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Luis Alberto: luci e ombre del mago con la 10 che incanta la Lazio, e quell’abbraccio con Inzaghi…

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La storia di Luis Alberto con la maglia della Lazio è fatta di luci e ombre. Dai margini del progetto in cui si trovava all’inizio della sua avventura a Roma fino ad arrivare alle magie in campo a cui ormai ci ha abituato in ogni partita.
Dal gol contro il Genoa dell’aprile 2017, dove tutto è cominciato, alla rete contro il Milan di mercoledì sera passando per quella contro il Napoli di domenica scorsa, culminata con l’abbraccio con Simone Inzaghi.

Il mister biancoceleste, capace di raccogliere e letteralmente ricostruire i mille pezzi in cui lo spagnolo si era ormai frantumato, il quale – svelandolo a posteriori in un retroscena – aveva pensato addirittura di mollare tutto e di ritirarsi dal calcio. Perché se un allenatore è qualcuno che ti fa vedere quello che non riesci a vedere, in modo che tu possa essere quello che hai sempre saputo di poter diventare, allora Luis Alberto in Inzaghi ha trovato L’allenatore, rendendolo il giocatore che è adesso.

Fuori dal campo comportamento spesso controverso, tipico dei numeri 10: per ultimo la polemica lanciata dallo spagnolo sui social per i presunti stipendi non pagati legata al nuovo aereo biancoceleste, “nuovo acquisto” tanto discusso del patron Claudio Lotito.
Sul rettangolo verde l’opposto: compensa il tutto con le meraviglie che riesce a compiere con la palla attaccata al piede, capace di sfornare assist a volontà ai suoi compagni e di rendere facili giocate che facili non sono assolutamente, incantando tutti e salendo in cattedra nei momenti cardine della gara.

Diventato ormai imprescindibile per la Lazio, collante di tutte le azioni offensive illuminando il gioco col suo destro sopraffino: è l’uomo in più all’interno dello scacchiere biancoceleste manovrato da Simone Inzaghi, con il quale ha un rapporto speciale che va al di là del classico rapporto giocatore-allenatore, testimoniato dal già ricordato bellissimo e suggestivo abbraccio subito dopo la marcatura contro i partenopei, che ha richiamato alla memoria dei tifosi laziali quello tra Chinaglia e Maestrelli, a testimonianza di un legame molto forte tra i due.

È Inzaghi stesso infatti a continuare a schierarlo titolare nonostante il suo comportamento discutibile fuori dal campo delle ultime settimane e le voci di mercato che lo danno già partente, quasi per ravvisare esclusivamente in lui la causa del periodo non brillante passato dai biancocelesti, assurgendolo a capro espiatorio della situazione.
È Inzaghi, come all’inizio della storia tra la Lazio e Luis Alberto, a crederci più di tutti e a voler investire su quel diamante ormai, soprattutto grazie a lui, non più grezzo.
E quell’abbraccio, istantanea che raffigura alla perfezione il momento che sta vivendo il fantasista iberico.
Un abbraccio rassicurante che smorza e mette a tacere tutti i presunti malumori all’interno dello spogliatoio laziale, a suggellare un nuovo inizio, una rinascita, soprattutto corale, come affermato dall’allenatore stesso.

È dunque una storia fatta di luci e di ombre, di alti e di bassi, seppur pochissimi, che recita fin qui 151 presenze con l’aquila sul petto – compresa quella di mercoledì contro il Milan – condite da 29 gol e 45 assist, sperando che il mago di San José del Valle continui ad incantare ancora la Lazio come solo lui sa fare: a suon di giocate e di assist, con la solita genialità che contraddistingue da sempre i maledetti quanto altrettanto romantici numeri 10.

 


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Gregucci: “La Juventus ha fatto qualcosina in più della Lazio. Maximiano? Non mi sento di…”

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Intervenuto sulle frequenze di Lazio Style Radio, l’ex biancoceleste Angelo Gregucci si è espresso in merito alla sfida di Coppa Italia persa dalla Lazio contro la Juventus per 1-0.

Queste le sue parole:

“Per essere competitivi non dobbiamo staccare la spina. L’impatto sulla gara non è stato pessimo, tecnicamente discreto. La Juventus ha fatto qualcosina di più, la Lazio ha avuto difficoltà negli ultimi venti metri: non ha mai riempito l’area, saltato l’avversario o fatto combinazioni interessanti. Una volta la Juve era una squadra che attaccava, oggi ti aspetta, ieri hanno fatto il minimo sindacale per arrivare alla semifinale. Non me la sento di valutare l’errore di Maximiano, ieri mi dava la sensazione di essere un buon portiere, soprattutto dopo la parata su Kostic. L’errore è un peccato perché ora cambierà tutte le valutazioni, poi è normale che il suo errore è stato determinante. Per me, comunque, ha qualità. Sul cross di Kostic non sbaglia la difesa, venivano da un piazzato, c’erano stati due tempi di gioco e quindi non si poteva fare meglio. La Lazio, tra l’altro, è brava a pulire quelle palle dall’area di rigore. Patric lo poteva aiutare. Milinkovic? Era normale farlo rifiatare, gioca sempre 90′, ne aveva necessità. La Juventus tatticamente non ha creato grandi problemi, come la Lazio a loro. La squadra di Sarri poteva creare qualcosa di più dal punto di vista individuale, anche perché secondo me ha più qualità dei bianconeri. Centrocampo? Cataldi è cresciuto tanto, è affidabile, parlaimo di un giocatore di cuore e qualità. In mezzo al campo abbiamo molte soluzioni. Il Mondiale, chiaramente, ha influenzato su Milinkovic e Vecino, ma questo era il grande interrogativo che ci ponevamo dai mesi precedenti alla competizione”.

  


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