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ESCLUSIVA| Claudio Onofri: “La Lazio vista col Milan può qualificarsi in Champions. Entrare all’Olimpico una grande emozione per me. E sulla Superlega…”

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Domenica andrà in scena all’Olimpico una partita fondamentale a questo punto della stagione per i biancocelesti: Lazio-Genoa. Dopo la vittoria schiacciante ottenuta contro il Milan, diretta concorrente, i biancocelesti arrivano alla gara con la serenità giusta per affrontare l’ultima corsa alla qualificazione nell’Europa che conta. Si troveranno di fronte, però, una squadra che più volte in passato ha dato problemi alla Lazio e che, nonostante non abbia vissuto un periodo florido nelle ultime giornate, contro lo Spezia nell’ultima gara sembra essere tornato il Genoa dell’arrivo di Ballardini proprio contro lo Spezia nel girone d’andata. In vista di questa delicata partita, l’ex giocatore del Genoa ed attuale opinionista Claudio Onofri è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Laziopress.it. 

Come arrivano le due squadre alla gara di domenica e chi vedi favorita?

Arrivano tutte e due piuttosto bene, anche i relazione agli ultimi risultati. La Lazio ha avuto qualche problema a Napoli, ma ha reagito bene allo strapotere che si è evidenziato in alcuni momenti. Il Genoa invece, contro lo Spezia nel primo tempo, è tornato quello del “primo Ballardini”, mostrando carisma, personalità e connotati tecnici. Si erano un po’ persi nell’ultimo periodo, ma nel primo tempo, grazie anche ad una povertà dal punto di vista tecnico dello dello Spezia, che finora ha fatto un miracolo grazie anche al suo allenatore Italiano, perché il livello complessivo della squadra è povero. Insomma, arrivano bene, anche se i traguardi sono diversi e la Lazio gioca in casa, anche se ora vuol dire poco e nulla. E’ una partita molto più equilibrata di quello che dice la classifica, ma se devo trovare una favorita è ovvio che io pensi alla Lazio che cercherà di entrare in Champions anche in vista della partita che deve recuperare con il Torino. 

Pensi dunque che la Lazio ce la farà a qualificarsi in Champions?

Se la Lazio è quella vista col Milan e vista precedentemente alla gara col Napoli ha tutte le potenzialità. Io a volte, vedendo il modo di giocare, i risultati e le partite degli ultimi anni, con il raggiungimento sistematico dell’Europa e piazzamenti molto buoni in campionato, penso che basterebbe un passo in avanti per cercare obiettivi ancora più grandi. Sempre togliendosi il cappello per elogiare lo scouting fatto da Tare e per il grande lavoro di Inzaghi con i giocatori, credo basterebbe un niente. Con Immobile, Luis Alberto, Milinkovic-Savic e Correa in queste condizioni, credo basterebbe ricoprire uno di quei luoghi sistemato a quel livello per contendere anche scudetti o piazzamenti in Champions già determinati da inizio stagione. 

Pensi che il progetto con Inzaghi debba andare avanti?

Io ho sempre creduto nell’importanza del direttore d’orchestra. Quando ne trovi uno come lui che ottiene sempre risultati con un’identità di gioco ben precisa, la mano dell’allenatore è molto importante. Poi è normale che ci siano, oltre che delle frizioni, anche delle aspettative. Non so se c’è il bisogno di un cambiamento, non vivendo il mondo laziale. Però così, per quello che vedo, lo terrei al 100%-

Parlando invece di Ballardini, credi che finalmente il suo progetto possa avere stabilità e continuità?

E’ un augurio. Ho sempre detto che uno degli errori della società degli ultimi anni è quello di cercare un allenatore che possa trovare una strategia alla squadra e che innalzi il livello della rosa, rivendendoli poi a prezzi più alti e trovando dei buoni piazzamenti. E’ anche accettabile come progetto, ma nel momento in cui poco dopo che è arrivato Andreazzoli, anche con risultati accettabili, ricordo il 3-3 con la Roma, vittoria con la Fiorentina, ha perso al 94esimo con l’Atalanta, è stato esonerato dopo poche partite non buone. Poi è arrivato Thiago Motta, Nicola, un continuo cambiamento di strategie. Ballardini, che è considerato qui il salvatore della patria, in quanto arriva sempre nei momenti di difficoltà, è stato esonerato due anni fa dopo la partita con il Parma e dopo aver ottenuto 12 punti in 7 partite, ma soprattutto in un momento in cui era alla ricerca di quel gioco che poteva alzare il livello. Ma alle prime cose che sono andate male, è stato mandato via. Ballardini merita tutto l’elogio possibile, poi se si vuole cambiare, non si può giudicare il percorso di chi arriva dopo poche partite. Ma ormai qui Ballardini è santificato, oltre che la possibilità di crescere, crea anche serenità intorno all’ambiente.

Ed in cosa lo vedi migliorato rispetto alle passate esperienze?

Considerando proprio l’ultima partita con lo Spezia, si vede una grande volontà di aggredire e ribaltare il fronte, con movimenti anche offensivi conosciuti. E’ un errore dire che è solo quello che ti salva, dato il suo passato, ha una sua struttura ed una carriera lunga. Poi anche lui, per estrazione personale, avendo lavorato con Sacchi ed altri allenatori innovativi, poteva fare meglio. Ma non si può definire solo quello che viene qui e che tranquillizza l’ambiente, ha tutto un piano tattico e di strategia che quest’anno si è visto in maniera molto importante, nonostante un calo forse anche fisiologico nelle ultime tre o quattro partite ripreso proprio con lo Spezia. 

Essendo tu un grande conoscitore del calcio moderno ed avendo vissuto in prima fascia gli anni 70′ ed 80′, in quale posizione ti poni quando si dice che il calcio è cambiato e che è peggio quello moderno di quello vecchio?

E’ un discorso lungo da fare. Molto spesso ho sentito delle assurdità in merito. Ricordo che qualcuno disse che grandi giocatori del passato, come Rivera, non avrebbero potuto giocare nel calcio di oggi. Non ero d’accordo, è ovvio che gli allenamenti ed il modo di pensare calcio è cambiato e si è evoluto. I calciatori di una volta allenati come si faceva allora, forse oggi non potrebbero giocare nemmeno all’oratorio, però con gli allenamenti attuali la classe rimane assolutamente quella. Rivedendo poi alcune partite vecchie, inizialmente avevo pensato ad una grandissima differenza, poi mi sono ricreduto. Del resto è vero che un comportamento tattico come quello di una volta non ti consentiva di avere una reazione tattica come c’è oggi, periodo in cui sono cambiati i tempi. Per questo quello moderno è un calcio più difficile, di conseguenza si fanno molti errori e si crede che i calciatori siano peggiorati a livello tecnico. Ma non è così, perché se puoi reagire in minor tempo rispetto ai miei tempi, ti trovi più in difficoltà anche a livello di posizionamento degli altri compagni, che sono a loro volta marcati in modo differente. Ci sono delle evoluzioni che non distruggono né i giocatori di adesso ma nemmeno quelli di allora, rispetto ad un calcio moderno che potrebbero giocare tranquillamente allenandosi come ci si allena oggi in genere. 

Hai un qualche ricordo in particolare dei tuoi anni che ti lega alle partite contro la Lazio?

Ricordo bene che entrare all’Olimpico per me, che sono di Roma e che da piccolo sono entrato qualche volta allo stadio, era molto emozionante, anche entrarci comunque da protagonista. Poi giocare contro calciatori come Pino Wilson, Chinaglia e Re Cecconi erano soggetti che ti incutevano una certa soggezione, essendo giocatori importanti. La Lazio ha avuto una storia non corredata magari da grandissimi risultati, ma sempre con varie situazioni di prestigio da parte di giocatori ed allenatori. Un qualche particolare, però, non mi viene in mente.

Volevo infine chiederti un parere sulla Superlega…

Una cosa vergognosa, lo dico con tutto l’affetto e la passione che mi ha dato la possibilità di svolgere questo mestiere. Sono riconoscente al calcio e cerco di difenderlo in tutte le maniere. E’ una cosa che va contro tutti i canoni del calcio stesso, quello dell’imprevedibilità, della meritocrazia, quello della passione dei tifosi e delle piccole squadre che devono avere la possibilità di sperare di battere le grandi. Accenno qui all’Atalanta come esempio, che sta sfiorando lo scudetto. Non ci arriverà, perché ormai l’ha vinto l’Inter. Però è qualcosa di straordinario. Poi l’assurdità di contemplare il discorso delle tre, Inter Milan e Juventus: “noi rimaniamo incatenati ai nostri campionati”. Tu giochi nel fine settimana con il Crotone, Il Benevento etc. ed il mercoledì giochi con il Real Madrid nell’altra Lega, quella Super. E con che squadra giochi in campionato? Che onore dai al Crotone o al Benevento andando lì con la squadra di riserve? Spero sia un qualcosa di scongiurato, grazie anche a movimenti popolari e politici, soprattutto in Inghilterra. Ma è stato azzardato e vergognoso come tentativo, non ritenere gli elementi elencati prima come dei valori che appartengono a questo sport, la base ed il Dna, è stato qualcosa di offensivo per tutti coloro che appartengono a questo sport. 

  


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ESCLUSIVA | Pellegrini in biancoceleste, il papà: “Ha voluto fortemente la Lazio, la tifiamo da sempre. Orgoglioso della sua scelta”

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Una scelta di cuore, zero pensieri al denaro: Luca Pellegrini ha voluto la Lazio, mettendo davanti allo stipendio l’ambizione di un bambino che sognava di giocare all’Olimpico. Il difensore classe ’99 è un nuovo giocatore biancoceleste; il club laziale lo ha prelevato in prestito con diritto di riscatto dalla Juventus. Il terzino sinistro ha iniziato la stagione con la maglia dell’Eintracht Francoforte ed è approdato nella Capitale, volenteroso di essere confermato a fine campionato.

Per commentare il passaggio di Luca in biancoceleste è intervenuto in esclusiva ai microfoni di LazioPress.it il papà Mauro, che non nasconde l’emozione: “Il mio commento non può che essere di un entusiasmo infinito…. noi siamo una famiglia di laziali da sempre. Luca ha fatto un gesto d’amore incredibile nei confronti della Lazio. Ha rinunciato a molto da un punto di vista economico, io da genitore non posso che essere felice della scelta di mio figlio, dei valori e dei principi che ha messo prima dei suoi interessi economici. E non lo dico tanto per dire. La qualità della vita vale più di qualsiasi cifra. E per lui andare nella sua squadra del cuore è il massimo. Ora per lui sarà felicità pura giocare al calcio. Aggiungere altro è superfluo. Ha voluto fortissimamente la Lazio“.

 


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