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Udinese-Lazio, Inzaghi: “Che nessuno tocchi questo gruppo. Polemiche? Montate ad arte”

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Triplice fischio alla Dacia Arena. Reti inviolate tra la Lazio e l’Udinese, poche emozioni nei 90 minuti. Il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi, ai microfoni di SkySport, ha commentato il pareggio: “E’ una gara che avremmo dovuto vincere. Il tiro di De Paul sul finale è stato pericolosissimo. Mancano tre punti ora per la matematica qualificazione in Champions. Le polemiche dei giorni scorsi? C’è molta tranquillità, sono state montate ad arte. Un presidente guarda la realtà, vuole sapere le cose. Noi siamo la terza squadra che corre di più: non voglio creare alibi, non ne abbiamo bisogno, ma non potendo fare rotazioni, la squadra non ha lucidità“.

Il mister continua poi ai microfoni di Lazio Style Radio: Questo gruppo non deve essere toccato, fa cose incredibili da quattro anni. Prima dello stop avevamo perso due partite in dieci mesi, oggi ci sta fare notizia se perdiamo, per questo accettiamo solo le critiche costruttive. Siamo vicini alla zona Champions League dopo 13 anni e dopo 20 siamo stati in corsa per lo scudetto, senza la pandemia magari le cose sarebbero andate diversamente. Ora pensiamo a recuperare energie e calciatori, monitorando le varie situazioni. La squadra oggi ha dato tutto, avrebbe meritato di chiudere il primo tempo in vantaggio. Causa stanchezza, nel secondo tempo abbiamo perso un po’ di lucidità. Parolo arretrato? E’ talmente intelligente che potrebbe ricoprire qualsiasi ruolo; non ho inserito Vavro perché non era al meglio. Grazie a Cataldi, che si è messo a disposizione nonostante il problema alla caviglia“.

Questa l’analisi dell’allenatore laziale in conferenza stampa: Eravamo venuti qui per vincere, siamo partiti bene mancando di lucidità nella ripresa. Non eravamo tranquilli, anche a causa degli ultimi risultati. Per la classifica il punto sposta poco, vogliamo raggiungere i punti che mancano per la qualificazione in Champions. Questa squadra prima del lockdown aveva fatto qualcosa di importante, purtroppo abbiamo pagato i tanti infortuni. Non è un alibi, ma è una cosa che paghiamo nella ripresa. Ho un gruppo che non deve essere toccato, se non per critiche costruttive. Abbiamo fatto un qualcosa di importante in questi quattro anni, quest’anno abbiamo conquistato anche la Supercoppa ed ora spero di tornare con la Lazio in Champions League“.

 


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Gregucci: “La Juventus ha fatto qualcosina in più della Lazio. Maximiano? Non mi sento di…”

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Intervenuto sulle frequenze di Lazio Style Radio, l’ex biancoceleste Angelo Gregucci si è espresso in merito alla sfida di Coppa Italia persa dalla Lazio contro la Juventus per 1-0.

Queste le sue parole:

“Per essere competitivi non dobbiamo staccare la spina. L’impatto sulla gara non è stato pessimo, tecnicamente discreto. La Juventus ha fatto qualcosina di più, la Lazio ha avuto difficoltà negli ultimi venti metri: non ha mai riempito l’area, saltato l’avversario o fatto combinazioni interessanti. Una volta la Juve era una squadra che attaccava, oggi ti aspetta, ieri hanno fatto il minimo sindacale per arrivare alla semifinale. Non me la sento di valutare l’errore di Maximiano, ieri mi dava la sensazione di essere un buon portiere, soprattutto dopo la parata su Kostic. L’errore è un peccato perché ora cambierà tutte le valutazioni, poi è normale che il suo errore è stato determinante. Per me, comunque, ha qualità. Sul cross di Kostic non sbaglia la difesa, venivano da un piazzato, c’erano stati due tempi di gioco e quindi non si poteva fare meglio. La Lazio, tra l’altro, è brava a pulire quelle palle dall’area di rigore. Patric lo poteva aiutare. Milinkovic? Era normale farlo rifiatare, gioca sempre 90′, ne aveva necessità. La Juventus tatticamente non ha creato grandi problemi, come la Lazio a loro. La squadra di Sarri poteva creare qualcosa di più dal punto di vista individuale, anche perché secondo me ha più qualità dei bianconeri. Centrocampo? Cataldi è cresciuto tanto, è affidabile, parlaimo di un giocatore di cuore e qualità. In mezzo al campo abbiamo molte soluzioni. Il Mondiale, chiaramente, ha influenzato su Milinkovic e Vecino, ma questo era il grande interrogativo che ci ponevamo dai mesi precedenti alla competizione”.

  


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