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Lazio-Benevento, Foggia: “Gara difficilissima. Montipò? Da Lazio”

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A pochi giorni dalla partita dell’Olimpico tra Lazio e Benevento Pasquale Foggia, ex giocatore della Lazio ed attuale dirigente del Benevento, è intervenuto ai microfoni di Radiosei. Queste le sue parole: “Da calciatore hai una visione più singola della gestione della vita a 360°, da direttore hai la responsabilità di un gruppo di lavoro, ho scoperto cosa voglia dire lavorare in maniera vera e propria. Il momento più difficile è stato il mese e mezzo passato senza vittorie, è stata dura ma era comunque preventivabile, quello più bello in assoluto è la vittoria a Torino contro la Juventus che rimarrà nella memoria di tutti noi. Tare? C’è un rapporto che va al di là del calcio, siamo molto amici anche con le famiglie, c’è un confronto su tutto e credo che sia uno dei direttori sportivi più importanti in Europa non solo in Italia. Pippo Inzaghi? Pippo è un allenatore com’era calciatore, vive la sua vita per il rettangolo verde e mette tutto se stesso in tutti i minuti che trascorre in campo e fuori. Negli anni si sta completando. Ci troviamo spesso a parlare noi tre con Pippo e Simone, sono due ragazzi che vincono in simbiosi questo lavoro. Trovare due fratelli che fanno lo stesso mestiere non è cosa da tutti i giorni e quindi la vivono in maniera importante. Lazio?  E’ una squadra tosta, lo ha dimostrato anche a Verona, non hanno mollato e hanno portato a casa una vittoria che gli da morale per la Champions. Gara difficilissima. Senza pubblico probabilmente ala Lazio lo scorso anno avrebbe vinto lo scudetto. Non bisogna sottovalutare un aspetto fondamentale ovvero i tifosi, quello che ti danno aiuta tanto soprattutto in certe piazze. Mancando questo è ovvio che vediamo dei risultati strani perché il pubblico influisce. Immobile? Gli attaccanti vivono per il gol e Ciro negli ultimi anni ha fatto cose straordinarie e lo testimonia la Scarpa d’Oro. Sono convinto, purtroppo, che farà ancora tantissimi gol è l’attaccante più completo che ha il calcio italiano. Champions? Dalla seconda in giù si giocano tutte un posto in Champions perché la distanza è minima e ci sono ancora molte gare. Mai come quest’anno sarà lotta fino all’ultima giornata. Montipò? Con Igli non ne abbiamo mai parlato, sono invece convinto che Montipò avrà molte offerte per il valore del ragazzo che è cresciuto molto negli ultimi due anni. Potenzialmente è da Lazio. Tuia? E’ un ragazzo che conosco dai tempi in cui giocavo alla Lazio. Ha avuto molta sfortuna negli ultimi due anni ha giocato cinquanta partite fisicamente sta benissimo, ha avuto qualche infortunio di troppo. Tuia è in scadenza ma c’è un rinnovo già sul tavolo.”

 


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Gianluca Rocchi: “Il VAR strumento favoloso per gli arbitri. Vi racconto cosa successe in un derby tra Roma e Lazio”

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Intervenuto al Social Football Summit 202, l’ex arbitro e attuale responsabile della CAN, Gianluca Rocchi ha parlato dell’importanza del VAR per poi raccontare un episodio vissuto in prima persona durante un derby tra Roma e Lazio.

Queste le sue parole:

Il Referee è un riferimento, nel bene o nel male. Spesso l’arbitro è indicato come qualcuno che toglie qualcosa, la realtà è che deve fare applicare le regole ed essere un punto di riferimento per le decisioni da prendere. L’arbitro ha come primo obiettivo quello di prendersi cura della partita, del risultato e dei calciatori, affinché il risultato sia corretto, trasparente e nessuno si faccia male. Un arbitro che cresce così lo fa senza tecnologia. L’obiettivo di oggi è quello di non sbagliare. La tecnologia ha cambiato tutto: io ho arbitrato 14 anni senza tecnologia e 3 con. Ho vissuto tutta la mia carriera con un solo obiettivo: non sbagliare nei 90 minuti più recupero. E non potete capire che sollievo quando abbiamo scoperto la tecnologia. Chi dice che gli arbitri non la vogliono non ha capito niente. Il VAR è uno strumento favoloso, il migliore che si potesse offrire agli arbitri. Poi c’è la squadra: gli arbitri sono una squadra di sei persone: quattro in campo e due in sala. Un team complesso e difficile da amalgamare, a volte arbitri con cinque amici, altre con sconosciuti“.

Un arbitro deve avere due caratteristiche fondamentali: comunicazione e relazione, senza alcun aiuto esterno. Vi garantisco che quando un arbitro viene chiamato a rivedere un errore sta male dentro.  Abbiamo due tipologie di VAR in Italia, gestite a Lissone, dove trasmettiamo le partite e operano i due operatori VAR e AVAR. Uno passa le immagini, l’altro fa da supporto, poi c’è uno schermo con le immagini reallentate di tre secondi che permette di rivedere l’azione“.

Vi racconto un derby Roma-Lazio con un tocco di mano di Manolas: io non ho visto nulla ma ho intuito che c’era qualcosa. Quando Irrati, che era al VAR, mi ha detto che c’era il tocco di mano io non sono stato per niente contento, sono uscito dalla partita arrabbiato con me stesso perché dovevo fare meglio. Poi però tutti mi hanno fatto i complimenti e nessuno ha fatto polemica dandomi anche voti alti, lì ho capito quanto la tecnologia possa aiutare gli arbitri. Chiudo sottolineando ancora una volta: gli arbitri sono più che a favore della tecnologia“. 


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