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L’ANGOLO DEL TIFOSO | Irene: “Essere della Lazio è distinguersi dalla massa. La mia passione? Nasce tutto da mio padre e dalla mia famiglia”

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Inizia una nuova settimana e, come ogni lunedì, torna l’appuntamento con la rubrica biancoceleste “L’Angolo del Tifoso”, in cui i veri protagonisti siete voi, tifosi della Lazio. Oggi è il turno di Irene, tifosa biancoceleste fin da piccola grazie a suo papà e alla sua famiglia, dove la parola d’ordine è Lazialità. Di essere biancoceleste Irene si sente fiera, sperando che, alla ripresa del campionato, la Lazio riprenda il suo cammino da dove si era interrotto a causa della pandemia da Coronavirus.

Da dove nasce la tua passione per la Lazio?

“Diciamo che mi hanno “battezzato” appena sono nata, perché il medico che mi ha fatto nascere ha detto a mio padre, senza sapere che lui fosse della Lazio, testuali parole: “E’ nata un’aquilotta”. La mia passione vera e propria però, nasce appunto da mio padre ed, essendo cresciuta in una famiglia tutta laziale, era inevitabile per la lazialità che si respirava in casa. Vedendo la passione che ci metteva papà nel seguire le partite, mi è sempre piaciuto vederle insieme a lui già da quando ero piccola”.

Qual è il momento più bello che ti ha fatto vivere la Lazio? E quello più brutto?

“Penso che il momento più bello che mi ha fatto vivere la Lazio è lo stesso di tante altre persone, ovvero il 26 maggio 2013, lo ricorderò per sempre. Sono sicura che ci sono stati anche altri momenti belli nella storia della Lazio, come per esempio lo scudetto del 2000 ma, purtroppo, non ero ancora nata. Il momento più brutto invece è stato il 20 maggio del 2018, Lazio-Inter: ricordo che erano finiti tutti i biglietti e, pur di andare allo stadio, io con mio padre, siamo andati in Tribuna Monte Mario. Una partita veramente difficile da digerire”.

Vai spesso allo stadio? Qual è stata la tua prima partita all’Olimpico?

“Qualche anno fa ci andavo più spesso, ora di meno, purtroppo. La mia prima partita allo stadio è stata tre anni fa, un Lazio-Sassuolo che abbiamo vinto per 6-1”.

Hai un rito scaramantico prima che la Lazio scende in campo?

“Non ho un rito scaramantico in particolare, però ho un aneddoto di quando ero più piccola: seguendo le partite, scrivevo in dei fogli di carta delle frasi che portavano sfortuna alla squadra avversaria e li mettevo intorno al televisore, così ero convinta che la Lazio, anche grazie a me, avrebbe vinto (ride, ndr)”.

Da quando segui la Lazio, qual è il tuo giocatore preferito? Mentre quello della Lazio attuale?

“Da quando seguo la Lazio i miei giocatori preferiti sono sempre stati Mauro Zárate, di cui ho anche una maglietta, e Cristian Ledesma, con cui ho una foto. Della squadra attuale, invece, i miei preferiti sono Ciro Immobile e Francesco Acerbi”.

Cos’è per te il derby? Come vivi l’attesa della partita?

“Penso che il derby della Capitale sia la sfida che rappresenta più rivalità tra Lazio e Roma. Per me, l’attesa della partita, è un momento di totale ansia, non lo vivo affatto bene”.

Finalmente si sta avvicinando la ripresa del campionato: cosa ti aspetti dalla Lazio? Riuscirà a ripartire dall’ottimo lavoro svolto fino alla sosta forzata?

“Io spero vivamente che la Lazio riesca a ripartire forte come prima della sospensione del campionato, riuscire a vincere lo scudetto nella stagione dei 120 anni della squadra sarebbe una cosa fantastica, ci spero veramente tanto”.

Cosa significa per te essere della Lazio?

“Essere della Lazio per me è distinguersi dalla massa, essere diversi. Siamo sempre stati visti male, etichettati ingiustamente come quelli “cattivi”, ma ogni volta che vengo criticata per la mia fede biancoceleste, io mi sento ancora più fiera di essere laziale. Non cambieranno mai la mia fede per la Lazio”.

 


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ANGOLO DEL TIFOSO | Scattarreggia, autore del libro dedicato a Chinaglia: “Ci ha regalato l’orgoglio di essere laziali. Se fossi riuscito a parlarci gli avrei voluto dire che..”

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Paolo Scattarreggia, autore del libro “Il grido di battaglia. Come Giorgio Chinaglia ha cambiato la storia per i tifosi della Lazio” è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Laziopress. Lo scrittore ha parlato della sua esperienza da supporter biancoceleste, di quanto Chinaglia fosse importante per il popolo biancoceleste e di cosa avrebbe detto a Giorgio, se non fosse venuto a mancare prima di una cena a tre organizzata da un suo amico americano, che era solito frequentare lo stesso ristorante della bandiera biancoceleste degli anni ’70.

Come nasce l’idea di pubblicare il libro?
Sono cresciuto seguendo la Lazio di Chinaglia quando avevo solamente 11 anni. Tra l’altro io vivevo nella zona costruita dal presidente Lenzini e avevo modo di incontrare diversi giocatori che abitavano in quel quartiere: giocavo con loro e c’era la possibilità di incrociarli. Poi la vita mi ha portato in giro e, da circa vent’anni, vivo in America. Dieci anni fa ho scoperto per caso che Chinaglia viveva in Florida e un mio amico mi propose di andare a pranzo in un ristorante, che Giorgio era solito frequentare. Purtroppo, Chinaglia morì poco prima del nostro incontro; quindi, io decisi di andare al funerale a Naples. La famiglia fu molto disponibile e mi permise di depositare la bandiera biancoceleste vicino al feretro e, parlando con i presenti, mi resi conto che non avevano alcuna idea di quanto Chinaglia fosse stato importante per noi tifosi. Durante il funerale parlai in onore di Giorgio e sua moglie mi disse che le mie parole l’avevano commossa a tal punto di chiedermi di mettere la bandiera della Lazio nel feretro del marito. Adesso la bandiera è con lui. Quindi al decennale della sua morte decisi di far uscire un libro in suo ricordo, dove ho ripercorso le vicende giudiziarie da lui vissute e raccontato i passati 40 anni vissuti da tifoso, fino ad arrivare al momento del funerale”.

Se fossi riuscito ad andare a quella cena, che cosa avresti voluto dire a Chinaglia?
(ride, ndr) Gli avrei voluto chiedere tanti aneddoti di quegli anni: da quando è andato via, fino al momento in cui è tornato. Avrei voluto sapere come fossero andare le cose, perché da presidente lui ci ha messo i soldi, ma anche il cuore. Quando ho presentato il libro ho avuto la fortuna di passare un’ora con Giancarlo Oddi che mi ha raccontato molte vicende e chissà Giorgio quanto avrebbe potuto dirmi. Mi è dispiaciuto molto non averci potuto parlare a cena, ma ho pensato che scrivere un libro in suo onore fosse il modo migliore per rendergli omaggio”.

 Cosa ha rappresentato per te Giorgio Chinaglia?
“La particolarità di Chinaglia è stata quella di averci regalato per la prima volta il diritto di riscatto e l’orgoglio di essere laziali. Giorgio ha sfidato tutti e i tifosi hanno capito di poter alzare la testa di fronte a tutti. La vittoria dello scudetto nel ’74 ha rappresentato il simbolo di questa rinascita”.

Che discorso hai fatto al funerale?
“Ho raccontato le emozioni che provavamo noi tifosi vedendo giocare la Lazio di quegli anni. Le squadre venivano a Roma e perdevano tutte, un’esperienza che non avevamo mai vissuto; per cui ho raccontato questo periodo di entusiasmo”.

Attualmente pensi ci sia un giocatore biancoceleste che faccia sentire i tifosi orgogliosi di essere laziali?
“I tempi sono diversi, ma ritengo che Immobile stia cominciando a diventare un leader e un punto di riferimento. Come ho scritto nel libro, il calciatore ideale è quello che in campo prova le stesse emozioni del tifoso. Anche l’arrivo di Romagnoli è stato fondamentale, perché la gente ha ripreso ad andare allo stadio; il fatto che sia laziale ha dato un forte impulso alla tifoseria”.

Lei ha una targa con la scritta Lazio. Ha avuto difficoltà nell’ottenerla o ha riscontrato dei problemi nel corso del tempo?
Negli Usa è possibile personalizzare la targa ed è quindi legale scegliere un nome, a patto che nessuno già lo abbia già utilizzato. Molti anni fa ho scelto questa, e ad oggi pago di più il prezzo del bollo. In Florida,  la targa normale è bianca con le scritte verdi e, avendola personalizzata a seconda degli sfondi, ho potuto scegliere di quale colore farla. Ho optato per questa perchè è la più azzurra di tutte e riporta la scritta “salvate le balene della Florida”. Il fatto è che non è solo azzurra ma ha la coda della balena, che nella mia immaginazione rispecchia le ali dell’aquila. La ho da almeno 10 anni e, a meno che io non ci rinunci, nessuno può averla”. 


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