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Il Tempo | Pokerissimo Lazio, decidono i cambi di Inzaghi

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Si rivede la Lazio, quella bella e possibile che aveva fatto sognare prima dell’arrivo del Covid-19. Passa a Bergamo, sfata il tabù Atalanta che non batteva dal 2017 in campionato (sette partite, solo tre pareggi) e sale in classifica grazie alla quinta vittoria consecutiva. Finalmente Inzaghi rifila tre gol a Gasperini e può prendersi la rivincita per l’eliminazione dalla Coppa Italia di mercoledì scorso. Gasp rosica come al solito, gli atalantini dopo aver esultato in faccia agli avversari più volte, si infuriano per la festa di Immobile & Co. al fischio finale dell’ottimo arbitro Chiffi. Il tecnico laziale e Reina riportano la calma ma la reazione scomposta degli atalantini fa capire quanto valga questo successo.
Una prestazione super, la Lazio ha dominato la partita dall’inizio alla fine, agevolata dalla prodezza balisitica di Marusic che si traveste da Del Piero e infila Gollini dopo soli tre minuti con un destro telecomandato a giro da quasi trenta metri (ottavo gol in campionato nel primo quarto d’ora).
A quel punto i biancocelesti hanno legittimato il vantaggio in un primo tempo condotto con grande personalità. Grazie a un Luis Alberto ritrovato e a Sergej Milinkovic che azionava Lazzari quasi avesse una mazzafionda tra i piedi. Anche Correa schierato centravanti davanti a Immobile ha scombinato i piani della difesa dell’Atalanta che aveva perso Romero alla vigilia per il Covid. Gasperini ha sofferto molto l’assenza dei due esterni titolari, Hateboer e Gosens e si è dovuto inchinare alla maggiore qualità degli avversari. Primo tempo, come detto, chiuso per caso con il vantaggio minimo perché Gollini aveva deviato sul palo il colpo di testa di Milinkovic ed era stato bravo a non farsi beffare dal sole sul destro di Luis Alberto. Tra l’altro, poco prima, era entrato Musacchio per l’ammonito Patric che ha contribuito a dare serenità a una difesa guidata dal solito, straordinario, Reina. L’Atalanta le ha provate tutte, ha inserito Malinovskyi al posto di Ruggeri provando un inedito 4-2-3-1. La Lazio ha colpito quasi subito sull’asse Immobile-Correa, il Tucu ha raddoppiato mettendo la sfida in discesa (seconda rete in campionato). Gli ingressi di Pasalic e Muriel hanno dato la scossa anche perché Immobile ha sciupato un paio di contropiedi (nel frattempo Inzaghi aveva inserito Akpa per Luis Alberto sfinito) e i padroni di casa hanno trovato la rete con Pasalic dopo una percussione del colombiano. A quel punto sono entrati Escalante, Muriqi e Pereira e, proprio quest’ultimi due, hanno confezionato il decisivo gol dell’1-3 con il facile tap in del kosovaro sulla rifinitura del brasiliano. Poi la festa per una Lazio molto concentrata che sta risalendo la classifica a grandi passi dopo aver ritrovato i suoi uomini migliori. Adesso una settimana per preparare il Cagliari e, forse, il ko in Coppa Italia, può davvero diventare un vantaggio potendo giocare solo una volta alla settimana prima della sfida di Champions contro il Bayern Monaco del 23 febbraio. La rimonta continua grazie a Inzaghi che sta gestendo al meglio una squadra che non vuole mollare la lotta per i primi quattro posti.

Il Tempo/Luigi Salomone  


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La Repubblica | Lazio, il rinforzo in extremis: Pellegrini va da Sarri

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Dopo Romagnoli, arriva un altro difensore-tifoso per la Lazio. Stavolta sulla fascia sinistra. Il mancino Luca Pellegrini, almeno per i prossimi sei mesi, completa la batteria dei terzini a disposizione di Sarri. Si vedrà in estate se esercitare o no il diritto di riscatto fissato con la Juventus a ben 15 milioni. Il ragazzo, classe ‘99, è già sbarcato ieri sera a Fiumicino, accolto e festeggiato da un gruppo di tifosi. Fremeva per tornare nella Capitale, dove il suo percorso da professionista era cominciato sull’altra sponda del Tevere nel 2018. Stavolta però indosserà i colori della sua squadra del cuore. E sulla questione dell’autenticità della fede calcistica, per la quale sul web si è aperto il dibattito tra tifosi, c’è la parola del padre a fare da garanzia. Ha dato i primi calci con il Tor Tre Teste, Pellegrini, poi è cresciuto nel vivaio della Roma. Ma l’animo laziale, seppur celato, è rimasto immutato.

Incredibile in questo senso la somiglianza del suo percorso proprio con quello di Alessio Romagnoli. Da un possibile inizio nelle giovanili biancocelesti, poi invece sfumato, agli esordi in giallorosso. Un addio a Trigoria senza troppi rimpianti e alla fine, dopo varie altre maglie indossate, i fili del destino che si intrecciano, cucendo per entrambi un’aquila sul petto. Pellegrini è il quarto ex romanista che approda a Formello negli ultimi due anni, dopo Pedro, lo stesso Romagnoli e Cancellieri. È ormai conclamato quindi che il cambio di casacca, diretto, come nel caso del fuoriclasse spagnolo, o dopo vari passaggi, sia un tabù sfatato nell’ambiente capitolino, visto anche il precedente di Kolarov a parti invertite. Come i suoi predecessori, peraltro, anche Pellegrini può dirsi deluso dall’epilogo della sua storia in giallorosso. Quando era al Cagliari raccontò come nacque la decisione di andare alla Roma: «Feci il provino con loro, poi mi contattò la Lazio. Sembrava potesse nascere qualcosa ma, al momento di concludere, posticiparono l’incontro. In quei giorni di attesa mi richiamò la Roma e così ho firmato». Questa volta invece Luca ha aspettato fino all’ultimo. Il progetto tecnico di Sarri, con cui ha anche parlato al telefono in questi giorni, lo entusiasma. Per agevolare l’operazione, alla fine svincolata dall’addio di Fares, ha addirittura accettato di dimezzarsi l’ingaggio fino a giugno. La Juventus parteciperà al pagamento di parte dello stipendio e così la Lazio ha potuto far rientrare l’operazione nei parametri dell’indice di liquidità. Per piazzare l’esterno franco-algerino in Turchia, dove lo vuole l’Antalyaspor, ci sarà tempo fino all’8 febbraio. Era troppo urgente invece per il tecnico avere a disposizione un terzino di piede mancino, per ampliare le rotazioni in vista dei tanti impegni ravvicinati nei prossimi mesi. Dal canto suo Pellegrini voleva a tutti i costi andar via da Francoforte, dove l’avventura non è andata come sperava. Ha quasi 24 anni, Luca, e ha bisogno di trovare continuità in campo per far valere le sue qualità, mostrate solo a sprazzi finora.

Nelle ultime ore di mercato si è consumata anche un’altra storia che sembra chiudere un cerchio del destino. Zarate, ricordato ancora con affetto dai laziali, è approdato al Cosenza, in Serie B. A 35 anni l’argentino torna nella terra d’origine della sua famiglia. La Repubblica

 


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