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Correa, è ora di diventare grande con l’aquila sul petto

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Joaquin Correa, il ragazzo argentino sbarcato a Roma con il segno del predestinato nell’estate del 2018, è pronto a diventare definitivamente grande. Inzaghi lo ha aspettato, lo ha fatto crescere gradualmente fino a farlo diventare uno dei quattro tenori biancocelesti. Correa, fin da subito per tutti “El Tucu“, lo ha ripagato alla grande sfruttando al massimo ogni minima possibilità avuta. Nelle prime cinque giornate di Serie A, solo quattro spezzoni di circa 25 minuti senza riuscire ad incidere del tutto. Alla prima da titolare ad Udine Joaquin però non delude e regala la prima perla con l’aquila sul petto: incursione dalla sinistra, dribbling in mezzo a due avversari e destro a giro rasoterra sul secondo palo. Il Tucu si è sbloccato e sembrerebbe pronto a trascinare i suoi se non fosse che Inzaghi non vuole ancora osare eccessivamente offrendo così a Correa maglie da titolare a fasi alterne. Con l’inizio del 2019, però, la situazione cambia improvvisamente: il tecnico piacentino si inventa la “Lazio fantasia” dando vita ad una squadra a trazione anteriore che tanto diverte sfiorando a lungo la Champions League. E se in campionato le gioie poi svaniscono, in Coppa Italia Correa si scatena: rete a San Siro in semifinale contro il Milan bissata poi dal raddoppio in finale contro l’Atalanta. Da quel momento, il Tucu a roma diventa un eroe. Nell’ultima stagione parte bene confermandosi poi ad alti livelli se non fosse per qualche infortunio di troppo che purtroppo rallenta il suo percorso di crescita. In ogni caso, anche grazie alle sue prodezze, la Lazio raggiunge la Champions League. Per Joaquin arriva ora il momento della definitiva consacrazione dovendo potenzialmente anche sapersi conquistare la maglia da titolare in competizione con David Silva. Per maturare definitivamente, servirà perfezionare ancora qualche piccolo dettaglio rintracciabile nei suoi trascorsi tra Italia e Spagna.

Uno sguardo ai numeri

Nonostante il 2020 sia stato un anno atipico per tutti, è proprio l’ultima stagione a rappresentare la migliore in termini realizzativi per l’argentino. 35 presenze, 10 reti e 5 assist, cifre sicuramente non da bomber ma che fanno registrare per la prima volta nella carriera di Joaquin la doppia cifra alla voce gol realizzati. 10 sigilli, alcuni fondamentali come quello contro il Milan capace di regalare ai biancocelesti la vittoria a San Siro in campionato dopo 30 anni, che gli hanno consentito di essere in tandem con Immobile l’ottava coppia più prolifica d’europa (49 reti). Eppure, nonostante le tante note positive, qualcosa è andato storto: per quanto riguarda la voce infortuni, infatti, va detto che nell’ultimo campionato il Tucu si è dovuto fermare per ben 7 match a causa prima di un problema al polpaccio e poi di uno al legamento collaterale. Soste ai box inaspettate, soprattutto la seconda, che hanno privato Inzaghi del suo gioiellino nel momento più importante dell’anno. Sarà sicuramente questo un dettaglio su cui crescere per il numero undici laziale: nel 2018-19 le presenze complessive furono ben 44 (10 in più di quest’anno), mentre a Siviglia solamente una volta era riuscito a far e peggio di questa stagione mettendo in bacheca 34 apparizioni. Con tre competizioni da disputare al massimo, Inzaghi avrà bisogno di tutti al massimo della forma: se Correa vorrà diventare veramente grande dovrà evitare altri stop senza preavviso per essere l’uomo in più di una Lazio stellare.

Killer instinct

Un secondo tassello su cui lavorare necessariamente per entrare a pieno diritto tra i grandi della Serie A riguarda la capacità di mantenere il sangue freddo sotto porta. È vero, Correa non ricopre il ruolo di prima punta, ma anche da secondo attaccante quest’anno avrebbe potuto rendere più corposo un bottino, comunque, certamente positivo. Ad esempio, nella gara d’andata persa contro l’Inter il Tucu ha sprecato almeno due occasioni enormi necessariamente da capitalizzare contro un avversario simile, mentre a Firenze dopo la rete del vantaggio ha sciupato malamente il raddoppio costringendo Immobile agli straordinari a tempo quasi scaduto. Momenti singoli di una gara in cui si segna la differenza tra il grande giocatore ancora incompleto ed il campione vero bravo nel trascinare la squadra al suo seguito. Non siamo sicuramente in presenza di una situazione allarmante anche guardando i grandi progressi in fase di concretizzazione rispetto al primo anno con l’aquila sul petto, ma per entrare nell’Europa dei grandi adesso serve uno scatto in più. Correa ce l’ha nelle sue corde essendo anche uno dei pochi nella rosa laziale ad aver già disputato la Champions League, sempre con la casacca del Siviglia: nel 2016-2017 è sceso in campo 3 volte andando anche in rete nell’andata degli ottavi contro il Leicester, mentre l’anno successivo è riuscito a migliorarsi collezionando 8 presenze arricchite da una rete (contro il Liverpool) e tre assist. Numeri e statistiche dal sapore europeo, dunque, per il Tucu voglioso di compiere il definitivo salto di qualità insieme agli altri tenori della banda Inzaghi che tanto hanno fatto e faranno divertire i tifosi biancocelesti.

  
 
 
 


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Il Messaggero | E Provedel si prende subito la porta

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Luis Maximiano ha rimediato il rosso più veloce dal 1994. Ha chiesto perdono, era teso per il debutto. Sarri non vuole bruciarlo, però ora è difficile che Provedel torni in panchina dopo il Torino. Tra i pali su Arnautovic è stato superlativo, coraggioso in uscita su De Silvestri e perfetto con i piedi per impostare da dietro.

Potrebbe non rimanere l’ultimo arrivato: come riporta Il Messaggero, Sarri chiede ancora un terzino sinistro. C’è Valeri low cost, ma il sogno del mister è Emerson Palmieri, che però è conteso da Nizza e West Ham. Il club inglese ha anche sondato Acerbi in prestito, ma il centrale vuole l’Inter, anche se Lotito lo cederebbe gratis all’estero. Tutto fermo per Akpa Akpro, si valuta il futuro di Luka Romero. Adamonis rimarrà a Roma come terzo portiere, Furlanetto invece finisce al Renate.

 
 
 
 


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