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Coprifuoco alle 18 in tutta Italia, l’ipotesi del governo per il nuovo Dpcm

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AGGIORNAMENTO 15:30 – Coprifuoco alle sei della sera, in tutta Italia. Serrande abbassate e persone chiuse in casa, tranne chi è fuori per lavoro, salute o altre necessità ed emergenze, da comprovare con autocertificazione. È questa la nuova misura di cui si discute nel governo e che potrebbe essere inserita nel Dpcm che il premier Giuseppe Conte firmerà entro lunedì sera. Le altre norme nazionali, destinate a finire nel decreto “cornice”, sono il blocco della mobilità tra Regioni, la chiusura dei centri commerciali almeno nei week end e lo stop ai corner giochi nei bar e nelle tabaccherie. Tra governo e presidenti delle Regioni è in corso un braccio di ferro su chi debba assumersi la responsabilità di scelte impopolari. I governatori frenano, perché non vogliono che l’onere di trasformare in zone rosse le grandi città ricada tutto sulle loro spalle. Lo stesso discorso vale per la scuola: per l’esecutivo devono essere i governatori a decidere se passare alla didattica a distanza, in base all’indice Rt del loro territorio. corriere.it

«Zone rosse» nelle aree dove l’Rt (l’indice di trasmissione) supera l’1,5, divieto di spostamento tra le Regioni, chiusura dei centri commerciali nel fine settimana, limitazioni per le altre attività commerciali, coprifuoco anticipato. Il governo accelera sulla stretta per provare ad evitare il lockdown nazionale. E mette a punto nuove regole e divieti da inserire in un Dpcm che potrebbe essere firmato tra lunedì sera e martedì. Anche il Comitato tecnico scientifico — convocato d’urgenza sabato pomeriggio— ritiene che non ci siano al momento le condizioni per bloccare l’Italia come avvenuto a marzo, né di fermare l’attività di intere Regioni. Suggerisce però di procedere subito con lockdown locali a livello provinciale. Il governo sceglie dunque di agire a livello nazionale con un decreto «cornice» che alza l’asticella dei divieti e lascia a governatori e sindaci la possibilità di intervenire sul proprio territorio seguendo però un unico criterio: adeguare le decisioni all’indice di contagio e alla situazione delle strutture sanitarie indicate nel monitoraggio settimanale messo a punto dall’Istituto superiore di sanità.

IL METODO

Quale sia il metodo per le Regioni che hanno l’Rt oltre 1,5 lo spiega il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia: «La trincea degli ospedali va difesa il più possibile e le Regioni hanno il termometro che abbiamo noi per decidere le misure. Quando è necessario alzare la difesa serve farlo senza tentennamenti. Avranno al proprio fianco il governo». Sono stati proprio gli scienziati a individuare i quattro scenari di rischio fissando le «chiusure» che devono essere disposte di conseguenza. E sulla base di queste linee guida già da lunedì mattina si dovrà procedere con le ordinanze.

IL FATTORE DI RISCHIO

Secondo il dossier degli scienziati «11 Regioni sono classificate a rischio elevato di una trasmissione non controllata di Covid 19. E sono: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Val d’Aosta, Veneto». Le Regioni «segnalate» sulla base degli ultimi bollettini quotidiani, dunque dove è necessario adottare nuove restrizioni, sono: «Lombardia, Lazio, Val d’Aosta, Liguria e provincia autonoma di Bolzano».

LE AREE

È il punto più controverso, soprattutto per quanto riguarda l’autorità che deve decidere la chiusura. Il governo inserirà nel Dpcm i criteri di valutazione e poi dovranno essere i governatori, d’intesa con il ministro della Salute Roberto Speranza, a stabilire dove e come imporre le restrizioni. Sarà possibile procedere con lockdown locali, dunque aree metropolitane se la situazione non è uniforme nell’intera Regione.

NEGOZI E LOCALI

Sulla base dei dati dei nuovi contagiati rispetto ai tamponi effettuati e della tenuta delle strutture sanitarie saranno i governatori a dover decidere le eventuali limitazioni. In particolare si potrà agire sulla chiusura delle scuole per passare alla didattica a distanza, sugli orari di apertura dei negozi e il possibile scaglionamento, gli orari di chiusura di bar, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie che possono subire ulteriori limitazioni rispetto a quelli decisi a livello nazionale, adesso previsti alle 18.

I “CONFINI” INTERNI

In questo caso il provvedimento sarà del governo e dunque uguale su tutto il territorio nazionale. Non sarà più possibile oltrepassare i confini regionali se non per «comprovate esigenze», quindi motivi di lavoro, di salute oppure emergenze che dovranno essere giustificate con un’autocertificazione. È una delle misure che l’esecutivo ritiene indispensabili per limitare il movimento delle persone e per evitare che nelle aree dove i numeri del contagio da Covid-19 sono bassi possa impennarsi la curva epidemiologica.

LE CHIUSURE

Alcune Regioni lo hanno già fatto e proprio per non creare disparità si è deciso di imporre la chiusura dei centri commerciali nel fine settimana. Questo non esclude che in alcune aree dove l’aggressività del Covid è particolarmente forte si possa imporre la serrata totale, ma in questo caso dovranno essere gli amministratori locali a procedere.

GLI ORARI

La decisione sull’anticipo del coprifuoco — che adesso è fissato alle 23 in alcune Regioni e alle 24 in altre — alle 20 o alle 21, sarà presa durante la riunione di domenica mattina della cabina di regia con i governatori e con il presidente dell’Anci Antonio Decaro. Si tratta di una limitazione che molti hanno sollecitato dopo la scelta di chiudere bar e ristoranti alle 18 e che servirebbe a limitare anche gli incontri nelle abitazioni.

LE RISORSE

Nel provvedimento che entrerà in vigore questa settimana si è deciso di inserire anche la promessa di ristori per le attività commerciali costrette a chiudere o comunque a limitare gli orari. In questo modo il governo ritiene di agevolare gli amministratori locali sulle restrizioni che sono restii a imporre nel timore di gravare ulteriormente sulla capacità economica dei propri territori. Si tratterà di un ulteriore stanziamento che si aggiunge a quelli già previsti nel decreto varato la scorsa settimana dopo aver imposto il divieto di apertura serale al settore della ristorazione.

Corriere della Sera

 


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‘Er gol de Turone era bono’, arriva il docufilm alla Festa del cinema di Roma

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Arriva alla Festa del cinema di Roma il documentario ‘Er gol de Turone era bono‘ di Francesco Micciché e Lorenzo Rossi Espagnet sulla rete annullata al giocatore della Roma il 10 maggio del 1981 per un presunto fuorigioco contro la Juventus. La scelta di prendere il film di Micciché è stata un’idea dalla dalla direttrice dell’evento Malanga, che racconta: “Una cosa incredibile che appassiona ancora gli sportivi romani. Come potevo non prenderlo per il mio festival? Sarà un evento sicuramente di grande attrattiva e, ovviamente, lo faremo passare di domenica“.

Come riportato da AGI

 


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