieno del calcio giovanile approda in una realtà come la prima squadra e si trova da subito bene, apprezzato dall’ambiente nel suo complesso, dal fisioterapista al magazziniere è facile provare affetto per questi colori. Poi, e torniamo sempre allo stesso punto, quando entri in contatto con un allenatore di un certo tipo, con dei calciatori big che ti trattano come un fratello, è naturale attaccarsi all’ambiente. Non è perchè da bambino sei stato interista adesso non apprezzi una cosa del genere. Ho fatto l’abbonamento al canale ufficiale che guardiamo non solo per Luca ma anche perchè iniziamo ad abbracciare un progetto nel suo complesso. Per me questo è attaccamento”. 

In conclusione. Immagini mai un figlio Campione d’Italia già così giovane?

“Sì. E solo a dirlo mi sono venuto i brividi. Sono un tipo estremamente razionale e mai scaramantico, ma quando ci sono di mezzo i figli un pochino cedo visto che non mi costa nulla (ride n.d.r.). Sarebbe un qualcosa oltre il sogno. Il sogno sarebbe quello di trovare spazio in una squadra del genere. Luca spesso ripete che non avrebbe mai immaginato di allenarsi ed esordire in Europa con una Lazio del genere. Laurearsi anche Campione d’Italia andrebbe oltre il sogno!”. 

 

 


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Lazio, Cataldi torna sulla vittoria con il Milan: “Grande serata, insieme possiamo fare grandi cose” | FOTO

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Quella vista ieri sera è stata una delle migliori Lazio della stagione, se non proprio la migliore. Di Milinkovic-Savic, Zaccagni, Luis Alberto e Felipe Anderson le firme sul 4-0 finale contro il Milan. Danilo Cataldi, attraverso un post sul proprio profilo ufficiale Instagram, è tornato sul successo biancoceleste contro i rossoneri, continuando ad esultare, ma tenendo alta la guardia. Le immagine pubblicate, sono accompagnate dal messaggio: “Una grande serata davanti alla nostra gente. Continuiamo con questa voglia, tutti uniti. Insieme possiamo fare grandi cose”.

 

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