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La Repubblica | La disputa su Lazio-Torino: ecco il carteggio segreto

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 La sentenza del giudice sportivo Gerardo Mastrandrea arriverà venerdì. Ma nell’attesa di sapere come andrà a finire il braccio di ferro tra Lazio e Torino sulla partita del 2 marzo mai disputata per l’assenza della squadra granata all’Olimpico, è utile mettere in fila il carteggio riservato tra le società, la Lega Calcio e la Asl della città di Torino, divenuta il convitato di pietra di una disputa sanitaria prima che sportiva.

L’antefatto

Il 23 febbraio i dirigenti del Torino vengono raggiunti da una brutta notizia: 8 giocatori sono positivi al Covid-19 e la Asl chiede una quarantena domiciliare per tutti i componenti della squadra. Il 27 febbraio la società invia una lettere al presidente della Lega, Dal Pino, chiedendo il rinvio della gara con la Lazio prevista per il 2 marzo. Secondo i dirigenti della Lazio i conti non tornano perchè i 7 giorni dal 27 febbraio scadrebbero il 1 marzo. E infatti la prima conseguenza per la mancata presenza del Torino all’Olimpico è il 3-0 a tavolino per la Lazio.

Il fatto

Il presidente del Torino, Cairo, presenta ricorso al giudice sportivo: il giorno della comunicazione ufficiale della Asl, ovvero il 23 febbraio, non va conteggiato. A questo punto torna determinante il carteggio riservato intercorso tra i protagonisti della vicenda. Il 1 marzo il presidente della Lega invia una richiesta di chiarimenti al dottore Roberto Testi della Asl di Torino, il quale dà manforte alla posizione del presidente Cairo, spiegando che il girono dell’emissione della comunicazione non vada conteggiato. Un’interpretazione insolita, alla quale si aggiunge un’altra anomalia: i calciatori granata hanno ripreso ad allenarsi individualmente dal 28 febbraio. Su queste risposte della Asl, Cairo basa la sua battaglia legale per ottenere l’annullamento del 3-0 a tavolino.

Adesso lo sguardo è a venerdì quando dovrebbe arrivare la sentenza del giudice sportivo, che rischia di diventare la prima tappa di un lungo braccio di ferro giudiziario sul quale il presidente dei biancocelesti Claudio Lotito è pronto a dare battaglia. Nella speranza che le regole possano essere davvero uguali per tutti e che Lega Calcio, giustizia sportiva e aziende sanitarie possano cominciare a parlare la stessa lingua.

La Repubblica – Daniele Autieri 

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CdS | Scudetto 1915, l’avv. Mignogna scrive a Gravina: “Lazio Campione, prove decisive”

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Come riportato dal Corriere dello Sport, l’avvocato Gianluca Mignogna, promotore delle iniziative per l’assegnazione dello scudetto 1915 ex aequo alla Lazio e al Genoa, ha indirizzato la seguente lettera a Gabriele Gravina, presidente della FIGC.

Egregio Presidente, in occasione del Centenario della Grande Guerra, com’è noto, abbiamo richiesto alla Federcalcio l’assegnazione ex aequo dello Scudetto 1915 al Genoa e alla Lazio, rispettivamente primatista settentrionale e primatista centro-meridionale al momento della sospensione bellica dei campionati indetta il 23 maggio 1915.
Da allora è passato molto tempo, ma il procedimento pentente in Figc non ha ancora avuto una positiva definizione, senza che il sottoscritto, i 40.000 firmatari della Petizione all’uopo promossa, i tanti tifosi biancazzurri e tutti gli sportivi italiano abbiano potuto comprenderne le reali motivazioni. 

Come Lei Sa, la precedente Commissione di Saggi della Figc aveva già stabilito che l’assegnazione ex aequo dello Scudetto 1915, invero, sarebbe stata l’unica soluzione onde ovviare al clamoroso vulnus giuridico/sportivo emerso in questi anni di approfondite ricerche. Successivamente abbiamo trasmesso alla Commissione Storica da Lei nominata il 30 maggio 2019 tutti i documenti probatori che, come speleologi, siamo riusciti a riesumare dagli abissi del dimenticatoio, dagli archivi pubblici e dalla storiografia calcistica nazionale.

Abbiamo svolto tali ricerche documentali con assoluto rigorismo storico, giuridico e sportivo, comprovando l’effettivo stato di fatto delle competizioni in essere ed almeno quattro risultanze decisamente fondamentali:
1) Non esiste alcuna delibera della FIGC che abbia formalmente e ufficialmente attribuito al Genoa il titolo di Campione d’Italia 1914/15;
2) Il club ligure ottenne a tavolino esclusivamente il titolo di Campione Settentrionale 1914/15, verosimilmente nell’ambito della scissione federale del 1921, ma medio tempore tale assegnazione fu acriticamente equivocata sino ad essere tramandata ai posteri come attributiva “de facto” del titolo di Campione d’Italia 1914-15;
3) Al Campionato Meridionale 1914/15 si iscrissero esclusivamente due squadre partenopee, ma le relative sfide furono più volte rimandate, una volta disputate vennero annullate per irregolarità di tesseramento e le successive ripetizioni non si ultimarono prima della suddetta sospensione bellica, con la conseguenza che il Girone Campano alla fine risultò pedissequamente declassato a mera valenza regionale;
4) Le fonti rinvenute ci hanno viceversa rivelato che la Lazio fu proclamata Campione Centro-Meridionale 1914-15, sicchè, in base all’articolo 15 del Regolamento Ufficiale dell’epoca avrebbe avuto il diritto di disputare la “Finalissima Nazionale” per contendere alla primatista settentrionale la conquista dello Scudetto 1915.

La Storia ci tramanda che l’insorgenza, il protrarsi e gli effetti della Prima Guerra Mondiale non permisero mai più la disputa di tale sfida tricolore, così come è assai verosimile che anche il secondo dopoguerra impose a tutta l’Italia, compresa quella calcistica, di volgere lo sguardo solo verso il futuro onde riemergere dalle ceneri del conflitto, distogliendolo da ogni altra questione pregressa e legata ad un passato fin troppo complesso e doloroso.

A distanza di 107 anni da quel fatidico 24 maggio 1915, tuttavia, riteniamo opportuno e stiamo a richiederLe che la Federcalcio ponga fine a tale ingiustizia ultracentenaria, sancendo d’ufficio l’assegnazione ex aequo dello Scudetto 1915 a Lazio e Genoa, dando piena attenuazione a quei fini costitutivi che la prepongono alla somministrazione della giustizia sportiva ed attuando “latu senso” i disposti di cui alla Norma 70 della Carta Olimpica in tema di attribuzione sportive a pari merito.

Egregio Presidente, noi siamo Laziali, discendenti diretti di quel Popolo del Latium che fondò la Civiltà Latina, originò l’antica Roma ed esportò i valori dell’Aequitas e della Iustitia in tutto il mondo. È per questo che, nell’auspicare un intervento federale finalmente conciliativo e definitorio, ci appelliamo alla Sua sensibilità istituzionale invocando l’applicazione del noto brocardo del Diritto Romano, al Campionato 1914/15 ed a tutti i campionati anteguerra ancora contesi: “Ubi Ius Ibi Remedium”.

 

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