Oggi Signori ha un ristorante a Bologna «chiuso per il lokcdown». A Modena e a Piacenza ha rinunciato alla prescrizione dei reati satellite: le presunte combine di Modena-Sassuolo, Modena -Siena e Piacenza-Padova. A Cremona c’è l’associazione a delinquere. «Sono arrabbiato, ma tranquillo. Rileggendo le carte, ho visto che ci sono state cose allucinanti. E la cosa brutta è che in dieci anni sono stato ascoltato una sola volta nell’interrogatorio di garanzia dal gip, il dottor Salvini, proprio qui a Cremona. Ho fatto richieste su richieste di voler essere riascoltato dal pm: tutte vane. Vengo considerato il capo dei capi e che io non venga ascoltato mi sembra un paradosso. Ci sono 80-90mila intercettazioni, le ho contate, in cui io non ci sono mai, ma risulto il capo. Facevo i segnali di fumo? Sono l’unico che non ha cambiato il numero di cellulare, ce l’ho dal 1988, più trasparente di così si muore. Il singaporiano con cui ero in contatto non c’entrava nulla con il gruppo di Tan Seet: mi aveva contattato, perché voleva comprare una squadra di calcio, o il Piacenza o il Modena in crisi economica. Mi aveva chiesto se volevo fare l’allenatore».Si commuove, il leggendario bomber dall’indimenticabile sinistro. «Dieci anni sono tanti, sono successe molte cose. Al di là del tritacarne mediatico, perché uno passa dalle stelle alle stalle in un battito di ciglio, è stato devastante tutto il resto, a livello mentale, fisico. E, poi, i figli che erano ancora piccoli quando è successo con tutto il trauma immaginabile, il lavoro». Un’idea di che cosa sia successo dieci anni fa, Signori se l’è fatta. «Credo che quell’estate del 2011, in cui non c’erano né Mondiali né niente di niente, c’era tutto un interesse mediatico sul niente. Non voglio passare per presuntuoso, ma il mio nome attirava i giornali. Se al posto di Beppe Signori ci fosse stato uno dei tanti giocatori minori … Ho “ringraziato”quando nell’indagine è entrato anche Antonio Conte che ha preso gli spazi sui giornali. “Almeno per un po’ mi lasceranno tranquillo” mi sono detto».

Poi Signori esprime tutta la sua rabbia nei confronti della giustizia sportiva. «Sono stato condannato all’ergastolo sportivo. Mi hanno radiato per avere il tesserino, ma non per essere tesserato. Anche il capitolo sportivo lo affronteremo nelle sedi opportune». «La giustizia sportiva è un qualche cosa che l’inquisizione medievale al confronto era garantista — afferma l’avvocato Patrizia Brandi che lo difende —. Riapriremo il processo quando avremo sei assi in mano, non quattro, andremo a rigiocare quella partita. Lo riporta nonelaradio.it