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Wesley Hoedt e la Lazio: una favola fatta di seconde possibilità, scetticismo e rivalsa

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La storia tra Wesley Hoedt e la Lazio sembra destinata a non finire, almeno per il momento. Nel mondo del calcio sono pochi i giocatori che scelgono di far ritorno in una squadra, a meno che non ci abbiano lasciato il cuore e questo sembrerebbe proprio il caso dell’olandese.

Igli Tare lo portò per la prima volta in Italia nell’estate del 2015, dopo una lunga telenovela legata al suo acquisto dovuta alla distanza tra domanda e offerta con l’Az Alkmaar. Il difensore venne prelevato dall’Olanda con molte aspettative nonostante la giovane età, in quanto in molti lo consideravano uno dei talenti più promettenti del momento. Lo stesso Marco Van Basten, all’epoca suo vice allenatore, si disse convinto che tutti si sarebbero accorti delle capacità di Wesley. L’obbiettivo della Società, era quello di creare una coppia di centrali di difesa tutta olandese per la squadra ai tempi allenata da Stefano Pioli, composta proprio dal neo-acquisto insieme a De Vrij. 

Il campo però diede responsi differenti dalle attese. Nel suo primo anno alla Lazio il numero 2 collezionò 25 presenze, alternando prestazioni sufficienti a gravi errori di ingenuità. In molti ricorderanno il 5-0 subito contro il Napoli, gara in cui Hoedt mostrò evidenti lacune nel marcare un attaccante come Gonzalo Higuain. La successiva sconfitta per 4-1 nel derby contro la Roma, costò la panchina a Pioli, al quale subentrò l’odierno allenatore Simone Inzaghi che fin da subito dimostrò piena fiducia nell’olandese. A confermarlo furono le quattro gare da titolare concesse al centrale, nei sette incontri che valsero poi la conferma in panchina del tecnico piacentino. L’anno seguente, le presenze in biancoceleste furono 23 con due reti ed un assist. 

Simone Inzaghi notò immediatamente l’utilità a livello difensivo di Hoedt e le qualità tanto decantate prima del suo arrivo. La giovane età e la poca esperienza hanno sicuramente contribuito nell’andamento altalenante nelle due stagioni alla Lazio, ma lo stesso rapporto con l’allenatore ha consentito al ragazzo olandese di mettere in mostra alcune delle sue capacità. Forte fisicamente, bravo nel colpo di testa, un buon mancino nell’impostazione, doti che non passarono inosservate tanto da suscitare l’interesse di altri Club. L’offerta da parte del Southampton di 17 milioni si rivelò la migliore per entrambi le parti. La Lazio ottenne una notevole plusvalenza dopo averlo ingaggiato per solo un milione e mezzo e Hoedt ebbe la possibilità di raggiungere un traguardo importante per la propria carriera come quello della Premier League. 

La cessione in Inghilterra nel 2017 gli avrebbe garantito più minutaggio, continuità ed esperienza, ma in realtà si rivelò un errore fatale. Nella prima stagione tra le file dei Saints collezionò 28 presenze ed un assist, mentre nella seconda solamente 13, arrivando nel 2019 a dover cambiare nuovamente casacca vista la sua scarsa integrazione in Premier. I due prestiti al Celta Vigo e all’Anversa erano necessari per ritrovare fiducia ed anche per ritagliarsi un posto nella nazionale olandese, con la quale contava appena 6 presenze (l’ultima risalente proprio al 2017). Due parentesi comunque altalenanti e poco convincenti, tanto da dover far ritorno al Southampton dove però era stato ormai escluso dal progetto del tecnico Hasenhuttl. 

La sua fuga dall’Italia, ha avuto delle conseguenze inevitabilmente negative nella sua affermazione come difensore, probabilmente rimanendo in Serie A le sue possibilità di crescita sarebbero state maggiori. D’altronde la Lazio rappresenta comunque la squadra che gli ha garantito più presenze in carriera, 61 in totale. “Ho fatto un errore, non sarei mai dovuto andar via, ma era impossibile dire no alla Premier”, queste le sue parole dopo la partenza, a testimonianza di come il suo amore per la prima squadra della capitale non sia mai svanito. Attraverso i social ha sempre continuato a seguire la squadra, postando foto di ricordi in maglia biancoceleste e mostrando adorazione verso la città, quasi a voler inviare segnali alla Società capitolina.

 

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Segnali che dopo tre anni sono stati accolti e che lo hanno portato nuovamente a vestire la maglia tanto ambita, grazie soprattutto alla stima che Inzaghi ha sempre riversato nei suoi confronti. Considerato dall’allenatore pronto per vestire il ruolo nella difesa a tre, in quanto conoscitore degli schemi, dell’ambiente e dei compagni, nonché cresciuto e rinforzato (quasi nove chili presi) dalle esperienze all’estero. In effetti, in questa prima parte di stagione il suo utilizzo è stato ampio soprattutto in Champions League, nella quale ha svolto prove abbastanza convincenti mettendo in campo attenzione e forza fisica.

Di certo, il suo ritorno rappresenta una bella favola fatta di seconde possibilità, proprio come in una vera storia d’amore. Rimane ora da capire se il suo andamento non si riveli ancora altalenate, o se veramente come egli stesso ha rivelato, i tre anni di lontananza lo hanno cambiato come uomo e giocatore. I prossimi sei mesi saranno importanti per lui e per il suo futuro, dovrà guadagnarsi ancora di più la fiducia della Società affinché riscatti il prestito dal Southampton, ma anche quella dei tifosi dopo lo scetticismo scatenatosi al suo rientro. Ad ogni modo, Hoedt farà parte inevitabilmente della storia della Lazio, in quanto uno dei protagonisti del raggiungimento degli ottavi di finale di Champions, traguardo che mancava da ben 13 anni.  

 


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ESCLUSIVA | Lazio-Fiorentina, il doppio ex Calisti: “Se la mentalità sarà la stessa vista contro il Milan, non ci sarà partita. Difficile trovare un giocatore non in forma”

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A pochi giorni di distanza dallo splendido successo ottenuto in casa contro il Milan per 4-0, la Lazio si prepara ad affrontare un’altra sfida insidiosa. Domenica allo Stadio Olimpico alle ore 18:00, ci sarà la Fiorentina, squadra reduce da due sconfitte consecutive in campionato contro la Roma in trasferta e il Torino in casa. I viola di Italiano avranno dunque voglia di riscatto e cercheranno di tornare al successo contro i biancocelesti che, dal canto loro, godono di un grande momento di forma dopo la vittoria contro i Campioni d’Italia. Per la squadra di Sarri però, sarà importante non prendere questa partita sottogamba, affrontandola sull’onda dell’entusiasmo. In occasione di questo importante incontro, ai microfoni di LazioPress.it è intervenuto il doppio ex di Lazio e Fiorentina Ernesto Calisti.

 

Come commenti la splendida vittoria contro il Milan?

“Facile commentare un partita del genere. È stato un bellissimo match al di là della fede laziale, un bello spot per il calcio. La Lazio è stata fantastica, forse la sua miglior partita degli ultimi 10 anni. Ha dominato in lungo e in largo un avversario che di certo vive una situazione di difficoltà, ma si è fatto caso più alla non forma del Milan che alla grandissima prestazione dei biancocelesti. C’è stata tanta e troppa Lazio per il Milan, questa è la realtà, al di là del momento dei rossoneri. Ho visto molto bene Hysaj, che nelle ultime 2/3 partite ha ritrovato la condizione ma come anche Marusic e il resto dei compagni. Paradossalmente la Lazio con Felipe Anderson lì davanti fa anche meglio. Immobile sicuramente è molto più bravo ad attaccare la profondità, sappiamo le sua qualità e quanto sia indispensabile per questa squadra, ma nel fraseggio il brasiliano ha sicuramente qualcosa in più. Speriamo comunque che Ciro possa ritornare il prima possibile, anche per far respirare Anderson che gioca praticamente sempre. È chiaro che con un Felipe così non serve affrettare i tempi di recupero, l’importante è che il capitano recuperi bene.”

In questa stagione si è vista una Lazio alternare grandissime prestazioni ad altre poco convincenti. Come ti spieghi questi alti e bassi della squadra di Sarri?

“Si tratta di cali di tensione a livello mentale, altrimenti è impossibile darsi una spiegazione. La Lazio è una squadra forte sopratutto nei titolari che può vincere con tutti, lo abbiamo visto contro Roma, Inter, Milan, Atalanta, Fiorentina. Poi quando si specchia troppo e pensa di aver già chiuso le partite va in difficoltà. Secondo me però, i primi segnali positivi di vera ripresa si erano già visti con il Bologna in Coppa Italia. Una partita giocata con attenzione, determinazione e molta pressione sull’avversario nonostante non fosse una sfida di cartello. Speriamo che ora questa squadra abbia imboccato la strada giusta e che non molli più niente. La Lazio in classifica è lì, tralasciando i punti persi con Empoli e Lecce, e se la deve giocare. L’importate è aver imparato la lezione e che Immobile venga recuperato. È chiaro che dalla Società ci si aspetta una mano se è possibile, Sarri sta facendo benissimo in quanto ha rigenerato alcuni giocatori messi un pò in disparte.”

A tuo giudizio, chi è attualmente il giocatore più in forma della Lazio?

“Difficile trovarne uno non in forma. Dietro stanno giocando tutti molto bene, come ho detto Hysaj è quello che mi ha sorpreso di più. In passato le sue prestazioni sono state spesso criticate, ora invece lo vedo davvero in piena forma ma come anche Marusic. Continua a saltarmi poi agli occhi l’utilità di Luis Alberto a centrocampo, o quella di Zaccagni in attacco. Stanno tutti molto bene, anche se mi aspetto ancora di più da Milinkovic che piano piano sta ritrovando anche lui la condizione.”

Domenica arriverà la Fiorentina all’Olimpico, che partita ti aspetti?

“Mi aspetto una gara difficile, molto dipenderà dalla Lazio. Se parte con la stessa mentalità vista contro il Milan non ci sarà partita. La Fiorentina comunque, anche se non sta vivendo un periodo felice, è una buona squadra con buone individualità: da Ikone a Bonaventura fino a Kouamé. I biancocelesti dovranno dunque stare attenti e non sottovalutare questo match, è troppo importante fare risultato pieno per la Lazio.”

Da ex difensore, come giudichi le prestazioni della coppia Casale-Romagnoli? 

“Molto bene anche loro. Grande intesa tra i due che tengono bene la linea difensiva, così come gli esterni. Casale a me piace tantissimo, un difensore se vogliamo vecchio stampo: poche chiacchiere, tanta sostanza. È molto difficile da saltare in uno contro uno, fortissimo sulle palle aeree, bravo nei contrasti, sempre attento e concentrato. Romagnoli non lo scopriamo sicuramente adesso, le sue qualità sono indiscusse.”

Il grande successo contro il Milan lancia i biancocelesti al terzo posto, pensi che la Lazio possa riuscire a mantenere questa zona di classifica fino a fine stagione?

“Secondo me si, ma dipende tutto da loro. A livello di rosa alcune squadre sono più attrezzate. La Juventus è quasi tagliata fuori dalle pretendenti, vedremo poi come andrà a finire, ma le restanti Inter, Napoli e Milan hanno sicuramente qualcosa in più della Lazio. Bisogna sperare che nessuno dei giocatori importanti si faccia male, per questo dico che la Società dovrebbe dare una mano a Sarri. Preservare tutti sarebbe un miracolo, anche perché i biancocelesti ora come ora sono un bel vedere.” 

A pochi giorni dalla fine del mercato, c’è qualcosa che sistemeresti nella rosa della Lazio?

“Serve innanzitutto un vice Immobile. Tralasciando le ottime prestazioni da punta di Felipe Anderson, ma il brasiliano serve anche e sopratutto sulla catena di destra. Quella fascia con lui, Lazzari e Milinkovic funziona benissimo e il loro fraseggio avviene quasi a memoria ormai e mette in difficoltà chiunque. Pedro sta facendo bene al suo posto, è un fuoriclasse, ma non ha la stessa età del brasiliano che può dare tanto anche in fase difensiva. Poi, se dovesse arrivate anche un terzino sinistro non sarebbe male, due nuovi innesti servirebbero eccome.”

 


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