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El Pais | La FIFA è pronta a una svolta epocale: un giocatore potrà rappresentare due Nazionali

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Secondo quanto riportato da El Pais, la FIFA sarebbe pronta per una svolta epocale in merito al regolamento per le Nazionali: come si legge, infatti, uno stesso giocatore potrà rappresentare più di una nazione. La modifica introdotta sarebbe volta ad evitare che le federazioni blocchino giovani promettenti con la partecipazione totale o parziale ad una partita ufficiale con la squadra senior che per prima li convoca.

Uno dei casi più recenti è stato quello di Munir el Haddadi al quale era stato impedito di giocare i Mondiali 2018 con il Marocco per il fatto di aver giocato 13 minuti con la Spagna 4 anni prima in una partita di qualificazione di Eurocup.

La Fifa avrebbe pertanto ritenuto dannoso questo regolamento per i calciatori, soprattutto minorenni, in quanto molto spesso per questioni burocratiche vedono compromessa la loro carriera internazionale. E’ per questo che la bozza del nuovo regolamento mostra la possibilità da parte del giocatore di richiedere un cambio di Federazione anche dopo aver giocato con un’altra nazionale a patto di rientrare in una serie di clausole poste dal massimo organismo calcistico: tra queste l’aver disputato al massimo 3 partite con la “vecchia nazionale” e l’aver avuto meno di 23 anni all’epoca dell’ultima gara disputata. 


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Urbano Cairo: “Questa volta io e Lotito la pensiamo alla stessa maniera. Al calcio serve sostegno”

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Il Presidente del Torino, Urbano Cairo, ha commentato, al telefono con l’ANSA, gli emendamenti presentati in Parlamento per aiutare il calcio: “Premesso che come molti sanno spesso mi capita di non essere d’accordo con Lotito, stavolta la pensiamo alla stessa maniera. La situazione è sotto gli occhi di tutti: il nostro è un mondo che vive da tempo difficoltà, molto aggravate negli ultimi anni dalla pandemia. Certo, sono stati fatti sbagli, ma errori di gestione se ne fanno anche in altri settori della società, che pure ricevono aiuti rilevanti dallo stato: penso al tax credit per il cinema, ad esempio (incentivo che peraltro vede escluse le TV come la 7 che danno lavoro a 500 persone con le loro trasmissioni e la cui occupazione andrebbe tutelata come quella del cinema dove il ministro della cultura Franceschini prese molto a cuore i problemi del settore riuscendo ad ottenere supporto).

Il discorso della rateizzazione fiscale per le società, che non è a fondo perduto come i tax credit ma una semplice dilazione, ha un senso, tra l’altro, anche come sostegno ad un comparto che contribuisce in larga parte al mantenimento degli altri sport. Quanto all’idea di modificare la legge Melandri e prolungare da tre a cinque anni la durata dei diritti tv, non è certo un assist a un’emittente TV o un’altra. Qualsiasi persona di buon senso capisce che è una sacrosanta opportunità per chi investe di ottenere un guadagno grazie alla continuità del progetto. E di conseguenza consente a chi vende di ottenere di più. Mi pare elementare da capire, e se non sbaglio funziona così anche all’estero. In Spagna, ad esempio, dove i diritti tv li valorizzano bene, gli anni di durata sono appunto cinque e sei per quelli internazionali”.

 


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