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Lecce-Lazio, Immobile: “Situazione di stop ci ha penalizzato, ma non deve essere un alibi. Loro hanno avuto più fame di noi”

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Nel post partita della gara tra Lecce e Lazio, vinta dai giallorossi per 2-1, è intervenuto a Lazio Style Radio Ciro Immobile. Ecco le sue parole: “Questa situazione di stop ci ha penalizzato, non siamo più quelli di prima, anche a livello mentale. Non deve essere un alibi, ma un dato di fatto. Per l’obiettivo della Champions che ci siamo prefissati ad inizio stagione manca una vittoria per conquistarla matematicamente. C’è da finire la stagione nel migliore dei modi per non buttare via tutto quello di buono fatto negli scorsi mesi.

In realtà era più il Lecce in una posizione scomoda, l’attenzione era al massimo, il nervosismo eccessivo. Dobbiamo metterci a lavorare anche se abbiamo poco tempo tra una partita e l’altra, non è facile, ma il nervosismo non serve, dobbiamo stare tranquilli.

Quando ti trovi sempre a rincorrere non è semplice, dobbiamo approfittare dei pochi momenti che abbiamo per riposare.

Gabriel si è superato, ha fatto tre parate incredibili. Loro erano appesi ad un filo e lo sono ancora. Lottano per non retrocedere e hanno avuto più fame di noi.

La squadra gioca sempre per me, gli obiettivi personali non mi devono far innervosire, devo tornare più sereno me ne rendo conto. Questo non è il vero Ciro, per dare una mano alla squadra bisogna dare di più”.

L’attaccante biancoceleste è poi intervenuto ai microfoni di Sky Sport: “Siamo consapevoli che non siamo più la stessa Lazio. Abbiamo sofferto tanto il ritorno mentale più che altro sotto l’aspetto mentale perché fisicamente stanno soffrendo tutte le squadre, ogni compagine ha i suoi problemi. È un momento un po’ complicato che però nulla toglie alla stagione straordinaria che abbiamo fatto. Dobbiamo cercare a tornare a fare risultati per conquistare più punti possibili. Il sogno rimane l’ fin quando la matematica non ci condanna. Ovviamente uno ci pensa sempre, ma non deve essere un’ossessione e dobbiamo stare tranquilli come non stiamo riuscendo ad essere ora. Sono il primo a fare mea culpa ed a prendermi le mie responsabilità, oggi non è stata una delle mie migliori partite. Bisogna andare avanti, guardare al positivo a quello che abbiamo fatto ed a quello che si potrà fare e migliorare anche per la prossima stagione.  Non siamo tranquilli perchè vedo un po’ di nervosismo dovuto al fatto che non riusciamo a fare quello che facevamo prima della sosta. Questo ci toglie un po’ di serenità, non riusciamo più a  divertirci ed a divertire la gente perchè magari fisicamente non arriviamo dove vorremmo e mentalmente abbiamo sofferto un po’ lo stop. È ovvio che non potevamo essere gli stessi del pre lockdown, ci sta un attimo per rimettersi in moto ed al lavoro anche se c’è poco tempo con molte partite. Serve ricordare quello che abbiamo fatto per ripartire da lì”. 

 


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La Repubblica | Lazio, il rinforzo in extremis: Pellegrini va da Sarri

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Dopo Romagnoli, arriva un altro difensore-tifoso per la Lazio. Stavolta sulla fascia sinistra. Il mancino Luca Pellegrini, almeno per i prossimi sei mesi, completa la batteria dei terzini a disposizione di Sarri. Si vedrà in estate se esercitare o no il diritto di riscatto fissato con la Juventus a ben 15 milioni. Il ragazzo, classe ‘99, è già sbarcato ieri sera a Fiumicino, accolto e festeggiato da un gruppo di tifosi. Fremeva per tornare nella Capitale, dove il suo percorso da professionista era cominciato sull’altra sponda del Tevere nel 2018. Stavolta però indosserà i colori della sua squadra del cuore. E sulla questione dell’autenticità della fede calcistica, per la quale sul web si è aperto il dibattito tra tifosi, c’è la parola del padre a fare da garanzia. Ha dato i primi calci con il Tor Tre Teste, Pellegrini, poi è cresciuto nel vivaio della Roma. Ma l’animo laziale, seppur celato, è rimasto immutato.

Incredibile in questo senso la somiglianza del suo percorso proprio con quello di Alessio Romagnoli. Da un possibile inizio nelle giovanili biancocelesti, poi invece sfumato, agli esordi in giallorosso. Un addio a Trigoria senza troppi rimpianti e alla fine, dopo varie altre maglie indossate, i fili del destino che si intrecciano, cucendo per entrambi un’aquila sul petto. Pellegrini è il quarto ex romanista che approda a Formello negli ultimi due anni, dopo Pedro, lo stesso Romagnoli e Cancellieri. È ormai conclamato quindi che il cambio di casacca, diretto, come nel caso del fuoriclasse spagnolo, o dopo vari passaggi, sia un tabù sfatato nell’ambiente capitolino, visto anche il precedente di Kolarov a parti invertite. Come i suoi predecessori, peraltro, anche Pellegrini può dirsi deluso dall’epilogo della sua storia in giallorosso. Quando era al Cagliari raccontò come nacque la decisione di andare alla Roma: «Feci il provino con loro, poi mi contattò la Lazio. Sembrava potesse nascere qualcosa ma, al momento di concludere, posticiparono l’incontro. In quei giorni di attesa mi richiamò la Roma e così ho firmato». Questa volta invece Luca ha aspettato fino all’ultimo. Il progetto tecnico di Sarri, con cui ha anche parlato al telefono in questi giorni, lo entusiasma. Per agevolare l’operazione, alla fine svincolata dall’addio di Fares, ha addirittura accettato di dimezzarsi l’ingaggio fino a giugno. La Juventus parteciperà al pagamento di parte dello stipendio e così la Lazio ha potuto far rientrare l’operazione nei parametri dell’indice di liquidità. Per piazzare l’esterno franco-algerino in Turchia, dove lo vuole l’Antalyaspor, ci sarà tempo fino all’8 febbraio. Era troppo urgente invece per il tecnico avere a disposizione un terzino di piede mancino, per ampliare le rotazioni in vista dei tanti impegni ravvicinati nei prossimi mesi. Dal canto suo Pellegrini voleva a tutti i costi andar via da Francoforte, dove l’avventura non è andata come sperava. Ha quasi 24 anni, Luca, e ha bisogno di trovare continuità in campo per far valere le sue qualità, mostrate solo a sprazzi finora.

Nelle ultime ore di mercato si è consumata anche un’altra storia che sembra chiudere un cerchio del destino. Zarate, ricordato ancora con affetto dai laziali, è approdato al Cosenza, in Serie B. A 35 anni l’argentino torna nella terra d’origine della sua famiglia. La Repubblica

 


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