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ESCLUSIVA LATIUM | L’ex blucerchiato Francesco Flachi: “Ho le maglie di Peruzzi e Salas, ma Mancini era un idolo. La partita dipenderà dalla testa della Lazio”

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Francesco Flachi, ex attaccante della Sampdoria tra il 1999 e il 2007,  è intervenuto in esclusiva a Latium, la trasmissione webtelevisiva di LazioPress.it

Il reparto più forte della Sampdoria è l’attacco: ha giocatori bravi, di qualità e soprattutto di esperienza, tra Ramirez e Quagliarella, è arrivato anche Torregrossa. In altri reparti sono più deboli, ma Ranieri è stato molto bravo nel compattare questa Sampdoria, anche perché all’inizio dell’anno certi nomi non si conoscevano, quindi non era facile intuire quale che tipo di campionato facesse la Sampdoria, e Ranieri è stato molto bravo nel trovare il vestito giusto a questa squadra, non stravolgendo e non facendo grosse cose, facendo un. 4-4-2 dove sono molto bravi gli interpreti che stanno facendo un buonissimo campionato.

Io sono stato otto anni a Genova, la conosco bene: è una piazza dove puoi far uscire le tue qualità, stai bene e fai calcio vivendolo serenamente. I calciatori non hanno frenesia, o grossi obiettivi che creano aspettative. Ci sono tifoserie molto tranquille: i giocatori hanno tempo per far venire fuori le loro qualità. Se vediamo negli ultimi anni, la Sampdoria è stata una delle più attive nelle cessioni, perché sono usciti fuori giocatori veramente interessanti che all’inizio dell’anno non conoscevi nemmeno, e gli allenatori sono stati molto bravi nel far risaltare le loro caratteristiche”.

Su KeitaCandreva e Correa:

Keita è sempre stata un’incognita, ha qualità importanti, però non è mai secondo me riuscito a giocare con la continuità, forse essendo anche giovane ha avuto poche possibilità di trovare la continuità: forse non si è sentito anche la fiducia addosso, ma poi dipende anche dal giocatore. La Sampdoria può riuscire a far esaltare le qualità di questo ragazzo, e penso che sia anche il tempo giusto perché lui venga fuori, perché ha delle qualità importanti. Candreva ormai lo conosciamo, è un giocatore che ha accumulato esperienza, giocando tra Lazio, Inter e Nazionale: nonostante l’età che possa avere ha l’esperienza. Poi Ranieri è molto bravo nella gestione della squadra, cambia anche i suoi giocatori e quindi ha creato veramente un gruppo dove anche chi gioca di meno, quando lo fa giocare gioca bene, e questo è un vantaggio in più dato dall’allenatore soprattutto per la squadra.

Bisogna vedere anche il contesto di gioco: Correa è un giocatore che ha delle qualità, poi è normale che poi dopo ci sono altri tipi di giocatori che hanno delle qualità e delle volte quelle qualità di Immobile o Luis Alberto possono nascondere quelle di Correa: l’argentino mi piace, ha qualità, estro, e come caratteristiche si trova bene. E’ normale che deve crescere: Ciro è un finalizzatore, lo fa anche molto molto bene, quindi Correa deve solamente aspettare il tempo di crescere, di assimilare, e di essere lui anche più cattivo sotto porta. A me la Lazio piace, come gruppo e come identità, e come spogliatoio: è da tanto che giocano insieme, e Simone ha dato un gioco. Oltre alla qualità c’è l’affiatamento del gruppo, che può essere importante per alcune partite in cui viene fuori la compattezza del gruppo, per ribaltare varie situazioni. La Lazio è più squadra rispetto ad altre, anche se non arriva a degli obiettivi: se avesse La Rosa più ampia, potrebbe competere per qualcosa in più”.

“Facevo spesso gol alla Lazio. Un ricordo bello è stato quando Peruzzi mi chiese la maglia, era un grande portiere e campione: quando nel’ ha data la maglia era enorme, mi fece piacere averla. Conservo tutte le maglie per mio figlio, deve ricordarsi chi era il babbo. Delle volte questi ragazzi sono sono un po’ troppo buoni calcisticamente, dovrebbero essere un po’ più cattivi. Bisogna cercare di fargli venire un pochino di motivazioni perché raggiungere gli obiettivi è importante per chi ha la passione del calcio. Io ho la maglia di Mancini, ho quella di Crespo, quella di Nedeved e Salas, di Boksic, di Nesta e di Sta a quei tempi c’era l’imbarazzo della scelta. Mi piace quella di Salas per come era e come esultava, ma Mancini era il mio idolo, è fuori concorso. Ho anche quella del mio amico Dario Marcolin”.

Sul cambiamento del calcio rispetto ad oggi:

E’ cambiato, c’è meno qualità, sicuramente noi siamo stati un po’ sfortunati. Siamo cresciuti giocando dalla mattina alla sera, giocando con i più grandi assumendo carattere, malizia. Siamo stati fortunati ad imparare, anche quando ero salito in prima squadra, imparavo dai movimenti: lo dico ora perché lo vedo ora. Totti aveva Giannini, Del Piero ne aveva altri: siamo stati più veloci a imparare ai movimenti. Ai ragazzi di ora è mancato questo, come lo stoppare la palla, in cui fanno più fatica: alcuni vengono spazzati dalla Primavera alla prima squadra. Noi giocavamo per strada, con i più grandi, ci vuole carattere. Penso che nel calcio queste situazioni ti portano ad avere qualcosa in più: questi ragazzi di oggi sono troppo distratti dal contorno invece che dal campo. Si pensa ai social, che distolgono la concentrazione dall’allenarsi e le partite: le prime cose che vengono fatte sono le foto, e questo non va bene. Ai nostri tempi sia spengeva il telefonino, se ti distraevi prendevi scappellotti dai compagni. Imparavi anche valori a livello di spogliatoio: ci sono anche stranieri, si fa fatica se non parlano una parola. Prima era tutto diverso, la Lazio mi piace perché sono tanti anni che giocano insieme, e i nuovi che vengono sono aiutati, a anche per il rispetto e le regole che ci sono nello spogliatoio: questo a volte ha una forza in più”.

Sulla partita di sabato:

Dipende dalla testa della Lazio, non è facile. La Sampdoria è tranquilla, può giocare serena: non è facile trovare concentrazione per entrambe. La Lazio martedì ha il Bayern, nel calcio di ora può succedere di tutto: anche voi tifosi pensate al Bayern Monaco credo. Noi giocavamo sempre, eravamo in quindici: nel calcio più giochi e meglio stai, io in Champions League non ho mai giocato, è il punto più alto di un giocatore, sera la Lazio arrivi più avanti possibile”.

 


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ESCLUSIVA | Pellegrini in biancoceleste, il papà: “Ha voluto fortemente la Lazio, la tifiamo da sempre. Orgoglioso della sua scelta”

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Una scelta di cuore, zero pensieri al denaro: Luca Pellegrini ha voluto la Lazio, mettendo davanti allo stipendio l’ambizione di un bambino che sognava di giocare all’Olimpico. Il difensore classe ’99 è un nuovo giocatore biancoceleste. Il club laziale lo ha prelevato in prestito con diritto di riscatto dalla Juventus. Il terzino sinistro ha iniziato la stagione con la maglia dell’Eintracht Francoforte ed è approdato nella Capitale, volenteroso di essere confermato a fine stagione.

Per commentare il passaggio di Luca in biancoceleste è intervenuto in esclusiva ai microfoni di LazioPress.it il papà Mauro, che non nasconde l’emozione: “Il mio commento non può che essere di un entusiasmo infinito…. noi siamo una famiglia di laziali da sempre. Luca ha fatto un gesto d’amore incredibile nei confronti della Lazio. Ha rinunciato a molto da un punto di vista economico, io da genitore non posso che essere felice della scelta di mio figlio, dei valori e dei principi che ha messo prima dei suoi interessi economici. E non lo dico tanto per dire. La qualità della vita vale più di qualsiasi cifra. E per lui andare nella sua squadra del cuore è il massimo. Ora per lui sarà felicità pura giocare al calcio. Aggiungere altro è superfluo. Ha voluto fortissimamente la Lazio“.

 


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